Narrativa

IL PAESE BELLO

Sgambati Stefano

Descrizione: Abitudine, omosessualità, dipendenza, violenza, corruzione, disoccupazione, religione: sette "dannazioni quotidiane". Uomini che si ricordano al mattino di un maglione dimenticato altrove la sera prima, un giovane Holden "non più giovane" che somiglia a Johnny Depp, un orecchino di perla che scivola tra i rimpianti di una spensieratezza perduta, un marito che non sa di essere violento, una ragazza morta ammazzata pronta a tutto per ritornare in vita, una donna prigioniera di un divano, Eluana Englaro. Sette racconti come sette nuovi peccati capitali: intervallati da brevi intermezzi luminosi in cui l'autore riporta i suoi pensieri, queste storie costruiscono parola dopo parola una stretta prigione claustrofobica, densa di pessimismo e ironia amara, fino all'ultimo racconto che dà il titolo alla raccolta, un "what if" grottesco e politicamente scorretto che chiude il cerchio e la cella del nostro bel paese.

Categoria: Narrativa

Editore: Intermezzi

Collana:

Anno: 2010

ISBN: 9788890357695

Recensito da Laura Barbieri

Le Vostre recensioni

Quelli della metropolitana hanno orari diversi da tutti gli altri. Man mano acquisiscono esperienza e apprendono il momento conveniente per salire sui vagoni. E’ una specie di coreografia che parte dalla sera prima, quando hanno già chiaro in mente cosa indosseranno per guadagnare tempo. Il tempo è l’elemento fondamentale. C’è un preciso vagone che li attende, ci sono delle persone che incontreranno e che dovranno essere necessariamente quelle, altrimenti significherà ritardo. Non possono fallire, hanno una missione da compiere: dimostrare che muoversi coi mezzi è più conveniente

Tra gli elementi che connettono i vari racconti di questa raccolta, uno non secondario è un’atmosfera contemporaneamente pessimista ed ironica che permea l’intero volume. Il libro è composto da sette racconti centrati su altrettanti temi di ordinaria disperazione: solitudine, dipendenza, corruzione, mediocrità, violenza, disoccupazione, ipocrisia. La società contemporanea ne emerge smarrita e dolorante, orfana di ideali e di slanci.

Non è facile scegliere il racconto più riuscito; non si può non menzionare, anzitutto, “Commedia fragile”, ossia la storia che apre la raccolta e dà il tono all’intero libro. In questo brano la solitudine delle persone si fa tangibile dal momento del risveglio fino al termine del giorno e a nulla sembra valere il tentativo di riempirla di incontri tanto fugaci quanto evanescenti. Il racconto non ha una trama vera e propria ma è costruito attraverso la descrizione illuminante e sagace di momenti quotidiani che si susseguono in maniera abitudinaria e stereotipata. La noia sembra l’unico collante di un’apparentemente frenetica vita metropolitana vuota di entusiasmo e di colore: “Si ricerca il minuto per non pensare all’eternità”.

Tra gli altri racconti colpisce certamente, per l’attualità della tematica trattata, quello dal titolo “Non abbiamo fatto altro che stringerci la mano più forte”. In questo racconto ascoltiamo le parole di un uomo che parla della fine della sua storia d’amore senza accorgersi della violenza che segna e distrugge i rapporti umani e la vita più in generale.

Ogni racconto è intervallato da intermezzi in cui lo scrittore interviene in prima persona. In queste intrusioni l’autore dissacra mostri sacri e miti quotidiani, parlando con toni sfrontati della propria vita, dell’amicizia, della necessità dello scrivere, della ‘disdetta’ di essere intelligenti e di porsi delle domande di fronte al guazzabuglio dell’esistenza. “Essere intelligenti è una condanna abissale: pensandoci su un attimo posso dire di non avere mai conosciuto una persona intelligente perfettamente felice“.

Uno stile vivace ed accattivante caratterizza l’intera raccolta. L’autore riesce ad affrontare temi anche profondamente drammatici facendo ricorso ad un’ironia sottile, a volte velata di tristezza. La vena dissacratoria, sicuramente presente in tutto il libro, non diventa comunque mai inopportuna e fine a se stessa, ma costituisce sempre un onesto strumento di indagine della realtà.

Questo libro, la cui lettura si raccomanda senz’altro, è l’opera d’esordio di Stefano Sgambati, giovane autore impegnato anche in campo giornalistico. Un altro suo lavoro è in uscita a breve, lo attendiamo con interesse (nonostante l’ultima frase de “Il paese bello”…).

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