Narrativa

La casa nel bosco

Carofiglio Gianrico e Francesco

Descrizione: I due protagonisti – e autori – sono fratelli, ma non si frequentano molto, forse nemmeno si sopportano. Adesso però gli tocca stare insieme, almeno per qualche ora: devono dare un’ultima occhiata alla casa di villeggiatura della loro infanzia – la casa nel bosco – prima di consegnare le chiavi al nuovo proprietario. Qui ha inizio un viaggio nella memoria, un inventario buffo e struggente di oggetti, luoghi, odori, storie, sapori: qui ha inizio la riconciliazione. Un memoir a quattro mani che racconta di amicizie perdute, di amori rubati, di vecchi fumetti e di torte di ricotta. Un ricettario, non solo metaforico, dell’infanzia, dell’adolescenza e di un’età adulta ancora capace di riservare sorprese.

Categoria: Narrativa

Editore: Rizzoli

Collana: Vintage

Anno: 2015

ISBN: 9788817081559

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

La casa nel bosco ha il sapore dell’infanzia per Gianrico e Francesco Carofiglio, i due fratelli che si accingono a congedarsi dal luogo ove trascorrevano le vacanze: “Stiamo andando a chiudere la casa di campagna, prima di consegnare le chiavi al nuovo proprietario.”

L’esperienza ha il gusto (“Pane. Il pane di Altamura”)  e gli odori (“Che odore?… La sansa… Ci dev’essere un oleificio da queste parti”) delle cose perdute.
Il ritorno alla casa dell’infanzia è l’occasione per evocare avventure sepolte nella memoria. Come una violazione di domicilio: “Andò a finire che restammo barricati in cucina per almeno due ore, con le belve che saltavano fino al bordo del davanzale schizzando bava. Nell’altra stanza il barbagianni cercava disperatamente una via d’uscita”.
O il viaggio a Pesaro.

Corredata da un’appendice culinaria ove i fratelli Carofiglio si propongono come emuli di Master Chef, l’opera sembra avere un valore più per gli scrittori che per i lettori…

Bruno Elpis

 Qui il sito personale dell’autore

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Siamo nel VI secolo d.C.: Artú è morto da qualche tempo ormai e la terra della futura Inghilterra, dilaniata per decenni dalla guerra intestina fra britanni, romanizzati e cristianizzati, e sassoni, indigeni e pagani, gode ora di relativa pace. Ma uno strano fenomeno interessa entrambe le popolazioni: una nebbia diffusa sovrasta le genti e causa una labilità della memoria di breve e anche di lungo periodo, che impedisce loro di capire le ragioni del presente. Beatrice e Axl, ormai in tarda età, partono alla ricerca del figlio che ricordano vagamente di aver avuto. Per la strada si uniscono a loro un ragazzino morso da un demone, Edwin, un guerriero senza paura, Wistan, e un cavaliere della tavola rotonda, Gawain, ormai vecchissimo e male in arnese, a suo dire incaricato da Artú di uccidere la draghessa Querig, responsabile della nebbia che porta via la memoria. Sotto la veste del romanzo d’avventura, pur ricco d’inventiva e avvincente com’è, Il gigante sepolto nasconde un tema di piú lungo e profondo respiro: il contrasto fra ricordo e perdono, fra il dovere e la peculiarità umana della memoria, da un lato, e l’ostacolo che essa rappresenta all’appianamento dei conflitti, dall’altro. È la memoria il gigante sepolto e semimorto del libro, e la risposta individuale del lettore alle domande che esso pone non può essere né univoca né prevedibile.

Il gigante sepolto

Ishiguro Kazuo

Platone è un bassotto dal pelo duro e la coda a pennello. Un cane da salotto, di quelli nati per fare compagnia agli uomini. A Yuri, per esempio, studente di filosofia «con gli occhiali perennemente appannati». Ma durante le vacanze Yuri segue la sua Ada su una nave da crociera, lasciando il bassotto alle cure del portiere. E proprio nella solitudine della notte di Natale avviene per Platone l'incontro che gli cambierà la vita. Nella cantina del palazzo, il Tatuato - cranio rasato e muscoli da sollevatore di pesi - nasconde scatoloni pieni di animali di contrabbando: scimmie, iguane, serpenti a sonagli, una saggia tartaruga leopardo di nome Leo, e lei, la Regina, una giovanissima levriera afghana, «poco piú che un gomitolo di neve». Per Platone è il colpo di fulmine. Ma il cuore della Regina è altezzoso, e neanche le canzoni che il bassotto intona giorno e notte per tenerle compagnia riescono a conquistarla. A raccontarci questa storia tenera e profonda, dal suo osservatorio speciale tra le foglie di un albero, un pappagallo che conosce tutte le lingue del mondo, e tutte le pieghe dell'anima. Melania Mazzucco ci appassiona e ci commuove col piú classico dei generi, regalandoci una favola intensa e luminosa sul coraggio dei propri sogni e sulla magia che a volte la vita regala - come a Laika, il cane astronauta che diventò una stella.

IL BASSOTTO E LA REGINA

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