Narrativa

In territorio nemico

Descrizione: Un ufficiale che diserta e intraprende un viaggio attraverso l'Italia devastata dalla guerra. Una ragazza di buona famiglia che diventa una partigiana pronta a uccidere un fascista dopo l'altro. Un ingegnere aeronautico che si nasconde in attesa che passi la bufera. Matteo, sua sorella Adele, il cognato Aldo: sono i personaggi di "In territorio nemico", tre giovani separati dalla guerra che, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, cercano di ritrovarsi in un paese in preda al caos. Nei venti mesi terribili dell'occupazione nazista, i tre protagonisti faranno esperienza della battaglia, dell'isolamento, dell'amore, del conflitto con se stessi, fino ad affrontare la prova più difficile: scegliere da che parte stare mentre la morte li minaccia a ogni passo. "In territorio nemico" è una nuova epica della Resistenza. Un'epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l'ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l'eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull'esperienza tragica e fondativa della seconda guerra mondiale in Italia.

Categoria: Narrativa

Editore: Minimum fax

Collana: Nichel

Anno: 2013

ISBN: 9788875214845

Recensito da Angela Del Prete

Le Vostre recensioni

«Mah», intervenne Gimmi, «sapete qual è il problema secondo me? Prendi una di queste rane», e le indicò, «ognuna decide quanto tempo trascorrere sott’acqua o in superficie: per istinto, ma anche per consapevolezza di sé e dell’ambiente. In questi anni in Italia è mancata la consapevolezza del contesto».

In territorio nemico è un romanzo sulla Resistenza. È un romanzo corale, sia perché ci sono più protagonisti, sia perché è stato scritto scritto da duecentotrenta mani. Ci racconta di tre modi diversi di scegliere, di vivere la guerra dal 1943 al 1945.

C’è Matteo che l’8 settembre 1943 diserta e, nella cecità di stare perseguendo un obiettivo privato (raggiungere e cercare sua sorella Adele), si ritrova a combattere per un obiettivo ben più grande. Adele, borghese e apparentemente fragile, si ritrova sola, abbandonata dal marito e, anche lei, partendo dal semplice istinto di sopravvivenza, capisce che bisogna fare di più per salvarsi e salvare. E poi c’è Aldo, marito di Adele, che si nasconde per paura e che pagherà tutte le conseguenze della sua fuga.

Persone che crescono e scoprono di poter fare cose che mai avrebbero immaginato. Non c’è eroismo, né viltà, si tratta di pura umanità. Ognuno fa quello che deve fare nella piena consapevolezza di se stesso e dei propri limiti. Un libro crudo, diretto, un libro scritto col senno di un poi che fa ancora più male. Viviamo con loro i giorni di un’Italia divisa, martoriata, crudele e abbandonata. Un’esperienza talmente nuova e distruttiva che chi ha scelto e ha combattuto alla fine della guerra si ritrova svuotato, si chiede se tutto quello che si è fatto ha avuto davvero senso e lo avrà in futuro. Se sarà servito a qualcosa. Le vite di Matteo, Adele e Aldo saranno profondamente segnate, anche i rapporti tra di loro non saranno più gli stessi. Come le vite di tutti gli italiani che hanno vissuto quegli anni.

Nel libro si parla di guerra, di morte, di lucida crudeltà e di follia e visti gli argomenti è inevitabile il confronto con i grandi che ne hanno scritto prima, Calvino e Fenoglio per esempio. Ma ogni paragone è fine a se stesso se si pensa all’immenso progetto che c’è dietro In territorio nemico. 115 persone hanno scritto il romanzo seguendo il metodo SIC (Scrittura industriale collettiva, www.scritturacollettiva.org), secondo il quale si crea una rete di scrittori e lettori disposti a condividere e a collaborare mettendo da parte i personalismi per creare dei ‘buoni libri’, indipendentemente dall’autore.

In territorio nemico è un esperimento riuscito.

Al di là dell’originalità e del metodo col quale è stato scritto, il libro si fa leggere, ci dà emozioni, è veramente bello e scusate se non trovo parole più ‘alte’. E credo che soprattutto a questo sia dovuto il grande successo che sta avendo. Un libro curato fin nei minimi dettagli, di qualità. Ci racconta lucidamente gli anni bui della guerra civile italiana, ce li racconta bene, ci rimane impresso e alla fine, come e con Matteo, ci sentiamo un po’ in bilico tra la delusione e la soddisfazione. Soddisfatti dal libro e dalla fine della guerra e delusi sia perché leggiamo quegli avvenimenti col senno di poi, sia perché una lettura così bella è finita.

 

 

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Quando facciamo una scelta - che si tratti di amore, lavoro, casa, figli - il più delle volte non è il 100% di noi a prendere la decisione. Una parte non piccola continua a essere innamorata dell'uomo che si sta lasciando, dell'appartamento da cui si sta traslocando, delle pause caffè con i colleghi di sempre. Queste cose non scompaiono come avviene nei film o nei romanzi. Lí, il protagonista sceglie di cambiare vita, si sposa o divorzia, emigra, butta all'aria la carriera, diventa un ladro o una spia. Ma comunque vadano le cose, quello che si è lasciato alle spalle rimane, appunto, alle spalle. Nella vita reale, invece, le scelte che non abbiamo fatto continuano a vivere accanto a noi, e non occorre provare rimpianto per volere un po' di bene a quelle vite scartate per un soffio. Il più delle volte scegliamo tra due opzioni che non sono vestite una di bianco e una di nero, sono due nuances di grigio. E finiamo per scegliere quella che convince di più una parte di noi, il 51%, ad esempio. E il restante 49%, quello rimasto in panchina, non scompare, rimane lì. Capita di rincontrarlo. O di andare a cercarlo, come succede in questo libro. Nelle facce e nelle storie delle persone che, invece, hanno scelto di fare proprio le cose a cui noi abbiamo rinunciato.

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