Saggi

Il ruolo economico dello stato

Stiglitz Joseph E.

Descrizione:

Categoria: Saggi

Editore: Il Mulino

Collana:

Anno: 1997

ISBN: 9788815062581

Recensito da Giacomo Robutti

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Questo libro, che riporta la relazione esposta dall’autore in un convegno organizzato in occasione del pensionamento di un influente banchiere, compendia la visione sviluppata fino alla fine degli anni ’80 dagli economisti liberali progressisti a riguardo del ruolo economico dello Stato.

Questa ricapitolazione delle dottrine liberali progressiste, esposta nel 1989, ovvero allo sgretolarsi dell’impero sovietico, assume il senso di una orgogliosa rivendicazione della plausibilità scientifica di una tradizione che riconosce allo Stato un ruolo centrale anche in un’economia di mercato: la disgregazione dell’URSS dimostra la strutturale inefficienza dell’economia socialista, ma non anche la bontà delle teorie monetariste e neo neoclassiche che invocano la compressione dello Stato fino a renderlo “minimo”.

L’autore, premio Nobel per l’economia per l’anno 2001, illustra, accettandole, le strutturali deficienze dello Stato come agente economico. È particolarmente convincente, ad esempio, una delle ragioni che vengono addotte per spiegare la frequente scarsa qualità delle classi politiche degli Stati democratici, che inficia la qualità delle decisioni politiche di questi regimi. Una simile modestia è in parte dovuta alla superficialità delle scelte degli elettori che, non internalizzando tutti i benefici della buona amministrazione, non hanno sufficienti incentivi a spendere risorse e tempo per esprimere un voto ben ponderato. Le politiche redistributive sono poi spesso inefficienti, “catturate”, come sono, da gruppi di interessi influenti che, meglio di altri, riescono a farsi “passare” per bisognosi di aiuto. Ancora, la mancanza della pressione della concorrenza fa sì che gli apparati pubblici siano più inclini di quelli privati ad essere ridotti al servizio di chi vi è impiegato, più che al servizio della collettività. Tuttavia lo Stato, che si qualifica come unica organizzazione che può imporre unilateralmente obblighi, primo fra tutti quello di appartenervi, ha alcune caratteristiche positive che lo rendono efficiente nella correzione dei fallimenti del mercato: lo Stato dispone del potere di tassare, di proibire, di punire, con cui può disincentivare i comportamenti inefficienti. Inoltre, poiché è un’organizzazione già esistente, può più economicamente di altre organizzazioni costituite ad hoc, permettere ai consociati di collaborare, ove ci si trovi di fronte a problemi economici per il superamento dei quali sia necessario adottare soluzioni cooperative (funzione di riduzione dei costi transattivi – i più appassionati avranno colto il rimando al teorema di Coase).

L’analisi delle regolarità economiche che si riscontrano nelle attività pubbliche e private suggerisce alcune modalità con cui plasmare l’intervento pubblico nell’economia, affinché esso sia più efficiente. È inaspettato che Stiglitz avanzi, tra le modalità preferibili di intervento, la decentralizzazione. Decentralizzare l’intervento pubblico può essere un’intelligente risposta alla necessità di sottoporre alla concorrenza le strutture pubbliche che erogano servizi. Infatti le diverse strutture decentrate che eroghino il medesimo servizio possono essere agevolmente confrontate nei loro risultati.

Il libro offre un ampio apparato di strumenti analitici, escogitati dalla scienza economica, per valutare l’efficienza dell’intervento dello Stato nell’esercitare una funzione economica. Farli propri permette di formarsi opinioni più consapevoli rispetto a problemi, quali la gestione dei servizi pubblici locali, che sono di scottante attualità, ma sono dibattuti spesso sulla base di posizioni preconcette e ideologiche.

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E.

Joseph

Stiglitz

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Intervista a Stiglitz Joseph E.


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Questo volume raccoglie tutte le maggiori opere poetiche "italiane" di Amelia Rosselli: le opere giovanili in italiano, inglese e francese di "Primi scritti" (1980, ma risalenti al periodo tra il 1952 e il 1963); il poemetto "La libellula" (1959); le raccolte "Variazioni belliche" (1963), "Serie ospedaliera" (1969) e "Documento" (1976); il poemetto "Impromptu" (1981). Completano il volume alcuni testi tratti da "Appunti sparsi e persi" e a suo tempo inseriti nell'"Antologia poetica" pubblicata nel 1987.

Le poesie

Rosselli Amelia

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LA VOCE INVISIBILE DEL VENTO

Sanchez Clara

In un paese pressoché sconosciuto del Piemonte risiede una comunità che apparentemente si occupa del recupero di orfani e ragazzi difficili. Maila è una di loro, ha diciotto anni, si veste di nero, ordina scarpe e libri da Internet e fa esperimenti con erbe, fiori e piante. Non parla volentieri con gli alti, a differenza loro vive con conflitto la sua natura; spesso vorrebbe essere una ragazza normale, ma le è concesso tutto tranne questo. La quiete del paese è interrotta: due grossi lupi aggrediscono un uomo del posto. Da quel momento per Maila tutto cambierà: le apparirà uno strano segno sul petto, incontrerà un ragazzo dal nome misterioso e dovrà salvare la sua gente dall'attacco degli Artigli Rossi, un gruppo di licantropi assetati di odio e carne. Ed eccola Maila, in viaggio fino agli Alti Tatra, accompagnata da Othar, un valoroso guerriero. Riuscirà a portare la testa del capo dei nemici nel regno sotterraneo di Ayta, il luogo di confine fra la vita e la morte, in cui i lupi accompagnano le anime nell'aldilà? Una cornice fantasy per tanti temi di bruciante attualità come l'inquietudine degli adolescenti, la necessità dell'integrazione, le regole del “branco”, la diffidenza e il pregiudizio nutrite nei confronti di chi non ci somiglia. Camilla Morgan-Davis, giovane promessa del fan- tasy, parla il linguaggio della sua età. Con il suo ro- manzo generazionale, tocca le corde dell'anima dei suoi coetanei con una riflessione sul mondo di oggi che supera la letteratura di genere tracimando in una disanima sociale.

IL CANTO DELLA NOTTE

Morgan-Davis Camilla

Tornando a casa dopo la scuola, uno studente si ferma in una strana biblioteca. Certo, anche la sua richiesta è un po' strana. Chiede alla bibliotecaria qualche libro che possa soddisfare la sua ultima curiosità (è un bambino curioso, il nostro protagonista): la riscossione delle tasse nell'impero ottomano. La bibliotecaria lo manda alla stanza 107. Qui l'aspetta un altro bibliotecario, ancora più bizzarro della prima: "aveva la faccia coperta di piccole macchie nere, come tanti moscerini. Era calvo e portava occhiali dalle lenti spesse. La sua calvizie non era uniforme. Tutt'intorno al cranio gli restavano ciuffi di capelli bianchi ritorti, come in un bosco dopo un incendio". E davvero una ben strana biblioteca, questa! Il bibliotecario accompagna il bambino attraverso un labirinto di corridoi e stanze, finché non arrivano in una stanza dove riposa un piccolo uomo vestito con una pelle di pecora. E qui le cose si fanno brutte: il bibliotecario e l'uomo-pecora spingono il piccolo in una cella. Il bambino rischia di fare una fine terribile se non arrivasse in suo soccorso una ragazza sconosciuta...

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