Narrativa

Il treno dei bambini

Ardissone Viola

Descrizione: Amerigo cammina per le vie di Napoli dietro la madre Antonietta, donna di poche parole («le chiacchiere non sono arte sua»), spiando le scarpe della gente. È il suo gioco preferito: scarpa sana, punto vinto, scarpa rotta, punto perso. Le sue, di scarpe, lo fanno camminare un po' storto, perché sono di seconda mano, e mai del numero giusto. Il padre non ce l'ha, è partito per l'America a cercar fortuna, ma in compenso nel vicolo ha molti amici. Tutti lo conoscono e lo chiamano Nobèl, perché parla tanto e sa un sacco di cose, dato che ascolta le storie di chiunque. Un giorno, però, Amerigo deve lasciare il vicolo e soprattutto la madre. È il 1946 e, come migliaia di altri bambini del Sud, sale su uno dei treni che attraversano l'intera penisola per andare a trascorrere un anno in una famiglia del Nord. Il Partito Comunista ha creato una rete di solidarietà per strappare i piccoli alla miseria delle zone più devastate dall'ultima guerra. Prima smarrito e nostalgico, poi sempre più curioso, a Modena Amerigo si affeziona alla nuova famiglia e, attraverso il «papà del Nord», scopre pure un talento per la musica. Sarà proprio questo, al suo ritorno a Napoli, a segnare il distacco doloroso da Antonietta, che non riesce più a capirlo. Fino a quando, cinquant'anni dopo, lui non tenta di ricomporre quella lacerazione, anche se è ormai troppo tardi.

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi. Stile libero big

Anno: 2019

ISBN: 9788806242329

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Sale su Il treno dei bambini di Viola Ardone anche il piccolo Amerigo Speranza (“Io la speranza la tengo già nel cognome, perché faccio Speranza pure io, come mia mamma Antonietta”) e non capisce perché la mamma lo vuole spedire lontano dal quartiere (“Ma tu veramente mi vuoi mandare in Russia?”) che è la sua vita.

Figlio di una donna tanto povera quanto orgogliosa (“Capa ‘e fierro veniva a fare il padrone in casa mia”), di padre ignoto (“È partito per l’America per fare fortuna”), suo malgrado (“Chi ti manda via ti vuole bene?”), deve abbandonare il Sud e imbarcarsi insieme ad altri bambini in un’avventura (“Il Partito comunista sta organizzando una cosa mai vista prima”) verso un periodo di adozione transitorio.

Il viaggio è carico di paura (“Mi tagliano le mani e mi mettono nel forno”) e meraviglia (“Tutte le creature stanno a guardare il bianco fuori, senza fiatare e con la bocca aperta”). La nuova famiglia adottiva (“La solidarietà è come una dignità verso gli altri”) è rappresentata da Derna e dal nucleo familiare della sorella di questa: Alcide e Rosa e i tre figli Rivo-Luzio-Nario. Con loro Amerigo scopre il piacere di frequentare la scuola, l’amore per la musica nella magia di un violino regalatogli da  Alcide (“Non ho mai avuto una cosa solo mia”), il calore di una famiglia unita e le sorprese della vita contadina.

Terminato il periodo, il ritorno a casa – inizialmente tanto agognato – non avrà il sapore del ricongiungimento con la madre (“La vita è tornata normale, anche se niente è più come prima del treno”), ma piuttosto quello del distacco dal benessere e dall’atmosfera di sicurezza e affetto (“La bottega dei pianoforti e quella delle scarpe non sono la stessa cosa”).

Se la prima parte del romanzo è vista con gli occhi del bambino – e questa modalità costituisce la forza narrativa del romanzo -, l’ultima parte è descritta con la consapevolezza e l’amarezza dell’adulto di successo che torna per un lutto a scoprire i segreti di un’infanzia abbandonata per vergogna e disincanto.

Bruno Elpis

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