Classici

La disubbidienza

Moravia Alberto

Descrizione: La guarigione, attraverso l'iniziazione sessuale, di un adolescente che non riesce a trovare un equilibrio tra sé e la realtà circostante.

Categoria: Classici

Editore: Bompiani

Collana: I libri di Alberto Moravia

Anno: 2003

ISBN: 9788845255021

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Adolescenza, età della ribellione (“Un’età… in cui la sensibilità è sveglia e la coscienza ancora assopita”) e de La disubbidienza.
Per qualcuno la rivolta ha un oggetto specifico.
Per il quindicenne Luca Mansi, la protesta è multidirezionale e si esprime in una formula: La disubbidienza analizzata da Alberto Moravia.
Le dinamiche in atto (“In quel tempo era soggetto a rabbie improvvise e furie durante le quali il suo corpo, già così stremato, pareva bruciare le poche forze che gli restavano in parossismi di rivolta e di odio”) hanno alcuni prodromi: un pianto inconsulto causato da una scossa elettrica, l’estromissione del cibo dopo un viaggio in treno.

Poi si afferma l’idea della disubbidienza, un processo (“La sua rabbia… Come se avesse avvertito l’inanità della violenza, essa si trasformò improvvisamente in una volontà di rinunzia e di abdicazione”) che risponde a principi propri (“Forse, riprendendo a disubbidire su un piano più logico e più alto, egli non faceva che ritrovare un atteggiamento nativo e perduto”). E se l’adolescente, in genere, manifesta la ribellione in un atteggiamento specifico (rifiuto della scuola, contestazione dei genitori, disturbo alimentare o altro attentato contro l’incolumità), Luca si scaglia contro i simboli borghesi. Tutti, nessuno escluso.
L’amor proprio scolastico.
I genitori (“E voi perché mi avete fatto pregare tanti anni inginocchiato davanti il vostro denaro?”).
La proprietà (rappresentata da marionette, francobolli, libri) e il senso del possesso.
Il denaro.
Infine la stessa vita (“Ora si era attaccato all’ultima parte del piano: la morte fisica”).
“Non mangiare: comprese ad un tratto che questa, fra tutte le disubbidienze, era la più grave, la più radicale, quella che maggiormente intaccava l’autorità familiare.”

Ma la vita scorre sotterranea e affiora nell’impulso sessuale (“L’irritava soprattutto che la fame dei sensi umiliasse in maniera così facile il suo desiderio di liberazione e di morte”). Ha le forme sgraziate di una governante in una breve, sfortunata storia (“La conclusione mortificante di trovare un’agonia là dove si era aspettato un convegno amoroso”).

Luca cerca di affermare La disubbidienza (“Professori e compagni, pensò Luca, volevano che egli vivesse, che continuasse a vivere”), tonificandone il meccanismo (“Capiva che soltanto dando a questa disubbidienza il carattere meccanico e puntuale di un gioco, avrebbe avuto la forza di portarla fino in fondo”) e sfidando la punizione (“Almeno, con la punizione, il carattere profondamente coercitivo della vita si svelava a pieno, senza più alcun ipocrita infingimento”).

La lotta contro la vita (“Morire… era forse l’unico vero piacere che riserbasse agli uomini la vita”) si somatizza in una grave malattia (“Come un sacrificio necessario, conclusione inevitabile di una serie di altri sacrifici minori”): la guarigione potrà sbocciare (“Era una sensazione sconvolgente di libertà aggressiva, di esplorazione illimitata, di visione balenante; come se l’avvenire, accendendosi e bruciando al fuoco dell’immaginazione, gli si fosse consumato e scontato in un attimo, tutto intero, fin nei minimi particolari”) affiorando dagli incubi febbrili, quasi per miracolo,  o per l’arte oblativa di un’infermiera. Potrà sbocciare, sì. E forse anche normalizzarsi (“Gli pareva di aver trovato finalmente un modo nuovo e tutto suo di guardare alla realtà fatto di simpatia e di paziente attesa”).

Anche questo giovane Werther, migrato dal romanticismo ottocentesco al ventesimo secolo dei conflitti mondiali, si staglia su una realtà eteroclita (“Era come se una vibrazione fitta e crescente avesse sforzato gli oggetti fuori dei loro limiti soliti, in un’aria rarefatta e balenante”) tra amori scarnificati negli istinti e riflessioni antiche sul mistero dell’uomo e dei suoi manufatti sociali (“L’idea della morte come di un’operazione magica che gli avrebbe permesso di creare un mondo meno assurdo, più amabile e più intimo, in cui ogni cosa fosse giustificata dall’amore”).

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Alberto

Moravia

Libri dallo stesso autore

Intervista a Moravia Alberto


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Il mondo poetico e artistico di Ginevra Lilli

Una nuova traduzione dell'Antigone di Sofocle dovuta al filosofo Massimo Cacciari. La tragedia sarà nei teatri italiani nei primi mesi del 2007 con la regia di Walter Le Moli. La traduzione di Cacciari, insieme alla regia di Le Moli, intende ritrovare l'afflato politico di una tragedia che è archetipo sociale, fondamento di una democrazia dialettica e discorsiva, in cui la partecipazione del cittadino alla vita della polis era fattivamente attiva. In questa prospettiva, lo scontro ideologico e dialogico tra Antigone e Creonte ritrova la forza propulsiva originaria, tanto da suggerire spunti di riflessione di grande attualità, capaci di superare il dato eminentemente teatrale: non personaggi visti in prospettiva psicologica, ma vere e proprie funzioni tragiche mosse dal Coro che diventa il vero motore, quasi un simbolo di ciò che resta, ovvero la sopravvivenza della città allo scontro di due concrezioni emblematiche della hybris.

Antigone

Sofocle

Ancora oggi successo a teatro, Chi ha paura di Virginia Woolf? fu così schoccante per l'America di allora che non Vinse mai il meritatissimo premio Pulitzer, che invece Albee ottenne per ben tre volte con A delicate balance nel '67, Seascape nel '75 e il bellissimo Three tall women, tre figure femminili e un figlio diseredato in quanto gay (l'opera più autobiografica). Molti altri premi hanno costellato la lunga carriera di Albee, onoreficenze che gli permisero di aprire una Fondazione a suo nome nel '94 per sostenere il "William Flanagan Creative Persons Center", una colonia di scrittori ed artisti di Montauk.

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Albee Edward

Reso immortale da Hitchcock grazie al suo indimenticabile film, Gli uccelli è ormai divenuto un classico della letteratura horror mondiale. Le altre cinque, agghiaccianti storie contenute in questa antologia si fanno beffe della volontà di dominio sulla natura da parte dell'uomo. Un inaccessibile monastero sulle montagne promette l'immortalità, ma a un terribile prezzo; una moglie trascurata dà la caccia al marito sotto forma di un albero di mele; un fotografo professionista lascia il suo posto dietro la macchina ed entra nella vita del suo soggetto: un appuntamento con una maschera del cinema si trasforma in una passeggiata in un cimitero; e un padre geloso trova il modo di sbarazzarsi del terzo incomodo... Sei magistrati racconti in cui Daphne Du Maurier conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, il suo straordinario talento di narratrice e di maestra indiscussa della suspenze e dell'orrore.

Gli uccelli e altri racconti

Du Maurier Daphne