Giallo - thriller - noir

Km 123

Camilleri Andrea

Descrizione: Tutto inizia con un cellulare spento. A telefonare è Ester, a non rispondere è Giulio, finito in ospedale a causa di un brutto tamponamento sulla via Aurelia. A riaccendere il telefonino, invece, è Giuditta, la moglie di Giulio, che ovviamente di Ester non sa nulla. Potrebbe essere l’inizio di una commedia rosa, ma il colore di questa storia è decisamente un altro: un testimone, infatti, sostiene che quello di Giulio non sia stato un incidente, ma un tentato omicidio, e la pratica passa dagli uffici dell’assicurazione a quelli del commissariato…. Andrea Camilleri, maestro indiscusso del giallo d’autore italiano, ci regala un pasticciaccio pieno di humour e altrettanto mistero, in cui tutti i personaggi – e noi che leggiamo con loro – indizio dopo indizio si convincono di aver indovinato la verità.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Mondadori

Collana: Il Giallo Mondadori

Anno: 2019

ISBN: 9788804716372

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il Km 123 di Andrea Camilleri si trova sull’Aurelia ed è un luogo infausto: lì avviene un pauroso incidente che colpisce un imprenditore edile (“Ieri, poco dopo la mezzanotte, una Panda con alla guida il ben noto imprenditore edile Giulio Davoli, mentre percorreva la via Aurelia verso Roma, all’altezza del chilometro 123 veniva speronata da un’altra auto che sopravveniva a forte velocità”), lì parimenti rimarrà coinvolta Ester, la di lui amante, che tanta pena si era data dopo aver appreso che Giulio ha rischiato di morire (“Credo di essere riuscita a mettermi in contatto con Giulio… per mezzo di un infermiere…”) in una dinamica che gli inquirenti riconducono a un tentato omicidio (“Mi sta dicendo che lo speronamento è volontario?”).

Qual è il movente? Forse un indizio è la vicinanza del cantiere edile irregolare (“Una denunzia anonima nella quale si segnalava come nel cantiere di via Aurelia esistessero gravissime irregolarità”).

E chi è il responsabile dei delitti? L’attenzione si concentra sulla moglie, decisa a tutto (“Appena quello viene a sapere che l’ho denunziato alla Finanza, è capace di mandare qualcuno ad ammazzarmi”) pur di vendicare i tradimenti subiti. Ma, come in ogni giallo che si rispetti, l’assassino è insospettabile…

Km 123 non è certamente una storia originale nei contenuti, ma rappresenta un interessante esperimento di romanzo costruito soltanto con i dialoghi, le mail, gli sms, gli stralci di giornale, le relazioni e i verbali, nel quale ogni descrizione narrativa viene soppressa e il racconto viene affidato al discorso diretto.

Bruno Elpis

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Il Giallo Mondadori compie 90 anni

Se i Gialli Mondadori hanno fatto la storia, è perché “giallo” è diventato sinonimo di un genere letterario, proprio dal colore scelto per lanciare la collana e i titoli che in pochi mesi vendettero centinaia di migliaia di copie.
Come dice lo stesso Camilleri, che è cresciuto con i Gialli Mondadori: “Il mystery si chiama “giallo” solo in Italia. Il giallo non come colore in sé e nemmeno come significazione simbolica, ma il giallo in quanto colore di copertina”.
Tutto inizia nel 1929, quando Mondadori pubblica una serie di libri polizieschi in un’inedita veste gialla. Il formato dei volumi è quasi quadrato e le immagini, molto colorate, sono racchiuse in un esagono rosso. I primi autori a entrare a far parte della serie “Il giallo Mondadori” sono S.S. Van Dine con La strana morte del signor Benson, E. Wallace con L’uomo dai due corpi, R.L. Stevenson con Il club dei suicidi, A.K. Green con Il mistero delle due cugine.
E’ subito un grande successo. I primi quattro titoli vendono ben 50mila copie. Lo strillo presente in copertina “Un libro che non vi lascerà dormire” diventa un vero lasciapassare tra i lettori.
L’operazione, nata nelle librerie, si propaga presto anche nelle edicole, dove i gialli Mondadori sono presenti ancora oggi.
Da allora sono passati 90 anni. Un vero record mondiale, che nessun’altra collana periodica ha mai eguagliato.

 

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Intervista a Camilleri Andrea

“Non so niente di mio fratello morto, se non che gli ho voluto bene. Sento moltissimo la sua mancanza, e tuttavia non so chi ho perso. Ho perso il piacere della sua compagnia, la gratuità del suo affetto, la serenità dei suoi giudizi, la complicità del suo senso dell’umorismo, ho perso la quiete. Ho perso quel po’ di tenerezza che c’era ancora al mondo. Ma chi ho perso?” Daniel Pennac sorprende ancora una volta il lettore con un oggetto letterario estremamente originale e toccante che intreccia il celebre racconto di Melville, Bartleby lo scrivano, alle vicende di vita del fratello Bernard. Poco tempo dopo la morte del fratello Bernard, Daniel Pennac allestisce una lettura scenica di un celebre racconto di Melville, Bartleby lo scrivano. Per il personaggio di Bartleby, lui e Bernard avevano la medesima predilezione. Alternando qui gli estratti del suo adattamento tea­trale di Bartleby e gli aneddoti su Bernard, ricordi affettuosi, divertenti o spietati, battute piene di humour e di lucidità, Daniel Pennac tratteggia il ricordo del fratello scomparso, vero e proprio complice, insostituibile compagno di vita. E al contempo mette in luce una singolare affinità tra i due personaggi. Come Bartleby, Bernard era sempre più incline a ritrarsi deliberatamente dalla vita sociale, a un rifiuto categorico di aggravare l’entropia. A questa testimonianza di affetto fraterno, Pennac affianca riflessioni appassionate sul teatro, la recitazione e le maschere sociali. Il tutto costituisce un singolare libro d’amo­re, insieme profondo, lucido e toccante.

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