Romanzo storico

La contessa nera

Johns Rebecca

Descrizione: Ungheria, 1611. L'alba illumina l'imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna elegante, austera e vestita completamente di nero è sveglia da ore. Sta fissando, attraverso una piccola feritoia nel muro, un pezzo di cielo che volge all'azzurro mentre le stelle lentamente scompaiono. Sa che quello squarcio di cielo è l'unica cosa che riuscirà a guardare per il resto della sua vita. L'ultima pietra che, per decreto del palatino, la condanna a essere murata viva in quella stanza è appena stata posata. Ma la contessa Erzsébet Bathory non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il destino che le viene imposto. Non l'ha mai fatto nella sua vita. Erzsébet è solo una bambina innamorata dei libri quando, nella dimora in Transilvania dove vive insieme alla sua famiglia, assiste ad atti di violenza indicibili. Atti che la segnano nel profondo e che non potrà mai dimenticare. Neanche quando, a soli undici anni, è costretta a sposare l'algido, freddo e violento Ferenc Nadasdy; Un uomo sempre lontano, più interessato alla guerra e alle scorribande che a lei. Erzsébet è sola, la responsabilità dei figli e dell'ordine nel castello di Sarvar è tutta sulle sue spalle. Spetta a lei gestire alleanze politiche e lotte di potere. Questo le procura non pochi nemici e coincide con l'emergere dell'anima più nera della donna. Strane voci iniziano a spargersi sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla. Si tratta di una cospirazione? O siamo di fronte a una donna malvagia e perversa? O il male è l'unico modo per Erzsébet di sopravvivere e lottare in un mondo dominato dagli uomini?

Categoria: Romanzo storico

Editore: Garzanti

Collana: Narratori Moderni

Anno: 2011

ISBN: 9788811670346

Recensito da Diego Manzetti

Le Vostre recensioni

Rebecca Jones, nel suo romanzo “La contessa nera”, ci narra le vicende della sanguinaria contessa Erzsébet Báthory, vissuta in Ungheria a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo. La contessa Báthory è famosa per la sua pazzia che la portò a torturare ed uccidere centinaia di persone, principalmente scelte tra la propria servitù ed il popolo residente nelle sue terre.

Per punire le sue colpe, la contessa fu murata viva in una torre dove trascorse gli ultimi anni della propria vita.

E’ proprio nella torre che ha inizio il romanzo, con il ritrovamento di un manoscritto nel quale la contessa ha raccontato la propria vita a beneficio del figlio ancora minorenne. Tutt’altro che pentita per i propri crimini, la contessa ritiene ogni atto di crudeltà compiuto un diritto garantitole dal rango di nobile rappresentante di una delle più potenti famiglie dell’epoca.

E’ con profondo rammarico che mi vedo costretto ad informarvi che la vedova Nàdasdy è spirata ieri sera senza pentirsi dei suoi crimini, sebbene io e il reverendo Ponikenus abbiamo fatto tutto il possibile per indurla a confessare […] Continuava a dire di non aver fatto nulla per meritarsi le accuse mosse contro di lei […] Le sue professioni d’innocenza sono speciose e la sua ostinazione nell’incolpare il conte palatino, il re e perfino il reverendo Ponikenus per la sua reclusione rasenta il tradimento e la blasfemia. Eppure, quante volte, leggendo, mi sono ritrovato a piangere per quella donna così sola, per le sue speranze frustrate e i progetti mancati; quante volte mi si è spezzato il cuore per lei!

Nel ricostruire la vita della Contessa Sanguinaria, così era conosciuta, l’autrice ha voluto dare spazio al suo lato umano. I rapporti familiari nel castello ove la stessa è cresciuta, il successivo allontanamento della famiglia, ancora giovanissima, per raggiungere la madre del futuro sposo e le difficoltà nel farsi amare da quest’ultimo, sono solo alcuni degli eventi che hanno contribuito a formare il carattere della giovane contessa.

La Jones ci racconta la vita di Erzsébet vista dai suoi occhi. Occhi di bambina, che assistono ad atrocità cui probabilmente non è pronta. Occhi di giovane moglie, costretta a vivere con un uomo che la ignora completamente, preferendole le giovani serve del castello. Occhi di vedova, in un mondo dove solo la protezione di un uomo poteva garantire la sopravvivenza. Occhi di madre, che sola deve proteggere i propri figli. Occhi di donna, che pian piano vede sfiorire la propria bellezza.

Nessuna reale umanità, però, emerge dalla figura della contessa. Incapace fino alla morte di comprendere la gravità dei propri atti, si rifiuta di rinnegarli e piuttosto condanna le giovani vittime per l’incapacità di svolgere le mansioni cui erano state delegate, quasi che la loro morte fosse la conseguenza inevitabile della loro inferiorità sociale e culturale.

Non ho fatto nulla che non mi spettasse per diritto di sangue e di titolo, né al conte palatino né a nessun altro. Erzsébet Báthory, vedova di Ferenc Nàdasdy, figlia della più antica e nobile casata d’Ungheria, non è una strega, una pazza, un’assassina o una criminale. E non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il suo destino.

Un romanzo ben scritto. Certamente consigliato.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Rebecca

Johns

Libri dallo stesso autore

Intervista a Johns Rebecca


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Carl Streator è un uomo solitario. Ha quarant'anni, è vedovo e fa il giornalista. Mentre lavora a un reportage sulla sindrome della morte improvvisa di un neonato scopre qualcosa di terribile: la presenza in tutti i luoghi dove sono morti dei bambini piccoli del libro "Poesie e filastrocche da tutto il mondo", immancabilmente aperto su una nenia africana usata per dare la "dolce morte". Black comedy sulfurea ad alto contenuto nichilistico, Ninna nanna è una raggelante parabola sui pericoli di infezione psichica in un'epoca di proliferazione spropositata dell'informazione.

NINNA NANNA

Palahniuk Chuck

Elegante, musicale, armoniosa, dolce, piacevole, seducente: per chi ci guarda da fuori, la nostra è la lingua più bella del mondo, tanto da farne la quarta più studiata tra le lingue straniere. Gli italiani, invece, tendono a darla per scontata, ignorando forse che le parole che ancor oggi utilizziamo hanno una storia antica e nobile. È un gran privilegio parlare d'amore, sognare e persino imprecare con le stesse parole di Dante e degli altri grandi della nostra letteratura. Dovremmo emozionarci sapendo di poter passare con facilità da un sonetto di Petrarca a una poesia di Alda Merini, da Ariosto al Fantozzi di Paolo Villaggio, dai poeti siciliani ai testi di Vasco Rossi. Le altre lingue europee non offrono questa opportunità. Avere come strumento per esprimersi l'idioma che ha segnato nel mondo la musica, le arti, la scienza, il canto dovrebbe riempirci di ammirazione e orgoglio, e darci la misura delle nostre potenzialità. Da un'italianista appassionata, una dichiarazione d'amore in otto passeggiate tra i tesori della nostra lingua, da Boccaccio alla "supercazzola" di Amici miei, da Galileo a Benigni, per innamorarsi, o reinnamorarsi, della "lingua degli angeli", nella definizione di Thomas Mann. L'italiano ricambierà, regalando godimento, fascino, sicurezza in sé stessi e nelle proprie idee. E tutte le parole per le cose più belle della vita.

Ama l’italiano. Segreti e meraviglie della lingua più bella

Andreoni Annalisa

Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c’è il destino di un’impresa da vivere. E l’impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori e di falliti che Rachel può legare al suo carro di immaginazione e di avventura. Ci vuole anche una botte, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. È il 21 giugno 1902. Nessuno potrà mai più dimenticare il nome di Rachel Green? E sarà veramente lei a raccontarla quella storia?

Smith & Wesson

Baricco Alessandro

“A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana.” Luciano De Crescenzo Cari librai, sono felice di presentarvi questo libro a cui tengo molto perché, più di tutti, parla della città in cui sono nato e vivo da oltre quarant’anni: Napoli. È una raccolta dei miei “Granelli”, gli articoli che negli ultimi tre anni ho scritto ogni domenica per “la Repubblica” di Napoli, attraverso i quali ho cercato di descrivere le mille sfaccettature di questa città. È un libro che mi aiuterà a spiegare perché, a mio avviso, sia necessario cambiare prospettiva su Napoli, perché occorra mostrarla in modo diverso a chi non la vive quotidianamente e ne sente sempre parlare in chiave critica, sottolineando quanto sia una città normale, piena di buchi neri, certo, ma anche di luce, e quanto valga la pena conoscerla, visitarla, viverla. Una passeggiata sottobraccio con i miei lettori, insomma, per raccontare a modo mio i granelli di verità che ho raccolto strada facendo. Credo che il paese abbia più che mai bisogno di Napoli, di capirla fino in fondo, assorbirne la mentalità, la sua cultura del vivere, quell’affrontare l’esistenza con un’alzata di spalle, con la velata ironia che serve a mascherare la malinconia. Credo che abbia infinitamente bisogno della sua “filosofia leggera”, della sua arte, della creatività che riesce a esprimere nonostante tutto, la capacità di convertire il brutto nel bello, le difficoltà in successi, la vita in commedia e di “farsi bastare” la poesia delle piccole cose...

Cara Napoli

Marone Lorenzo