Narrativa

Io, Pablo e le cacciatrici di eredità

Banda Alessandro

Descrizione: L'epoca di "Io, Pablo e le cacciatrici di eredità" è la nostra e i valori sono quelli del passato, dove, fusi abilmente in un miscuglio esiziale, percepiamo materiali letterari, stili di vita, vocazioni e talenti inespressi. Banda non propone una tesi all'incompiuto, ma ne esalta nella forma l'ardire; ricordando, analizza e ripensa negli ambienti, riportandoci agli affetti personali, non scheda indizi, ma ci immerge nel linguaggio. La storia centrale è il frutto di un raggiro, è un percorso di doppiezza, dove ogni gesto romantico nasconde un sotterfugio e dove il protagonista si fa amare, pur di vivere un'insperata seconda giovinezza, accetta, e noi empaticamente con lui, le artefatte seduzioni di due compagne con cui parure per un lungo viaggio. Due femmine gravide di rimpianto che, in omaggio alla legge estetica del dislocamento, sfruttano il loro sapore esotico per compensare le inadeguatezze di ruolo e rango. Le frasi non dette, o le attese attenzioni spontanee e disinteressate, sfumano la riduzione di una presenza a progetto e l'esistenza diviene simbolo del possesso. Banda fa sì che non si abbia bisogno di fornire una ragione alla conclusione: il viaggio "Merano - Mirano", dove lo slittamento di vocale fornisce lo straniamento di non luogo e non tempo. I rituali ipocriti della vita familiare, approntano un magistrale teatro del vero più coerente e efficace del reale.

Categoria: Narrativa

Editore: Gaffi

Collana:

Anno: 2016

ISBN: 9788861651692

Recensito da Monique Pistolato

Le Vostre recensioni

La sorte di un fratello scolaro discolo, donnaiolo con preferenze teutoniche, diventato bidello per raccomandazione/esasperazione raccontata con un linguaggio esilarante. 

Uno sguardo scanzonato tratteggia la vita di Pablo, primogenito di due insegnanti, già predestinato dal suo nome a fare storia: fugge le responsabilità, ha una lingua tagliente e tanti amori: a Merano e Mirano i decisivi. Nella sua vita disordinata, infatti, lo attende una trappola ordita dalla ex moglie e dall’ultima fidanzata, due avvoltoi pronti a scannare la stessa preda.

Con un linguaggio fresco, brioso, si evidenziano i tic incarnati dalle contendenti: “Soppressa, benché italiana ha esibito, o almeno simulato, tratti teutonici. La Krukka, benché germanica, come il nome conferma esplicitamente, ha esibito tipici tratti italici: menefreghismo, opportunismo, cinismo. Dove si vede la vanità delle caratterizzazioni a sfondo etnico. Magra consolazione, per me.

Già perché con queste due, adesso, me la devo vedere io.

È questa l’eredità che Pablo mi ha lasciato. A me ha trasmesso questo legato irrichiesto. Fare i conti (è proprio il caso di dirlo) con i fantasmi del suo passato. Fantasmi parecchio concreti però. E avidi. Avidissimi.”

Ma il tono ironico del romanzo non rimuove l’amaro dell’epilogo: l’interesse al denaro cancella affetti e pietà… E a farne le spese è chi scrive, unico testimone di grettezze senza esclusioni di colpi da parte di ex compagne senza pudori e di un’avvocaticchia Carciofo – Pippicalzelunghe

Una vicenda esemplare che, pur nella lievità della scrittura, sferza con le sue profondità lo stupore/dolore verso un’umanità perduta.

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Ambientato in una borghesia ricca e annoiata, Un anno fa domani si apre con un incidente d’auto in cui la moglie di Vittorio Congedo, medico affermato e protagonista della storia, muore. Molti dubbi restano sulle dinamiche dell’avvenimento che trasformerà completamente la vita del dottore: oltre a scoprire un’inattesa eredità milionaria lasciata dalla moglie, infatti, molto presto Vittorio si risposerà con una giovanissima paziente dalla quale avrà una figlia. Attorno a questo personaggio ossessionato e cinico si intrecceranno storie di sesso e amanti, denaro e lusso, di uomini imprigionati in un’infelicità dorata in cui la famiglia ha perso ogni valore consolatorio. La vicenda, che alterna al racconto principale le immagini delle vite dei suoi protagonisti, si snoda su più livelli temporali, animando un brillante mosaico in cui la capacità di scrittura di Mondadori affonda la lama nelle ipocrisie dei nostri giorni.

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