Narrativa

IL VELENO DELL’OLEANDRO

Agnello Hornby Simonetta

Descrizione: Pedrara. La Sicilia dei Monti Iblei. Una villa perduta sotto alte pareti di roccia tra l’occhieggiare di antiche tombe e il vorticare di corsi d’acqua carezzati dall’opulenza degli oleandri. È qui che la famiglia Carpinteri si raduna intorno al capezzale di zia Anna, scivolata in una svagata ma presaga demenza senile. Esistono davvero le pietre di cui la donna vaneggia nel suo letto? Dove sono nascoste? Ma soprattutto, qual è il nodo che lega la zia al bellissimo Bede, vero custode della proprietà e ambiguo factotum? Come acqua nel morbido calcare i Carpinteri scavano nel passato, cercano negli armadi, rivelano segreti - vogliono, all’unisono, verità mai dette e ricchezze mai avute. Tra le ombre del giorno e i chiarori della notte, emergono influenze di notabili locali, traffici con i poteri occulti, e soprattutto passioni ingovernabili. Le voci di Mara, nipote prediletta di Anna, e di Bede ci guidano dentro questo sinuoso labirinto di relazioni, rimozioni, memorie, fino a scavalcare il confine della stessa morte. Simonetta Agnello Hornby mette a fuoco, con la sapienza di una immaginazione maestosa, un micromondo che pare allargarsi, con un brivido, a rappresentare i guasti, le ambizioni e le ansie di liberazione dell’universo famigliare, tutto intero.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Anno: 2013

ISBN: 9788807019418

Recensito da Angela Del Prete

Le Vostre recensioni

Anna Carpinteri è andata a Pedrara, dove c’è la storica villa di famiglia, a morire. 

Il figlio e le nipoti la raggiungono quando pensano che manchi veramente poco. Bede, l’assistente, segretario, tuttofare ambiguo delle proprietà di Pedrara, non li vorrebbe lì. Non sanno troppe cose, non immaginano nemmeno cosa accada nelle serre della villa, sono proprietari completamente inconsapevoli.

Il libro comincia con il funerale di Anna e Bede; di Bede e di Mara, la nipote prediletta, sono le voci narranti, i differenti punti di vista.
Da un lato la narrazione di Mara, una donna normale, con i suoi dolori, che ha sempre avuto il sentore di qualcosa di strano, ma non ha mai indagato fino in fondo; dall’altro lato abbiamo Bede, che man mano ci racconta l’amore profondo senza genere e senza età e i misteri di Pedrara.

C’è qualcuno che non vuole che quelle persone girino per le serre, c’è qualcuno che vorrebbe Anna morta. I Numeri, una setta potente e crudele, hanno qualcosa in mente e, un po’ con la narrazione di Bede, un po’ con le indagini di Mara scopriremo che il libro non è solo una semplice saga familiare.

La Agnello Hornby ormai è una garanzia. Con le sue descrizioni ha la capacità di far fare un vero e proprio viaggio ai lettori nei posti che di cui racconta; i suoi personaggi sono umani, in un modo tale da farti sentire subito in empatia e ti coinvolgono fino in fondo.

Il libro si legge molto bene, narra di una Sicilia selvaggia e attraversata da profonde piaghe sociali. E non si limita ai problemi di quella terra: si va dall’anoressia alla violenza sulle donne, dall’immigrazione all’omosessualità.
Viene dato molto risalto ai rapporti familiari: sorelle/fratelli, madre/figli, zia/nipoti; ci viene fatto un quadro completo di una famiglia normale, dei giorni nostri, con tutto il carico di problemi che possiamo immaginare; vengono dette tante cose, ma molte vengono taciute e lasciate alla nostra sensibilità di lettori e di persone. Infatti, se c’è un difetto nel libro, è che di troppe trame che la scrittrice accenna solo poche si sviluppano a pieno. Ho amato la storia di Bede, in tutta la sua ambiguità, ma mi sarebbe piaciuto leggere di più, su Viola e la sua anoressia, su Mara e il suo rapporto con gli uomini, sul suo lavoro. E mi sarebbe piaciuto conoscere di più Anna, che viene dipinta dagli altri personaggi come una donna forte e risoluta, ma che nel tempo del libro è solo una donna malata di Alzheimer, ormai prossima alla fine.

L’autrice però ha dato un senso alla sua storia celebrando l’amore assoluto tra Anna e Bede e, come in ogni dramma che si rispetti, c’è un tipo di amore che trova la sua completezza solo nella morte. È un finale un po’ amaro, che finisce bene per alcuni personaggi, per altri meno. Possiamo non condividere, certo, ma dobbiamo assolutamente apprezzare la bellezza e la poesia con cui ci è stata raccontata questa storia.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Simonetta

Hornby

Agnello

Libri dallo stesso autore

Intervista a Agnello Hornby Simonetta


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Un genio della letteratura che però ha smesso di scrivere. Un lettore molto arrabbiato che ha deciso di punirlo. Un manoscritto rubato e una vendetta da gustare fredda. Poche tracce per il detective Hodges, l’eroe di Mr Mercedes. Abbastanza per scatenare una nuova caccia all’uomo.

Chi perde paga

King Stephen

Araba e colta, la protagonista è una scrittrice nata e cresciuta a Damasco, poi trasferitasi a Parigi dove lavora all’università e si occupa della biblioteca del dipartimento di Arabistica. Nella sua vita c’è stato un uomo fondamentale, un uomo che le ha aperto un mondo prima sconosciuto, erotico, carnale, pornografico. La passione per il corpo diventa passione per la parola: clandestine, come i suoi incontri amorosi, sono le letture rapinose dei testi di letteratura erotica araba antica. Il Corano stesso si rivela un trattato sul piacere sessuale e perfino le famigerate fatwàt assumono un’ambiguità che sembra lasciare spazio al piacere. I ricordi dell’infanzia siriana, le memorie di un mondo degli adulti complesso e contorto, fatto di segreti, tradimenti e passioni, le chiacchiere femminili negli hammam, le confidenze delle amiche, tutto diventa materia di una ricerca dentro il mistero fascinoso della carne, di una via della conoscenza che fa appunto del corpo e non dello spirito il mezzo e il fine della ricerca stessa. E Salwa al-Neimi – o la protagonista – intraprende questo percorso proprio perché si sente figlia orgogliosa di un universo culturale profondamente arabo. Ribalta i luoghi comuni sul rapporto tra sesso e Islam, e mostra come nella tradizione araba il piacere sessuale non sia un peccato ma una grazia di Dio, un “assaggio”, un “memento” dei piaceri che ci attendono in paradiso.

LA PROVA DEL MIELE

Al-Neimi Salwa

Nani Sapienza fa il maestro e i suoi alunni lo adorano, soprattutto per la sua incredibile capacità di raccontare storie. Purtroppo lo stesso non vale per i colleghi e il preside della scuola, che lo accusano di non rispettare regole e programmi. Lui però ha sempre saputo resistere, anche alla perdita di una figlia morta di leucemia e all’abbandono da parte della moglie, che l’ha lasciato in una casa piena di oggetti della piccola. Quando in città scompare una bambina dell’età di sua figlia in lui nasce un’inquietudine tremenda, non smette di cercarla e sognarla, sente che può essere salvata. E allora farà di tutto, da solo e con i suoi alunni, pur di ritrovare la pace e sentirsi padre ancora una volta.

La bambina e il sognatore

Maraini Dacia

Pubblicato nel 1911, il Bestiario, o Il corteggio d’Orfeo, prima raccolta di poesie di Guillaume Apollinaire, si colloca in un felice punto d’intersezione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, momento di forte crescita della poesia europea. Tratto distintivo della raccolta è quell’aggancio realistico che equilibra la continua tentazione verso il nonsense, quell’intrattenibile e abbagliante pienezza del sentimento che genera una straordinaria congiunzione tra la «fatuità » del Mallarmé minore e la gustosa sapienzialità terrestre dei bestiari medievali. Incredibilmente sospeso tra le sinuose eleganze dell’Art Nouveau e la solida concretezza delle scomposizioni cubiste, il poeta crea effetti stilistici unici, senza mai rinunciare a sfruttare gli spazi aperti della sua immaginazione formale, cassa di risonanza della sua malinconia, della sua vitalità, del suo male di vivere. Ricchissima di senso metrico e sonoro, fondata sul valore espressivo della parodia e del falsetto, la poesia di Apollinaire è proposta nell’attenta traduzione di Giovanni Raboni a cui fanno da indispensabile complemento le incisioni di Raoul Dufy, presenti già nell’edizione originale.

Bestiario

Apollinaire Guillaume