Saggi

Il ventre di Napoli

Serao Matilde

Descrizione: Spesso considerata, con tono benevolo e sprezzante, "un reportage", il capolavoro della Serao ha la forza della verità che si fa letteratura, del rifiuto per quella "retorichetta a base di golfo e colline fiorite che serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie". La sua denuncia resta, a un secolo di distanza, di straordinaria attualità: "Questo ventre di Napoli, se non lo conosce il governo, chi lo deve conoscere? A che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?"

Categoria: Saggi

Editore: Rizzoli

Collana:

Anno: 2012

ISBN: 9788817054850

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

È una città molto povera, quella descritta da Matilde Serao, eppure capace di sprigionare una forza sorprendente. E il popolo napoletano non è rozzo ed incivile: è stato semplicemente abbandonato a se stesso.

 

Le strade sono luride e le case fatiscenti. Nei vicoli si agitano mercanti di avanzi ed agenzie di pegni.

Cosa risolverebbe la bonifica parziale della parte bassa della città, proposta dal ministro Depretis?

Napoli e la sua gente non meritano tutta questa miseria… C’è bisogno di iniziative concrete e realistiche.

È questo il messaggio/denuncia lanciato dalla scrittrice, che ci regala una descrizione precisa non solo delle problematiche, ma anche delle usanze di quei tempi.

 

Il gioco del Lotto ad esempio, speranza fumosa e dolcissima di risollevarsi dal degrado, cui sono legati personaggi come “l’assistito” e il monaco.

L’assistito è (o finge di essere) un visionario e vive grazie alle offerte dei giocatori, che pendono letteralmente dalle sue labbra. Del monaco si dice addirittura che i numeri li conosca sicché, se poi non vengono estratti, la colpa é solo ed unicamente della poca fede del giocatore.

La piaga dell’usura è personificata da Donna Carmela e Donna Raffaella; Annarella, invece, che presta servizio in tre case ogni giorno per sole cinque lire, è un po’ l’emblema dei mestieri femminili, anch’essi molto duri e degradanti.

 

Nelle altre città, il latte si vende in igieniche bottiglie; per le strade di Napoli passa “il capraro”; il cibo scarseggia e così spopola il venditore di “spassatiempo”, il quale dispensa semi di vario tipo che hanno il pregio di donare un senso di sazietà a buon mercato.

Insomma, “Il ventre di Napoli” fotografa la Napoli dell’Ottocento con sincera pietà, ma le rende anche omaggio. Vi commuoveranno alcuni episodi di generosità immensa: madri che allattano figli di altre donne e persone che  non esitano a dividere quel poco che hanno con chi è ancora più sfortunato…

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