Letteratura femminile

LA DONNA DI SCORTA

De Silva Diego

Descrizione: S'incrociano in una mattina di pioggia, su un marciapiede scivoloso. Dorina che fa tesi a pagamento e Livio che fa l'antiquario. Subito s'innamorano. Dorina, una giovane single, e Livio, un uomo sposato... Ma i ruoli di quella che potrebbe sembrare un'ordinaria relazione fra amanti clandestini s'invertono fin dall'inizio. Livio, radicato in una solida vita matrimoniale, si trova invischiato in un rapporto privo di gerarchie che la sua normalità non può reggere. Perche Dorina non vuol prendere il posto di sua moglie. Non chiede niente piú di quello che Livio è disposto a darle. Accetta la sua condizione di marito e di padre con una naturalezza che sconvolge l'assetto ordinato della vita di lui. Tanto da fargli montare dentro l'ossessione di sapere se il silenzio di Dorina, la sua mancanza di domande, la sua tranquillità ogni volta che lo vede tornare in famiglia, la luce tiepida e rassegnata che le raddolcisce lo sguardo siano cicatrici o espressioni naturali della sua persona. La donna di scorta è la messa a nudo di un sentimento vero e autosufficiente che non ricatta, non pretende; e non ha bisogno di investiture, sacrifici o riconoscimenti, ma nel puro desiderio dell'altro trova la sua sola ragione di essere.

Categoria: Letteratura femminile

Editore: Einaudi

Collana:

Anno: 2005

ISBN: 9788806173968

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

Si voltò. Non la vide. Si era rannicchiata nell’angolo della porta ed era scivolata giù, come una gazza ferita. Un dolore che strappa, uno spasimo al petto. Si butta su di lei e l’abbraccia. E’ piccola, il suo corpo la raccoglie completamente….Sorride e piange. Provano a baciarsi ma non si può. Appena le labbra si incontrano, l’amore deraglia. Gli occhi pretendono, le mani vogliono sentire. Devono separarsi, e sorridere. O stringere. E poi tenersi, e tenersi ancora. L’unico modo di quietare quel miscuglio di gioia e sofferenza“. L’immagine è quella di un amore a cui non tutto è permesso. Perché Livio e Dorina quell’amore non lo possiedono. Le loro vite si sono incrociate solo per caso, su “un strada centrale secondaria…di quelle che, anche se ci abiti vicino da vent’anni, hai sempre fatto per andare da un’altra parte“.

Il tempo concesso all’altro è ciò che rimane del resto delle loro vite. Livio è già di Laura, sua moglie, “una di quelle donne che vedi immediatamente in prospettiva. Ti conquistano per la naturalezza  con cui sembra che sappiano aspettare le cose e poi farle andare dalla parte giusta“. Dorina è tutto il resto del mondo possibile, è quella domanda che ti sale da dentro e che ti fa guardare la tua vita per quello che è. Dorina è la bellezza che, si sa, “solleva cose rimpiante”. E’ la terra da occupare. Livio si era sentito spinto verso di lei “dalla sua unicità” anche se “nel profondo di sé avrebbe voluto scoprire che era una donna come tante“.

Questo però non accadrà: Dorina non è come tante e soprattutto non chiede più di quello che Livio, con tutte le sue paure, è in grado di darle. Dorina non gli sbatte in faccia la sua ipocrisia di uomo sposato, non urla la sua gelosia, non rivendica un posto nella sua vita e non gli chiede un seguito. Dorina c’è nella sua solitudine silenziosa, con le sue certezze conquistate che spiazzano e che, difficilmente, la debolezza di un uomo può comprendere.

Ormai conosceva tutto di lei, anche i graffi sulle mani, eppure quando la cercava col pensiero non c’era verso di prenderla. Era come quei personaggi dei sogni che ti dicono due o tre parole alludendo a una verità che ti guarda, e quando ti avvicini per sapere si allontanano appena, ma abbastanza per non farsi raggiungere“.

Il lettore però ha bisogno di capire, di comprendere. Il lettore vede ciò che a Livio non è dato sapere, perché legge l’intimità di Dorina, guarda il posto lasciato vuoto nel suo letto di donna sola. Sente i suoi pensieri quando Livio la stringe a sé e quell’impressione nemica che la occupa poco prima di vederlo. Ne percepisce il dolore trattenuto quando lui le mostra sua figlia e sua moglie, quasi come una provocazione, o le dice che Laura, sì sua moglie, è incinta. Il lettore vorrebbe abbracciare Dorina quando, sola nella notte della sua casa, stringe a sé lo spazzolino ed il dentifricio lasciati lì da Livio, unico segno concreto della presenza di quell’uomo nella sua vita.

La scrittura di De Silva crea vicinanza, quella del lettore ai due protagonisti e al loro amore, perché in fondo di amore si tratta. Amore maltrattato, secondario forse, un amore la cui unica sfortuna è quella di essere arrivato troppo tardi, rispetto ad una famiglia che c’è nella sua rassicurante normalità. Il lettore entra dentro alla confusione di Livio, percepisce forte il suo attaccamento a Dorina e la paura di ferire Laura; il lettore cerca nei non detti di Dorina le conseguenze dell’amore poco presente di Livio. Tutto senza dare un giudizio, in rispettoso silenzio di fronte all’impossibilità di quel sentimento, senza aspettarsi nulla di più dalle loro scelte.

Livio e Dorina insieme sono in fondo un istante, quel  momento di unicità che la quotidianità della vita ha concesso loro. Su quel terrazzo affacciato sulla città, sotto un cielo denso ed una luna debole, tristi, nella consapevolezza della fugacità di quel tempo, abbracciati, nel cercare di guardare le stesse cose, De Silva lo fa sentire tutto il loro desiderio,  dà consistenza a quel sentimento che c’è e che, comunque vada, non è un amore di scorta.

Dorina stava con gli occhi chiusi quando sentì scendere le mani di lui verso i seni…alzò le braccia e gli prese la nuca…tirò l’aria. Livio le affondò la bocca tra il collo e la spalla. Dorina si voltò…gli sbottonò la camicia…scoprendogli completamente il torace. Gli percorse la pella nuda….Si levò il maglione..e scoprì il seno. Livio voleva toccarla. Lei lo prese per i fianchi e lo tirò a sé. Poi gli strinse le braccia intorno al collo. Lui sentì i suoi capezzoli che gli affondavano nella pelle…Le restituì l’abbraccio. Rimasero schiacciati uno all’altro, con la città accesa tutt’intorno“.

 

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Diego

Silva

De

Libri dallo stesso autore

Intervista a De Silva Diego


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

L’omicidio Carosino

De Giovanni Maurizio

LE BRACI – Sàndor Màrai

Tutti i racconti dell'incubo, del mistero e del terrore nella straordinaria versione di Giorgio Manganelli. Inventore del racconto poliziesco e del thriller psicologico, nella sua sterminata produzione Edgar Allan Poe ha affrontato atmosfere torbide e terrificanti, trame allucinanti e bizzarre, intrecci misteriosi decifrabili solo con l'utilizzo di una lucida logica, mondi inquietanti e anche grotteschi, riuscendo sempre a penetrare a fondo nell'anima delle situazioni fino alle più estreme conseguenze. Questo volume che raccoglie i suoi racconti restituisce tutta la sua suprema intelligenza, la sua visionaria lucidità, la sua acuta percezione della realtà. Il lungo saggio introduttivo di Julio Cortázar aiuta a leggere la vita e l'opera di Poe sotto una luce spogliata di quei riflessi che a partire dalla sua morte hanno così spesso fuorviato i lettori di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi.

I racconti

Poe Edgar Allan

Si dice che il problema sia di chi resta, non di chi se ne va. Emilie se n'è andata, portata via da un cancro. Alessio le è sopravvissuto. Sono passati otto anni ed è ora che tutto ha inizio. "Le 13 cose" ci afferra dalle prime righe e ci trascina in un piccolo paese di provincia che pare evacuato, sempre pronto a riversarsi in un al di là parallelo simile a un campo sfollati. Alessio Valentino, protagonista suo malgrado, lega la propria vita ad assurdi vicini di casa e a personaggi improbabili. Figure sghembe e grottesche che innescano intrecci e situazioni inneggianti alla vita più stramba. Il suo mondo sembra uno sgangherato e divertente luna park, di quelli che stanno alle periferie dell'esistenza, dove la pena e la catarsi si tengono abbracciati, come amanti su un ottovolante per cui non hanno pagato il biglietto.

LE 13 COSE

Turati Alessandro