Saggi

Insegnare a vivere

Morin Edgar

Descrizione: Sulle tracce di La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Edgar Morin auspica una riforma profonda dell’educazione, fondata sulla sua missione essenziale, che già Rousseau aveva individuato: insegnare a vivere. Si tratta di permettere a ciascuno di sviluppare al meglio la propria individualità e il legame con gli altri ma anche di prepararsi ad affrontare le molteplici incertezze e difficoltà del destino umano Questo nuovo libro non si limita a ricapitolare le idee dei precedenti ma sviluppa tutto ciò che significa insegnare a vivere nel nostro tempo, che è anche quello di Internet, e nella nostra civiltà planetaria, nella quale ci sentiamo così spesso disarmati e strumentalizzati.

Categoria: Saggi

Editore: Cortina Raffaello

Collana: Temi

Anno: 2015

ISBN: 9788860307460

Recensito da Luigi Bianco

Le Vostre recensioni

Edgar Morin, Insegnare a vivere

La conoscenza complessa riconosce sempre un residuo inesplicabile. Comprendere non è comprendere tutto, è anche riconoscere che c’è dell’incomprensibile.”

Un dibattito sempre aperto, oggi inspiegabilmente se non nascosto, quantomeno messo in una certa subordinazione, è quello sull’insegnamento, prima ancora che sulla cultura. Da millenni l’uomo politico, sociale, civile si è trovato di fronte alla questione-problema della propria formazione accademica e culturale, e conseguentemente della trasmissione del messaggio alle generazioni future. Riprendendo la bella immagine di Umberto Eco, è solo sulle spalle dei giganti, ossia dei nostri Maestri, che l’uomo si erge per riuscire a guardare oltre. E, neanche a dirlo, l’istituzione che permette – o dovrebbe permettere? – di comprendere a fondo quei giganti è la scuola. Invero l’insegnamento, vero propulsore che muove questo meccanismo che si rivolge – è bene ricordarlo – agli studenti, sta oggi vivendo una crisi profonda, dipendente da una progressiva sfiducia verso il ruolo del corpo docenti, considerata, ahinoi, sempre più una professione-contenitore più che una missione fondante e fondamentale. Ancora una volta, a trasmettere le sue idee a riguardo è l’illustre sociologo francese Edgar Morin nel suo Insegnare a vivere, edito Raffaello Cortina a cura di Mauro Ceruti e in traduzione di Susanna Lazzari. Già il titolo, che utilizza la nota espressione di Jean-Jacques Rousseau, ci indirizza precisamente: come e cosa si insegna? In che direzione, e quale ruolo ricopre l’insegnamento nel XXI secolo? E ancora, c’è qualche direzione possibile e percorribile? Il sottotitolo è chiaro, perentorio, e pone al centro del dibattito uno scopo precipuo: Manifesto per cambiare l’educazione. Solo un ripensamento radicale, una riflessione attenta e accurata, un cambiamento vero e rivoluzionario possono, afferma Morin, sciogliere questo nodo. Cambiamento che non parte dalla distruzione però, ma dal «superamento, termine che significa non solo che ciò che deve essere superato deve essere conservato, ma anche che tutto ciò che deve essere conservato deve essere rivitalizzato». La multidimensionalità, la globalizzazione ormai consolidata, la complessità del nuovo mondo sono tutti fattori e temi che hanno portato a un mutamento radicale della vita di tutti i giorni, al quale non si è ancora adeguata l’istruzione: è forse questa la ragione degli imperativi che scandiscono i capitoli, quasi a voler fornire dei punti fermi e decisi di appiglio nella volubile liquidità della nostra contemporaneità. «Vivere!», per riflettere davvero sulla vita e la sua multicromaticità, superare le incertezze e ragionare sulla differenza fra le diverse vite: è solo nostra la scelta; «Comprendere!», perché l’incomprensione dei costumi, dei linguaggi, degli usi e tradizioni straniere, o semplicemente l’incomprensione fra di noi, sempre distratti da un mondo mediatico e distante dalla realtà carnale, è uno fra i mali più grandi della nostra era, presa da una terribile frenesia; «Conoscere!», perché non si riempia semplicemente delle menti vacanti o parziali, ma si percorra un parte di strada insieme fino al raggiungimento della piena consapevolezza e conoscenza della conoscenza: il resto è solo lì che aspetta di essere scoperto; «Essere umano!», perché si ritorni all’uomo e all’umanità e si rifletta su concetti quali “identità”, “appartenenza”, “condizione umana”, assolutamente improcrastinabili. Infine, la sola chiave che tutto unisce e innalza: l’Eros, perché «dipende da noi civilizzare questa rivoluzione introducendovi l’Eros del direttore d’orchestra, maestro o professore, che può e deve guidare la rivoluzione pedagogica della conoscenza e del pensiero. […] Chi altri, nel suo umanesimo attivo, potrebbe incitare a essere umano?».

Insegnare a vivere di Edgar Morin, che chiude la trilogia pedagogica dopo La testa ben fatta (Raffaello Cortina, 2000) e I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Raffaello Cortina, 2001), è un libro che nella sua brevità (poco più di 100 pagine) estende diversi temi mostrandone criticità e soluzioni, alcune molto concrete e persino urgenti, altre, c’è da dirlo, ancora troppo distanti dalla reale applicabilità. L’idea di fondo non è quella di una distruzione generale e disordinata, come già dicevamo, ma in primis una analisi accurata della contemporaneità. Analizzando gli insegnamenti, vengono a poco a poco enucleati, con raffinatezza e grande acume, tutte le criticità della nostra società. Scevro di esempi e di pensieri inutilmente articolati, Morin è incisivo ma mai duro, fortemente severo ma mai catastrofico: è lui che compone il suo manifesto, una base seria da cui partire per costruire e ricostruire ciò che è declinato nel corso degli anni. Chiaro, mai equivoco, Insegnare a vivere si presenta come una guida e una riflessione per tutti: per gli insegnanti, per far ripartire un sistema stantio, quasi putrido; per i genitori, perché sappiano l’importanza dell’istruzione e della formazione, della cultura e della passione che costituiranno la forza e l’appoggio delle donne e degli uomini di domani; per la società intera, perché riconosca e valorizzi l’insegnamento come unica difesa contro l’irruenza, la violenza (verbale, psicologica, fisica), l’ignoranza e l’incomprensione; per gli studenti e i giovani tutti, perché capiscano, comprendano, vivano la loro esistenza dirigendola verso mete a noi e a loro ignote, fortuite o predestinate, ma che siano scelte con gioia e passione. Tutto ciò mantenendo la forte «volontà di portare a compimento la missione storica del saper-vivere-pensare-agire nel ventunesimo secolo», permettendo che avvenga in noi, e quindi nel sistema dell’educazione, una profonda «metamorfosi» vitale, l’unica che ci potrebbe far respirare nell’aria ormai satura di un pensiero troppo vecchio in un mondo troppo nuovo.

Luigi Bianco

Il blog di Luigi Bianco

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

Luigi Bianco, «Recensioni». “Insegnare a vivere” di Edgar Morin – Louis Book World

[…] Pubblicazione I-Libri […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Edgar

Morin

Libri dallo stesso autore

Intervista a Morin Edgar

LA NAUSEA

Sartre Jean-Paul

Il volume raccoglie due dei più importanti romanzi di Joseph Roth. Nella Leggenda del santo bevitore Andreas, un clochard, vive sotto i ponti di Parigi. Quando un misterioso passante gli dona una piccola somma di denaro, egli la accetta promettendo di restituirla la domenica successiva con un'offerta in chiesa. Ogni volta che ha in tasca il denaro sufficiente per saldare il suo debito, però, Andreas non resiste alla tentazione di usarlo per rincorrere vizi e piaceri e la restituzione di quei duecento franchi diventa la sua tormentata ragione di esistere. Da questo racconto, tradotto in tutto il mondo e considerato il testamento letterario di Roth, è tratto l'omonimo film di Ermanno Olmi. In Fuga senza fine, Franz Tunda, tenente dell'esercito austriaco, viene fatto prigioniero dai russi e riesce a salvarsi grazie all'aiuto di un mercante di pellicce siberiano, che lo nasconde in casa sua. A guerra finita, Franz, dopo molte peripezie e avventure sentimentali, ritorna finalmente in Austria, ma ormai non è più lo stesso. Metafora del disincanto e dello smarrimento che ha colpito la generazione vissuta in Europa tra le due guerre, questo breve e intenso romanzo è considerato il più autobiografico tra quelli di Roth.

FUGA SENZA FINE

Roth Joseph

"Dopo essere stato nelle sue mani, dottore, nessuno può più affermare di essere padrone della propria anima" dirà un giorno a Dario Asfar il ricchissimo finanziere Wardes, affidandosi ancora una volta alle cure di quel medico ambiguo quanto fascinoso. A Parigi c'è chi lo accusa di sfruttare la credulità del prossimo. Eppure, nella sua sala d'aspetto continuano a fare la fila le signore della buona società, ansiose di sottoporsi al suo " metodo " una sorta di psicoanalisi annacquata a uso mondano - per guarire da mali molto spesso immaginari. Del resto, se il dottor Asfar è riuscito a diventare ricco e celebre, è proprio perché, nel momento in cui stava per arrendersi alla miseria e all'emarginazione, ha capito che "queste malattie nervose, queste turbe psichiche, queste inspiegabili fobie, che di certo nessun dottore saprebbe guarire, rappresentano un campo di ampio, illimitato successo ". Certo, è dovuto scendere a compromessi talvolta ignobili con la propria coscienza; e ha finito - lui, il "meteco", il "medicastro" malvestito, che, giunto da uno di quei porti dell'Oriente che formicolano di commerci di ogni genere, sognava di trovare in Occidente il proprio riscatto - per non tirarsi indietro di fronte a nessuna richiesta, neanche la più scellerata. Non poteva, e non solo perché aveva una moglie e un figlio da mantenere: ma perché era anche lui un "lupo affamato"...

Il signore delle anime

Némirovsky Irène

Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli "altri" per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.

Norwegian Wood. Tokyo blues

Murakami Haruki