Romanzo storico

La banda del cimitero

Bullington Jesse

Descrizione: Nell’anno del Signore 1364, stritolata dal terribile morbo della Peste Nera, l’intera Europa appare come una landa desolata: una terra senza speranza in cui, simili agli spettri, si aggirano i corpi scheletrici di chi è sopravvissuto alla catastrofe. In questo regno di fame e paura, dove il prossimo non è altro che un nemico da tenere a bada con la forza delle armi, il terrore è tenuto vivo da storie che parlano di streghe e di demoni, creature malvagie sempre pronte a gettarsi sui vivi per consegnare nuove anime al mondo dei dannati. Hegel e Manfried Grossbart, però, non temono nessuna maledizione. E, convinti di godere della protezione della Vergine Maria a cui sono devoti, sbarcano il lunario svaligiando cimiteri. Guai a chi, per troppo coraggio o semplice ignavia, dovesse incrociare la strada dei due ladri di tombe. Fedeli a un solo desiderio – raggiungere l’Egitto per depredare le necropoli dei faraoni – Manfried ed Hegel, oltre che ladri, sono anche assassini senza scrupoli. I protagonisti di un viaggio che, in un romanzo in bilico tra il folklore dei fratelli Grimm e la vena dissacrante di Quentin Tarantino, saprà parlare di fattucchiere passionali e di morti viventi, di crociate e di eresie, di mostri assetati di sangue e di preti reietti. Un medioevo spaventoso ma vivo, in grado di trascinare il lettore in una storia dove i colpi di scena rappresentano la regola e i lati oscuri delle antiche leggende escono dai libri per impossessarsi della realtà.

Categoria: Romanzo storico

Editore: Castelvecchi

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788876154348

Recensito da Alessandra Allegretti

Le Vostre recensioni

Nel quattordicesimo secolo imperversa la peste e l’Europa è in ginocchio.

Le città sono deserte, i sentieri insicuri, gli uomini sono crudeli e vivacchiano senza scrupoli.

In questo clima oscuro due gemelli, ladri e assassini, sopravvivono saccheggiando tombe. Ma sognano l’Egitto, dove sperano di trovare un tesoro in qualche sepolcro ancora da scoprire.

Li seguiamo in fuga dalle atrocità che seminano e ci inoltriamo nel bosco più folto delle nostre fantasie, che ricorda le favole che ascoltammo da bambini, ma ben poco ha di infantile. Mescola i nostri ricordi in un groviglio buio, dove persino il sangue che sgorga copioso è nero.

Il mondo è pieno di case stregate e personaggi fantastici dai tratti bestiali, orribili e descritti con minuzia. I fratelli Grossbart non sono da meno, anche se all’apparenza potrebbero sembrare normali. Appartengono a questo universo con una morale tutta personale, così come lo è il loro linguaggio segreto, usato in caso di necessità.

Sono devoti alla Vergine, e rubano in suo nome. Hanno una religione  particolare: sono ossessionati dalla ricerca di cimiteri, che li rende sensibili alla vista di chiese e campanili, senza alcuna liturgia. Maria è la loro donna angelicata, l’unica donna positiva che compare nel romanzo, meno affascinante rispetto alle streghe e alle perfide sirene che si incontrano lungo il tragitto.

Questi paradossi e l’assenza di speranza appartengono al più intimo spirito medievale, che l’autore trasfonde magistralmente. Ma il Medioevo si trasfigura e diventa straordinariamente moderno; si adatta, proprio come una veste, alla nostra sensibilità. Perché solo così può raggiungere il nostro animo, diverso da chi ascoltava i cantori di un tempo.

Siamo scossi dalla ferocia amorale e dalla mancanza di pietà, che è caricata proprio per adattarsi alla nostra percezione del male e per stupirci, impresa sempre più ardua.

Sono tempi tristi quelli in cui annientare il male incarnato, mandato direttamente dal diavolo a eseguire la sua iniquità, è meno categorico dell’investigare su chiacchiere di eresia, quando i giusti non possono neppure vivere nella loro città.[…] La cura delle anime è stata soppiantata dal desiderio di potere…

Si ha l’impressione che l’autore intenda qualcosa di più rispetto alla pestilenza che colpì il mondo in quel tempo, e questa atmosfera ci aiuta comprendere un po’ di più quello in cui viviamo.

È senza dubbio il maligno a trionfare e viene descritto in modo mirabile, senza alcuna reticenza. Ma è condito di ironia e riesce anche a divertire, come nella conclusione imprevedibile e nella continua allusione alle barbe, da cui deriva il nome dei protagonisti, che vuol dire “Dalle grosse barbe”. La barba è simbolo di valenza in un mondo di “grandi barboni”.

Per la nostra morale dominante è proprio un ironico valore al contrario!

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Jesse

Bullington

Libri dallo stesso autore

Intervista a Bullington Jesse

La violenza psicologica umilia la vittima attraverso azioni di manipolazione mentale che le fanno perdere fiducia in se stessa. Un omicidio dell’anima e della mente che richiede una sensibilizzazione collettiva. Molte volte, infatti, il crimine non viene denunciato perché a macchiarsene sono le persone che più si amano e che si sentono, per tale ragione, autorizzate a continuare. Questa guida si rivolge sia a chi si ritrova in una situazione di violenza psicologica sia a coloro che vogliono approfondire e prendere coscienza del problema, nonché agli operatori giudiziari, psicologici e sociali: analizza i contesti in cui si sviluppa la manipolazione mentale; spiega in cosa consiste la manipolazione, da chi viene effettuata, e quali sono le caratteristiche di chi la subisce; aiuta a uscire dalla relazione perversa vittima-carnefice, per riprendere in mano la propria vita. Con uno stile chiaro e diretto, la guida affronta un argomento ancora sottovalutato in Italia, fornendo gli strumenti per combattere la violenza psicologica.

I serial Killer dell’anima

Mammoliti Cinzia

«Una buona causa la si può sempre esporre anche in modo divertente», così afferma al tavolino di un ristorante della stazione di Helsinki il fisico Ziffel che, scappato dalla Germania nazista, ora passa una parte delle sue difficili giornate a dialogare con un altro esule tedesco, l'operaio Kalle. Mentre l'Europa sprofonda nell'incubo della Seconda guerra mondiale, i due discorrono degli argomenti più disparati, dall'«Invadenza degli uomini importanti» al «Triste destino delle grandi idee», dalla «Peculiarità della parola "popolo"» al «Metter radici», dalla «Paura del caos» al «Pensare come piacere», in un irresistibile botta e risposta sempre sorretto dal gusto per la battuta e per il paradosso. In quest'opera di limpida lucidità, composta nel 1940 durante l'esilio finlandese, Brecht mette a processo le sue stesse idee e offre un sarcastico repertorio delle contraddizioni dei sistemi politici. Ne nasce così un beffardo elogio del rifugiato che si leva come una risata di scherno contro tutti gli ottusi custodi delle frontiere. Dopo oltre quarant'anni di assenza dalle librerie, i "Dialoghi di profughi" tornano in una nuova edizione per la prima volta integrale, arricchita di un intero capitolo e altri passaggi inediti.

Dialoghi di profughi

Brecht Bertolt

Sette racconti, sette ritratti di donna. Ragazze in lotta per l'amore, la maternità, il lavoro; donne che fanno carriera o ereditano fortune; donne che perdono il lavoro, vengono tradite e lasciate, provano a fare i conti con la sconfitta; che ricominciano, si ribellano, navigano a vista tra le tempeste del quotidiano. Accanto a loro uomini disorientati, capaci solo di lasciarsi vivere, privi del coraggio, dell'ironia ma certe volte anche della solitudine che circonda le loro compagne. Con uno stile asciutto Paolo Cognetti descrive, tra educazioni sentimentali e racconti di formazione, i capitoli di un immaginario "manuale per ragazze di successo": sette modi di trovare o perdere la felicità, sette storie che parlano con la voce di una nuova femminilità.

Manuale per ragazze di successo

Cognetti Paolo

Venezia, fine del Cinquecento. In una città tentacolare e spietata l'amore e i buoni sentimenti di Michele e Bianca - un giovane muratore e la sua sposa piena di promesse - non bastano a farli vivere sereni. Per sfuggire a un'accusa ingiusta, Michele è costretto a lasciare Venezia e a imbarcarsi su una galera. Bandito dalla Serenissima, rematore su una nave che vaga per il Mediterraneo carica di zecchini e di spezie, con molti dell'equipaggio che addirittura ignorano la sua destinazione finale, senza nessuna speranza di ritornare a breve, Michele è destinato a vivere straordinarie avventure nei porti e gli angiporti del mare nostrum. E tuttavia prove ancora più dure e incontri non meno straordinari toccheranno a Bianca che rimane a Venezia, sola, giovane e bella... La terra e il mare, Oriente e Occidente, due vite e un unico grande amore, agli albori del mondo moderno: storico tra i più autorevoli, vincitore del Premio Strega, Barbero ha scritto un romanzo che si pone al livello dei migliori bestseller d'intrattenimento degli ultimi anni.

Gli occhi di Venezia

Barbero Alessandro