Giallo - thriller - noir

La danza dei veleni

Rinaldi Patrizia

Descrizione: La detective ipovedente Blanca e i suoi colleghi, il commissario Martusciello, l’agente scelto Carità, Liguori e Micheli, si ritrovano a dover risolvere due casi che sembrano scollegati: il traffico di animali illegali provenienti dall’estero e la morte di una donna, apparentemente avvenuta a causa del morso di un ragno, rarissimo e letale. Nel primo caso, delle circostanze fortuite porteranno a galla indizi che provocheranno la morte di due veterinari, mentre il secondo caso sembra opera di un assassino seriale che usa i ragni come armi, ma le vittime non sono collegate in alcun modo. Nel commissariato regna l’anarchia, ognuno conosce solamente un pezzo dell’indagine e spesso lo nasconde agli altri, il puzzle fatica a comporsi fino all’ultimo perché le vicende private dei personaggi si ergono come muri tra di loro: ognuno come un animale ferito cerca con le proprie forze di aprirsi la strada verso la verità, senza accorgersi di essere mutilato lontano dal resto della squadra. Blanca si dibatte nei suoi sentimenti per Liguori e cerca un riparo nell’amore di Micheli, pur non ricambiandolo. Di tutte le bestie che abitano questo romanzo è proprio Blanca la più selvatica.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: E/o

Collana: Dal mondo

Anno: 2019

ISBN: 9788833570808

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

La danza dei veleni ha come coreografa Patrizia Rinaldi e come étoile la sovrintendente Blanca: l’affascinante creatura che si affida all’intelligenza, all’intuito femminile e ai sensi complementari alla vista, affinati per superare lo svantaggio (“Il suo bagaglio visivo era tutto lì, nei ricordi della giovinezza, quando gli occhi funzionavano ancora”).

Quando Ninì, la figlia adottiva di Blanca, si prende cura di un cucciolo ferito e abbandonato dai contrabbandieri (“Guaio ce la farà. I guai sono resistenti”) e lo affida alle cure di due veterinari impegnati nella lotta animalista (“Si sono messi in testa di dare fastidio al contrabbando di cani”), siamo già nel bel mezzo de La danza dei veleni che muove i passi lungo una sequenza di omicidi andati a segno, come quello di Giordana Speranza (“Si era indebitata a usura per sistemare gabbie, acquari e serranda”) e di Gian Paolo Amedei (“Quella era di certo l’impresa vincente: scorpioni, vespe, termiti, cavallette avrebbero avuto più successo del sushi”), o soltanto tentati (“La bottega degli animali era l’orgoglio di Viviana Federici”). I delitti vengono commessi in modo inusuale: l’assassino uccide per il tramite di ragni velenosi (“Il Phoneutria uscì con difficoltà dalla scatola”) e letali (“Vari esemplari di Loxosceles reclusa, inferociti per la prigionia forzata”). Purtroppo, anche i veterinari vengono assassinati: sembra un regolamento di conti, al quale si sovrappongono gli intrallazzi di un illustre esponente della malavita locale (“Sua Signoria, un uomo che comanda su una bella fetta del litorale domizio”).

Il filo conduttore del caso criminale si srotola proprio dall’ambulatorio veterinario (“Per due settimane Ninì, Sergio e Guaio tornarono all’ambulatorio… di Gaspare Centopiani, Filippo Martinellli… e Tommaso Ferrando”): lì convergono un’anziana eccentrica (“Amaltea Ornico… abita nel cinema multisala sulla strada dell’ippodromo”), Roberto Giglio – un affiliato di Sua Signoria – e anche Sofia Rago, giornalista d’assalto che s’infiltra nel commissariato di Pozzuoli, un luogo dilaniato dalle incomprensioni e dalle gelosie. La stessa Blanca patisce il dramma della gelosia e fatica a concentrarsi sulle indagini per via del contrasto passionale con Liguori (“Quei due si volevano e nello stesso tempo si volevano sbranare”), una pena d’amore che la tormenta (“Per legittima difesa diventerò un segreto”).

Quando le immagini registrate da una telecamera sembrano indicare in Sua Signoria il responsabile della catena dei delitti al veleno (“Un uomo distinto con i capelli bianchi e i gemelli d’argento… l’impugnatura del bastone portava intaglia nell’ebano una bocca di serpe”), Blanca razionalizza gli elementi in suo possesso e si affida all’olfatto (“È lo stesso odore che ho sentito addosso al cane quando Ninì l’ha portato a casa, e che poi ho avvertito sui cadaveri dei veterinari uccisi”) e all’udito per dare corpo alle proprie fulminanti intuizioni.

Il finale è ricco di sorprese: Blanca “regala” la soluzione del caso de La danza dei veleni all’amico Micheli. Più complicato, invece, nel pieno possesso della verità sulle esecuzioni dei veterinari, decidere quale sia il modo giusto per rivelare la verità…

Sono molti gli elementi che rendono intrigante la lettura de La danza dei veleni di Patrizia Rinaldi. Ne citerò due.

Io che amo gli animali sono stato catturato dal colorito stuolo di creature – esotiche e domestiche – che popolano le duecento pagine del romanzo. Tra essi: un pappagallo loquace, che ha assistito al primo omicidio (“Giordana la Befana a causa del mento e di altre bruttezze”). E, non ultimo, un misterioso e meraviglioso animale sul quale si riversa l’affetto di un personaggio controverso come Sua Signoria.

Il secondo elemento: lo stile di Patrizia Rinaldi è inconfondibile. È così intriso della personalità dell’autrice che i dialoghi e le riflessioni dei personaggi ne risultano contaminati. E se cazzimma è ormai termine che, grazie agli scrittori napoletani, è entrato a buon diritto nel vocabolario Treccani della lingua italiana (ndr: cliccate sul link per leggerne il significato), provate a digitare nella stringa di Google (cliccate su questo link) la parola mutagnola. Visualizzerete un’intera paginata di risultati ove protagonista incontrastata è proprio lei: Patrizia Rinaldi. E allora noi ne proponiamo l’hashtag: #mutagnola.

Bruno Elpis

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