Letteratura svedese

La biblioteca dell’anatomista

Brekke Jørgen

Descrizione: Bergen, 1528. Ha fatto un lungo viaggio, ma alla fine è riuscito a trovare la sua vittima. Il monaco è pronto a vendicarsi... Trondheim, oggi. Gunn Brita Dahle viene trovata morta nella biblioteca dell'università, nel deposito in cui si conservano i volumi più preziosi. L'assassino l'ha scuoiata e le ha tagliato la testa. E ha rubato il Libro di Johannes, un antico trattato di anatomia risalente ai primi del Cinquecento. Un trattato che da secoli è considerato maledetto.

Categoria: Letteratura svedese

Editore: Nord

Collana: Narrativa Nord

Anno: 2012

ISBN: 9788842918868

Recensito da Diego Manzetti

Le Vostre recensioni

“Non ci sono mostri sotto il letto.

Tenta di mantenere una respirazione lenta, di restare assolutamente immobile. Non deve produrre nemmeno un suono. Forse, così, quella persona infuriata non lo troverà, forse si volterà e se ne andrà. Ma è questo che lui vuole? Se quella figura se ne va, porterà con sé la mamma.”

Un omicidio atroce viene commesso a Richmond, in Virginia. Ad essere brutalmente ucciso è il curatore dell’Edgar Allan Poe Museum. A distanza di pochi giorni, ha luogo un altro efferato delitto, con le stesse modalità, nella biblioteca di Trondheim, in Norvegia. Le indagini, condotte indipendentemente nei due paesi, conducono ad un antico libro, un trattato di anatomia scritto nel XVI secolo in Norvegia, scomparso dalla biblioteca di Trondheim negli stessi giorni dell’omicidio. Un alone di mistero circonda questo libro, patrimonio nazionale norvegese, trovato in un casale fuori dalla città e collegato ad una maledizione che avrebbe colpito se fosse stato portato altrove.

Solo in un secondo momento la polizia americana, ed in particolare la detective Felicia Stone, e quella norvegese, con l’ispettore Odd Singsaker, inizieranno a collaborare, spostando le indagini in Norvegia, dove si troveranno a districarsi tra i vari sospettati, tra i quali Jon Vatten, già indagato alcuni anni prima per la scomparsa della moglie e del figlio, ma mai condannato per assenza di prove e per l’esistenza di un traballante alibi. Proprio su di lui la polizia norvegese aveva inizialmente indirizzato le indagini, per poi espanderle dopo aver appreso dell’omicidio negli Stati Uniti e dei nuovi elementi emersi da questo.

Ottima la caratterizzazione dei personaggi principali, presentati con cura al lettore, anche se alcuni risultano forse un po’ forzati, così come è ottima l’ambientazione delle storie.

L’autore, al suo esordio letterario con il quale si aggiudica il Premio Norli, alterna la narrazione delle indagini nei due paesi alla storia del frate Johannes, autore del libro maledetto, vissuto nel XVI secolo tra Italia e Norvegia.

L’organizzazione del libro ricorda molto i recenti successi di Glenn Cooper.  Jørgen Brekke, come l’ormai celebre collega americano, alterna i capitoli con fluidità tra i vari periodi storici coinvolti. La narrazione riesce a catturare l’attenzione del lettore e non risulta per nulla appesantita dalla complessa struttura del romanzo.

Si tratta di un buon esordio, un thriller che segue la scia positiva di altri autori scandinavi (pur con caratteristiche assai diverse), che mi sento di poter consigliare.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Jørgen

Brekke

Libri dallo stesso autore

Intervista a Brekke Jørgen

Una vita ricostruita attraverso le storie d'amore. Dodici ritratti femminili, dodici donne diversissime luna dall'altra ma accomunate dal forte e immarcescibile sentimento amoroso. Frammenti di vita che si incastrano per formare un puzzle caleidoscopico il cui risultato è sicuramente un inno all'amore, al sesso, alle donne. C'è Campy, la ragazza di campagna, che ama le moto e i motociclisti. C'è Vacuy, la perfetta groupie armata di macchina fotografica per immortalare tutti i concerti. C'è Soldy, conosciuta sui social e che presto si rivela un vero e proprio incubo. Ci sono loro e c'è il protagonista. E anche un finale insolito, inaspettato, originale. È tutta finzione o è tutta verità?

Ho smesso tutto

Il Cile

Viviamo il tempo dell'incertezza, dell'intolleranza, della paura, dell'ingiustizia. Tornare ai classici e riflettere sulla natura delle virtù cardinali - prudenza, temperanza, fortezza e giustizia - da sempre al centro della riflessione filosofica oltre che teologica, può orientare il nostro agire sia personale che collettivo. Da Aristotele a Machiavelli, da Locke a Hobbes, da Freud ad Arendt fino a Rawls scopriamo come la prudenza, la virtù deliberativa per eccellenza, sia l'unica capace di discernere il bene dal male e orientare le nostre decisioni; come la temperanza consenta agli uomini e alle donne di vivere in una società in cui nessuno impone la propria regola contro le altre; come il coraggio sia conoscenza dei propri limiti e condizione per vincere la paura; e infine come la giustizia faccia sì che i diritti non restino inchiodati entro i confini di comunità politiche chiuse.

Le virtù cardinali

Autori vari

È il 1981, Ciccio lavora a Foggia in un negozio di dischi e vuole fare il deejey. Tonio è un genio dell'elettronica, intrappolato nell'officina del padre. Giovanni, bello come Alain Delon, è l'ala destra dell'Aquilana calcio, la grande promessa del calcio italiano. Teresa, la sua fidanzata, ha deciso, partirà, finirà gli studi e diventerà un medico. E poi Lorenzo, il prete che ama Jimi Hendrix, e irrompe in paese all'alba su una vecchia citroen. Tre ragazzi, una ragazza e un prete. Un luogo inghiottito nella valle, dove tutto sembra immobile e i segreti germogliano sotto i sassi. Un giorno Ciccio ha un'idea: fare una radio, dare una scossa a quella vita fatta di niente. In un paese dove il mondo arriva in ritardo, la musica si lancerà nell'etere per scorticare il silenzio. E la voce di Lupo Solitario, il mitico dj, si materializzerà in una notte di tregenda.

RADIOPIRATA

Carofiglio Francesco

Dialogando con il figlio mai avuto, un uomo ripercorre la sua vita. Ma se a quel padre e a quel figlio dà la voce Erri De Luca, leparole nate dalla notte emanano luce. “Le parole, figlio, non inventano la realtà, che esiste comunque. Danno alla realtà la lucidità improvvisa, che le toglie la sua naturale opacità e così la rivela.” In una sera senza corrente elettrica, mentre rilegge Pinocchio, un uomo sente la presenza del figlio che non ha avuto, il figlio che la madre – la donna con cui in gioventù lo concepì – decise di abortire. Alla fiamma del camino, il figlio gli appare già adulto, e quella presenza basta “qui e stasera” a fare la sua paternità. Per tutta la notte al figlio “estratto da una cena d’inverno” lui racconta “un poco di vita scivolata”. E così ecco l’infanzia napoletana, la nostalgia della madre e del padre, il bisogno di andare via, di seguire la propria libertà – “lalibertà che ho conosciuto è stata andare e stare dove non potevo fare a meno” –, le guerre trascorse ma anche i baci che ha dato… e, a poco a poco che racconta, immagina le reazioni di questo figlio adulto, ciò che potrebbe dire, fino a che il figlio, da muto che era, prende la parola e inizia a dare voce alla propria curiosità (“a proposito di maschere, di che ti vestivi a Carnevale?”), punteggia il racconto del padre con domande e osservazioni, lo guida, aiuta a mettere i dettagli a fuoco, e si fa guidare. Il monologo iniziale diventa così un dialogo a due voci, che indaga su una vita, sugli affetti, sulle scelte fatte, sui libri letti e su quelli scritti, sull’importanza delle parole e delle storie. Un’indagine che, più che tracciare un bilancio, vuol essere scandaglio, ricerca intima – quasi una rivelazione –, che accoglie l’obiezione, è aperta all’errore, si china sull’inevitabilità di ciò che è stato e salva, tramanda le qualità emerse dai ricordi (“questa potrebbe essere una dote per me: imparare da qualunque esempio”)...

Il giro dell’oca

De Luca Erri