Racconti

Il principe della Marsiliana

Perodi Emma

Descrizione:

Categoria: Racconti

Editore: F.lli Treves

Collana:

Anno: 1891

ISBN:

Recensito da Diego Manzetti

Le Vostre recensioni

Dinanzi all’osteria di Muzio Scevola, in Trastevere, sventolavano un sabato sera le bandiere tricolori e quelle gialle e rosse del Comune di Roma, e dalle finestre delle casupole vicine pendevano tralci di lauro, ai quali erano appesi i lampioncini di più colori, pronti per la illuminazione. Sopra la porta dell’osteria vi era il ritratto di Garibaldi, circondato pure di lauro, e intorno a quello erano disposte le candele infilate nelle punte di ferro.

Sulla piazzetta davanti all’osteria stavano molti uomini aggruppati a capannelli e discutevano vivamente; alcuni appartenevano alla classe dei bottegai e portavano le catene d’oro pesanti attaccate ai primi bottoni della sottoveste, il corno di corallo penzoloni e le cravatte vistose; altri invece appartenevano al ceto dei cittadini, e la maggior parte al popolo minuto. Allora come ora, le campagne elettorali erano fatte di slogan e incontri in pubblico.
 
Proprio al Muzio Scevola doveva tenersi un evento elettorale organizzato dal Principe della Marsiliana, candidato per la Camera dei Deputati. Il Principe era tutt’altro che un politico di professione. L’idea di candidarsi per le elezioni gli era venuta di recente. Il motivo era molto semplice: molti principi romani avevano intrapreso questa strada. Contraria a questo progetto la moglie del Principe, Camilla, da lui non amata e convinta che il lignaggio del Principe mal si conciliasse con queste sue nuove ambizioni politiche.
Unico ostacolo evidente all’elezione di don Pio (questo il nome del Principe) era proprio la dichiarata simpatia della moglie per il papato. Venir accostato alle gerarchie ecclesiastiche, nel periodo post-risorgimentale, non costituiva un punto di forza per chi volesse ingraziarsi il cittadino medio. Per questo motivo il Principe avrebbe dovuto trovare argomenti diversi per convincere i trasteverini, fondamentali per l’elezione nel collegio di Roma. L’idea gli venne data da Urbano Caruso, un giornalista senza grandi pretese, che suggeri’ al Principe di promettere al popolo che la nuova stazione ferroviaria sarebbe stata costruita a Trastevere. Tale progetto, ovviamente, non era mai balenato nella mente del Principe, prima di quel momento, ma gli sembrò un buono slogan elettorale.
  
“Io, che seguii quel lavorìo paziente ed accurato, degno di una mente vasta e educata a tutte le più nobili discipline dell’economia moderna, io che ebbi l’onore di essere il confidente del principe durante lo svolgimento della nobile idea, io posso esporvi il vasto piano concepito da don Pio Urbani. Egli vorrebbe vedere Roma circondata da una cintura di ferrovia che avesse la stazione principale qui nel Trastevere, quella di smistamento a San Giovanni e quella di piccola velocità ai Prati di Castello. Inutile dirvi che l’attuazione di questo disegno farebbe salire enormemente il prezzo dei terreni nelle tre località indicate e darebbe un grande sviluppo alle costruzioni, portando qui, dove specialmente siamo, molta gente, molte forze e molto denaro.”
Don Pio, benché assuefatto a non meravigliarsi di nulla, era assolutamente annichilito da tanta sfacciataggine, e continuava a tenere gli occhi nel piatto. Da principio, udendo Caruso, aveva provato la voglia di fare una risatina sarcastica, ora s’era fatto serio perché capiva che quell’uomo s’imponeva a lui in forza del servizio resogli e creava fra di loro una specie di complicità. Un resto di onestà, un sentimento di pudore lo spingevano a protestare, ma il pensiero del fine cui mirava, troncavagli le parole in bocca e lo induceva a lasciare che le cose andassero per la china su cui avevale avviate Caruso, purchè riuscisse eletto.
(le cose non sono poi tanto cambiate al giorno d’oggi).
Il successo di questa nuova iniziativa, che difficilmente si sarebbe potuta realizzare, accompagnata dall’acquisto da parte del Principe di un quotidiano in crisi (che gli garantiva, con investimenti ingenti, una posizione forte nel panorama giornalistico) gli fecero ottenere l’elezione. Qualcosa però accadde, proprio la sera dei festeggiamenti per il successo elettorale. Il Principe conobbe la moglie del Caruso (ormai suo instancabile collaboratore) e se ne innamorò. Un amore non condiviso, per una donna fedele al marito, che mai avrebbe pensato di tradirlo, chiunque fosse stato lo spasimante.
Don Pio la fissava meravigliato mentre ella usciva dalla camera con passo celere senza guardarlo, ed ebbe allora la convinzione subitanea che sua moglie era gelosa, gelosa della bella Maria, che, davvero, occupava tutto il suo cuore ispirandogli un amore timido, uno di quegli amori che tolgono tutto l’ardire, tutta la sfrontatezza a un uomo, benché assuefatto alle avventure galanti, e fanno di lui un bambino supplichevole, un essere senza volontà e senza energia. Ma quell’amore, che la bellezza di Maria e soprattutto quel suo fare schietto e franco, gli avevano ispirato, era tutt’altro che una passione colpevole. Maria non era una di quelle donne che cedono, che subiscono il fascino della colpa; ella amava il marito, e nel suo cuore non c’era posto per altro affetto. Così ella aveva dapprima figurato di non accorgersi delle attenzioni, delle premure di don Pio; ma quando egli incominciò a parlarle del suo amore apertamente, non se ne era adombrata, ma ne aveva riso, riso schiettamente come di cosa impossibile e nello stesso tempo aveva evitato di trovarsi sola col principe, e di quell’amore aveva avuto la delicatezza di non far sospettare nulla al marito, per non creargli una falsa situazione.
Per un principe, abituato ad ottenere tutto ciò che voleva, vedersi rifiutato non era cosa facile da digerire. Per una principessa, apprendere dell’amore (ormai sulla bocca di tutti) del marito per un’altra non era cosa accettabile. Il Principe sarà disposto ad ogni cosa pur di conquistare l’amata, financo sperperare le finanze di famiglia. Camilla si opporrà in ogni modo per tenersi vicino un marito che forse mai l’aveva amata ed al quale non aveva dato un erede.
Un breve ma simpatico romanzo ambientato nella Roma di fine ottocento. Una buona occasione per iniziare a conoscere le opere di Emma Perodi, ormai nel pubblico dominio e disponibili gratuitamente in rete.

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