Letteratura araba

La città del piacere

El Kamhawi Ezzat

Descrizione: La città del piacere, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, plasmato in fretta e furia da un abile architetto e consacrato alla Dea del Piacere. Una felicità mista a malinconia aleggia per le strade di questa moderna metropoli immaginaria, insinuandosi nei cuori dei suoi abitanti, dediti alla pratica del piacere e sudditi di un licenzioso re. Una narrazione che a tratti ha quasi il sapore di una fiaba, abilmente intrecciata con rimandi a miti e leggende. El Kamhawi in questo testo affronta questioni scottanti, lasciando divenire questa città un luogo in cui si condensano i difetti e gli errori dell'uomo moderno.

Categoria: Letteratura araba

Editore: Il Sirente

Collana: Altriarabi

Anno: 2015

ISBN: 9788887847482

Recensito da Lucilla Parisi

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Una verità ti frusterà: le donne girano in stormi, imbalsamate in un profumo lascivo, talmente forte che non ne sentirai più l’odore, ma solo il ronzio quando emana dai loro corpi, e lo vedrai condensarsi, alla fine, e formare una tenda spessa che ricopre la città molestando gli spiriti delle immagini nella loro ascesa.

Un testo elegante e particolare che sicuramente si discosta da molta letteratura, non solo araba, contemporanea. Si tratta di La città del piacere, dello scrittore egiziano Ezzat El Kamhawi (pubblicato in Italia da Il Sirente nella collana altriarabi e tradotto da Isadora D’Aimmo). Il libro narra di un luogo leggendario, la città del piacere appunto, dove la dimensione del reale si intreccia, danza, si avviluppa a una dimensione onirica e immaginaria che richiama a una prosa fiabesca e visionaria senza tempo.

Vedrai il gregge esplodere di piacere e disperdersi. E poi radunarsi un’altra volta, e sbattere con foga le portiere. Vedrai il movimento veloce che li riunisce, due a due, nelle automobili dove i sedili, ribaltati, diventano letti. In momenti come questi non puoi sentire nient’altro che sospiri trattenuti dentro macchine sussultanti.

La città del piacere è una città unica, i cui bianchi palazzi si stagliano alti e leggeri, nel mezzo del deserto. Si dice sia stata eretta in un solo giorno e consacrata alla Dea del piacere e che i suoi abitanti, plasmati per rispondere alla chiamata della seduzione e abbandonarsi a carezze lascive, siano consumati da un desiderio bruciante e inappagabile.

Un libro strano, di non facile comprensione, difficilmente collocabile in una realtà temporale ben definita dato che la narrazione passa senza una consequenzialità logica da emiri e indovini mitologici ad auto, inquinamento, e modernità. Probabilmente nell’immaginario dell’autore c’è qualche città del Golfo: a volte, infatti, vengono in mente paesaggi di Dubai o  Doha. Il testo alterna descrizioni di passaggi evanescenti, lirici e leggeri a scene esplicite e carnali, che trascinano il lettore in una dimensione terrena.

Avvertirai la vischiosità dell’aria, e sentirai l’odore dell’acqua della vita, che gli amanti santificano e i professionisti odiano, e allora capirai di essere arrivato vicino al Palazzo del piacere. Un palazzo elegante, di tre piani, con alte mura senza porte, e una canna fumaria a forma di cresta di gallo da cui cola il fumo del desiderio con gocce di acqua della vita mista a sangue.

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