Poesia

Le poesie di Kostantinos Kavafis

Kavafis Konstantinos

Descrizione: Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento un poeta di origini greche, Costantinos Kavafis si fa portavoce della storia della città di Alessandria, del suo destino di straordinario sviluppo e inarrestabile decadenza. Con una voce malinconica, consapevole di qualcosa che è andato perso per sempre, Kavafis decide di raccogliere le sue poesie in un corpus collettivo, il suo "Canone": 154 componimenti brevi divisi in scritti filosofici, storici ed erotici. Se con le prime due sezioni, il poeta alessandrino si fa conoscere ed apprezzare per lo stile e per i memorabili ritratti di personaggi del passato, è con la terza che raggiunge una grande notorietà, per quanto prevalentemente postuma. La scabrosità esibita di alcuni testi, l'esplicita omosessualità, la ricercata inattualità e l'eccentrica solitudine dell'autore, gli hanno infatti valso critiche e difficoltà in vita, superate infine dal riconoscimento di una superiore purezza stilistica e sentimentale, distillata nella musicalità di componimenti di assoluta perfezione formale. Il Canone, proposto qui nella nuova traduzione di Massimo Scorsone, innalza Kavafis tra i più prestigiosi poeti del Novecento e mostra tutta l'originalità di una voce irrequieta, commovente e capace di parlare ancora oggi al nostro cuore.

Categoria: Poesia

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi tascabili. Poesia

Anno: 2015o

ISBN: 9788806214128

Recensito da Valeria Martino

Le Vostre recensioni

Itaca, di C. Kavafis

Ho avuto il privilegio di poter leggere e rileggere questa poesia accompagnata dal suono delle onde del mare, in una spiaggia semideserta dell’isola di Creta. E da allora, ogni volta che sento il bisogno di “poesia”, quel suono mi accompagna e mi riporta indietro nel tempo. Il mio è stato un privilegio, appunto. Ma leggere i versi di questa straordinaria poesia di C.Kavafis , questo, dovrebbe essere il privilegio di tutti.

È una poesia sublime, fra le più belle che abbia mai avuto la possibilità di leggere, perchè ti entra dentro, ti fa sognare a occhi aperti e, come un novello Ulisse, ti trovi a viaggiare nei labirinti che la tua mente, irrimediabilmente, si trova a percorrere.

Itaca” è metafora del viaggio, della conoscenza, del sapere e della via che è vita. Il viaggio deve essere ricco di esperienze, non va affrettato e l’arrivo non deve essere prematuro. E’ meglio arrivare a Itaca quando si è maturi, anche se non è la meta, perchè è il viaggio che conta, è il viaggio che permette di accrescere conoscenze ed esperienze. L’isola, infatti, quale meta apparente del viaggio, in realtà ci fornisce la motivazione e lo stimolo a viaggiare per conoscere e apprendere.

Le paure, personificate nei Lestrigoni, nei Ciclopi e nel dio Poseidone, sono dunque gli ostacoli che incontriamo, sono creati o ingigantiti dal nostro cuore. Essi però spariscono se il nostro pensiero e il nostro obiettivo diventano nobili e alti, e se eliminiamo la loro presenza dall’animo. Tutti dobbiamo avere un sogno, uno scopo, una meta nella vita, perchè se non abbiamo sogni, siamo come morti.
Ciò che importa è che ci sia pace nel cuore dopo il viaggio esuberante e avventuroso della giovinezza.
Nella poesia Kavafis dialoga tranquillamente con il lettore, inducendolo al viaggio verso Itaca ed evocando, con splendore tutto mediterraneo, mattine d’estate, mercati fenici in cui si commerciano madreperle di corallo, di ebano, d’ambra e alla fine conclude: “E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. / Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso / già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”. Itaca, l’isola di Ulisse, diventa metafora della vita stessa in cui ciò che conta non è tanto la meta, ma il viaggio.

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P.S. TI VOGLIO BENE

Brown H. Jackson

Pedro Páramo è un'opera al meno. È il lavoro della sottrazione continua.Una narrazione senza le astuzie del romanzo.Un brano di Storia senza date e senza eroi.Un tempo immobile.Una metafisica senza mondo. E anche per questo sta, come un sentiero di crinale, alla svolta della narrativa ispanoamericana del Novecento.

PEDRO PARAMO

Rulfo Juan

Il romanzo d'esordio di Dodi Vecchioni

ACHS

Vecchioni Dodi

"Alessandria finalmente! Alessandria goccia di rugiada. Esplosione di nubi bianche. Sei come un fiore in boccio bagnato da raggi irrorati dall'acqua del cielo. Cuore di ricordi impregnati di miele e di lacrime." Inizia così la storia del Miramar, la pensione di un'eleganza un po' decaduta che conserva le tracce di un passato grandioso sotto le macchie d'umidità. Ma la vera protagonista è Alessandria, che offre un ritratto complesso e profondo dell'Egitto, della sua anima contraddittoria e problematica, con un senso di nostalgia che sa tuttavia mescolarsi al sorriso. Al Miramar i clienti sfilano davanti al lettore, incarnando le diverse anime della società egiziana. In un continuo altalenare tra passato e presente, di voce narrante in voce narrante, sfilano le storie dei diversi ospiti: Amer Wagdi, vecchio giornalista in pensione che ha militato nel partito nazionalista liberale e ora fa ritorno dopo vent'anni al Miramar per stabilirvisi e non ripartire più, l'anziano esponente dell'aristocrazia Tolba Marzuq, il giovane conquistatore Sarhan al-Buheyri, il proprietario terriero Hosni Allam, l'annunciatore di Radio Alessandria Mansur Bahi, oltre alla padrona della pensione, madame Marianna, e alla sua domestica, Zahra, una bella giovane contadina le cui relazioni con gli altri rispecchiano simbolicamente le principali realtà politiche e sociali del paese.

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