Letteratura femminile

LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE

Kawabata Yasunari

Descrizione: In una particolarissima casa di appuntamenti, attempati gentiluomini si concedono il piacere di giacere accanto a splendide giovani donne addormentate. Un raffinato e inquietante racconto erotico che sa cogliere i profondi misteri dell'anima con tocchi luminosi e leggeri. Il romanzo più delicato e suggestivo di Kawabata (1899-1972), premio Nobel per la letteratura 1968.

Categoria: Letteratura femminile

Editore: Mondadori

Collana: Classici Moderni

Anno: 2001

ISBN: 9788804496106

Recensito da Stefania De Lucia

Le Vostre recensioni

Se non fosse così famoso per essere stato il primo scrittore giapponese ad aver ricevuto un premio Nobel per la letteratura, la prosa di Yasunari Kawabata sembrerebbe quella di un paesaggista, un pittore in grado di dipingere quadri di parole, interi paesaggi e orizzonti di frasi.  
 
Nel caso de La casa delle belle addormentate, i paesaggi in questione sono quelli dei corpi flessuosi, dalla pelle diafana, di giovani vergini, addormentate in una casa di appuntamenti con droghe potenti e segrete, per soddisfare i desideri erotici  di anziani clienti, più vicini al tramonto della vita che al picco della loro virilità.
 
Sono corpi di giovanissime ragazze che, in un puro atto di voyerismo, gli anziani clienti osservano con attenzione, seguendo con gli occhi la linea dei fianchi sinuosi, quella del seno, delle braccia e delle mani, mollemente adagiate sul cuscino, sul quale i capelli, solitamente sciolti, formano meduse scomposte, mentre le  labbra, colorate di rossetto, si schiudono su denti bianchi.
La regola della casa impedisce ai clienti di deflorare le ragazze, cosa che sembrerebbe difficile alla maggior parte di loro, in considerazione della loro età avanzata. Per questo motivo, quei corpi addormentati, quasi vittima di un incantesimo che sembra averli sospesi, ancora in vita, in un limbo di morte apparente, consente ai vecchi di nascondere la loro virilità depressa e spenta, e di non avvertire “alcun complesso di inferiorità per il proprio decadimento”. 
 
Di contro, questo spazio di osservazione privilegiato e silenzioso offre a tutti loro illimitata libertà nelle fantasie e nei sogni: due pillole di blando sonnifero assicurano a ciascuno la possibilità di cadere in un sonno pieno di ricordi, nel quale affiorano scene di una vita trascorsa, di amori passati, di gioie, dolori e nefandezze. I vecchi clienti della casa addormentata non sono infatti persone “con l’animo in pace, ma piuttosto terrorizzate, derelitte”. Giacere accanto a un corpo così giovane, fa  insorgere in essi non tanto “il terrore della morte” o “l’inalienabile tristezza della gioventù perduta” quanto piuttosto il rimorso per le immoralità da loro stessi compiute e la consapevolezza della loro profonda infelicità familiare.
 
I corpi delle ragazze diventano quindi un altare di espiazione delle proprie colpe, dinnanzi al quale diviene possibile sacrificare, confessare e rimettere la propria misera, talora meschina  esistenza prima che la morte giunga, inesorabile: «i vecchi verosimilmente non avevano un Budda innanzi a cui inginocchiarsi e pregare. Stringendosi al petto le nude bellezze, versavano fredde lacrime, si abbandonavano al pianto e quand’anche urlassero le ragazze non ne sapevano nulla, non si svegliavano neppure. I vecchi non dovevano così provare vergogna o umiliazione. Si pentivano e si rattristavano in completa libertà. Sotto tale aspetto le “bellezze addormentate” non erano forse qualcosa di simile a Budda? Ed erano corpi vivi. La giovane pelle e il profumo delle ragazze erano forse perdono e consolazione per quei poveri vecchi».

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