Narrativa

LA COLLINA DEL VENTO

Abate Carmine

Descrizione: Impetuoso, lieve, sconvolgente: è il vento che soffia senza requie sulle pendici del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Il vento scuote gli olivi secolari e gli arbusti odorosi, ulula nel buio, canta di un antico segreto sepolto e fa danzare le foglie come ricordi dimenticati. Proprio i ricordi condivisi sulla "collina del vento" costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende e tempio all'aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede. Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l'invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Testimone fin da bambino di questa straordinaria resistenza ai soprusi è Michelangelo Arcuri, che molti anni dopo diventerà il custode della collina e dei suoi inconfessabili segreti. Ma spetterà a Rino, il più giovane degli Arcuri, di onorare una promessa fatta al padre e ricostruire pezzo per pezzo un secolo di storia familiare che s'intreccia con la grande storia d'Italia, dal primo conflitto mondiale agli anni cupi del fascismo, dalla liberazione alla rinascita di un'intera nazione nel sogno di un benessere illusorio. Carmine Abate dà vita a un romanzo dal ritmo serrato e dal linguaggio seducente, che parte da Alberto, il tenace patriarca, agli inizi del Novecento, passa per i suoi tre figli soldati nella Grande Guerra e per tutte le sue donne forti e sensuali, e giunge fino a Umberto Zanotti-Bianco, all'affascinante Torinèsia e all'ultimo degli Arcuri, uomo dei nostri giorni che sceglie di andare lontano. La collina del vento è la saga appassionata e coinvolgente, epica ed eroica di una famiglia che nessuna avversità riesce a piegare, che nessun vento potrà mai domare.

Categoria: Narrativa

Editore: Mondadori

Collana: Scrittori Italiani e Stranieri

Anno: 2012

ISBN: 9788804608769

Trama

Le Vostre recensioni

Il Campiello sembra prediligere le saghe familiari a sfondo storico. L’anno scorso il premio è stato assegnato ad Andrea Molesini che, in “Non tutti i bastardi sono di Vienna”, ha descritto le vicende di una famiglia veneta ai tempi della prima guerra mondiale. Quest’anno il premio è stato assegnato a “La collina del vento”, un’opera nella quale Carmine Abate narra i fatti della famiglia Arcuri, calabrese, attraverso quattro generazioni.

Parlare di quattro generazioni significa descrivere eventi che occupano molti anni del secolo scorso: le due guerre mondiali e l’epoca fascista, sino al secondo dopoguerra carico di promesse e di disillusioni (come i fatti di sangue di Fragalà Melissa del 29 ottobre 1949).

La storia della famiglia Arcuri è raccontata da Rino, discendente della dinastia che risale a Michelangelo, Arturo e Alberto: una stirpe fiera, orgogliosa, antifascista, che si identifica nel rapporto viscerale con la collina del Rossarco. Alla quale la famiglia si attacca, resistendo alle richieste d’acquisto che vengono rivolte: prima dal signorotto del luogo, don Lico, poi dagli speculatori edili. Con la minaccia incombente di un esproprio statale per ragioni archeologiche.

Il rapporto ancestrale con il luogo è ambivalente: la collina custodisce passato, segreti e radici della famiglia Arcuri; gli Arcuri sono i tutori dell’incolumità del Rossarco.

La verità è che i luoghi esigono fedeltà assoluta come degli amanti gelosi: se li abbandoni, prima o poi si fanno vivi per ricattarti con la storia segreta che ti lega a loro; se li tradisci la liberano nel vento, sicuri che ti raggiungerà ovunque, anche in capo al mondo.”

In una visione della natura a volte idilliaca, a volte minacciosa e spaventosa. Con il vento, quello del titolo, che soffia: “… Vide l’ombra del vento selvaggio che gli svolazzava attorno: pareva il mantello nero che il padre indossava d’inverno, e pure la voce era del padre, un lugubre lamento che passo dopo passo diventava urlo di rabbia, canto di protesta, eco di chitarra battente.

Profumi, colori e sapori della Calabria

La storia scorre avvincente, tra amori, matrimoni, nascite e morti, scavi archeologici, ritrovamenti di reperti e tesori, faide e invidie.

Leggendola, si sentono i profumi della nostra Calabria: “Era un miscuglio di ginestra e sambuco in fiore, di origano e liquirizia, di cisto, menta e malva selvatica, che la brezza marina faceva roteare sulla cima della collina come un’aureola invisibile.

Se ne vedono gli splendidi colori: “Il colore dominante era il rosso porpora dei fiori di sulla. Tutt’intorno, alberi da frutto, cespugli di lentisco, alloro, ginestra, rosmarino e sambuco, una vigna, ulivi secolari e isolotti di fichi d’India sparsi qua e là, e un bosco di lecci …” Anche se il rosso tinge tutto il romanzo: “Da allora il colore rosso divenne la sua ossessione, riprese a dipingere con foga, cercando di rielaborare i lutti della sua vita … Rosso sangue, rosso cardinale, rosso porpora, rosso sole, rosso fiamma, rosso vino, rosso cocciniglia, rosso tramonto, rosso labbra, rosso fuoco. Rossarco, rossamore.”

Della Calabria si gustano i sapori: “tre bottiglie di vino gaglioppo e un panaro di fichi”; le “tagliatelle al sugo di capretto”;“salsicce, soppressate … i barattoli di sardella, il miele della collina.”

“… Ci aspettavano con le loro specialità, tagliolini al sugo di cinghiale e formaggio pecorino, peperoni fritti con patate, cipolle e melanzane, le uniche cose buone di quella giornata orrenda.”

Genere e stile

Difficile inquadrare il romanzo in un genere: per certi versi romanzo storico con incursioni archeologiche, per certi altri – i misteri della collina – romanzo di tensione ( “Altro che necropoli della mitica e mite Krimisa, questa collina è un sepolcro di segreti sanguinosi!”)

Lo stile è originale, fedele alla realtà descritta. Nel ricorso a contaminazioni dialettali e locali: “Don Lico tiene solamente una cosa nella crozza: fricarci la nostra terra con le buone o con le male.” … Noi non dobbiamo cascarci, non siamo ciòti come crede lui.

Un libro non soltanto da leggere. Anche da gustare.

Bruno Elpis

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