Letteratura americana

La figlia dello straniero

Oates Joyce Carol

Descrizione: Rebecca è una donna dai molti segreti. Mentre si sposta lungo l'America tenendo stretto per mano il figlio Niley, lascia dietro di sé pezzi enormi del suo passato. Una famiglia giunta dall'Europa carica degli orrori della Seconda guerra Mondiale, un marito che trova sfogo alla durezza della vita quotidiana nella violenza sulla propria moglie, una lettera da un lontano cugino, sopravvissuto all'Olocausto, che le rivela dei suoi genitori più di quanto essi avrebbero mai voluto confessare. L'unica soluzione, per Rebecca e Niley, sembra dunque quella di partire. Partire e reinventarsi. In fondo l'America, è anche questo. Ma riuscirà quel giovane, immenso e violento paese a proteggere una madre e un figlio?

Categoria: Letteratura americana

Editore: Mondadori

Collana: Oscar contemporanea

Anno: 2009

ISBN: 9788804590866

Recensito da Anna Maria Balzano

Le Vostre recensioni

Nel regno animale, i deboli soccombono presto”.

Questo l’incipit di “ La figlia dello straniero” di Joyce Carol Oates. Questo il concetto che avrà sempre presente la protagonista del romanzo, Rebecca Shwart, per superare le avversità della vita e sopravvivere alle numerose sopraffazioni di cui sarà vittima.

L’opera, pubblicata negli Stati Uniti nel 2007 con il titolo “ The gravedigger’s daughter”, è apparsa in Italia l’anno successivo edita da Mondadori come “ La figlia dello straniero”. L’impropria quanto deviante traduzione del titolo tradisce una scelta editoriale dettata da criteri ispirati allo scopo di riscuotere un più ampio gradimento da parte del pubblico, che probabilmente avrebbe esitato ad acquistare un testo intitolato “La figlia del becchino”. Questo la dice lunga sulle scelte di mercato di alcune case editrici. La stessa copertina dell’edizione Oscar Mondadori mostra un’immagine che non corrisponde affatto alla figura fisica della protagonista così come la Oates ce l’ha descritta.

Detto questo, il romanzo racconta in poco meno di settecento pagine settanta anni di vita della protagonista, figlia di ebrei di origine tedesca rifugiatisi negli Stati Uniti poco prima che iniziassero le grandi deportazioni di massa. Mai integratisi nel nuovo paese, i genitori di Rebecca vivono in condizioni squallide che esasperano i loro rapporti reciproci e ingigantiscono le incomprensioni con i due figli maschi, che crescono aggressivi e ignoranti. Il luogo in cui il tirannico capofamiglia Jacob svolge la sua attività, il cimitero, ne accentua l’insofferenza e l’arroganza.

Rimasta sola, dopo i fatti violenti che hanno portato alla disintegrazione del suo nucleo familiare di origine, Rebecca si unisce ad un uomo di cui sa poco o nulla e da cui ha un figlio. Stanca di essere maltratta e picchiata dal compagno che non esita a chiamarla con disprezzo ripetutamente “ zingara” e “ ebrea”, Rebecca fugge con il figlio e comincia una vita di continui spostamenti, senza una meta precisa, solo alla ricerca di un po’ di pace. Rebecca e suo figlio Nigel divengono Hazel e Zack. L’incontro con il ricco Gallagher offre loro la possibilità di dare una svolta positiva ad una vita di affanni e di ansie.

Al di là della trama alquanto melodrammatica del romanzo, la Oates affronta alcuni dei temi assai cari agli americani, sia pure a volte con un accento un po’ critico. Vi è sicuramente il tema dell’accoglienza dei rifugiati, con le navi che sbarcavano centinaia di individui perseguitati dal regime nazista. Si tratta pur sempre degli Stati Uniti, il grande paese dalle molteplici identità , il simbolo del cosiddetto “melting pot”. E tuttavia la Oates lascia trasparire la sua perplessità circa il comportamento delle autorità che respinsero la nave Marea dal porto di New York per rimandarla là donde era partita, condannando in questo modo un numero enorme di ebrei che chiedevano asilo a una morte sicura nei campi di sterminio.

Vi é certamente il tema dell’alcolismo, che non conosce epoche, che abbrutisce l’uomo,  lo rende violento e ne distrugge i legami affettivi.

Vi è il tema del ruolo della donna in una società evoluta ma tenacemente maschilista, condannata a svolgere i lavori più umili, e per la quale l’istruzione può essere considerata un optional.

Vi è ancora il tema della disuguaglianza sociale e quello dei pregiudizi razziali. C’è insomma in questo romanzo, un po’ tutta l’America, ma non solo: c’è tutto il mondo occidentale con la sua arroganza e la sua difficoltà a gestire i problemi con giustizia ed equità. Ma c’è soprattutto la grande meravigliosa illusione di realizzare il sospirato “sogno americano” che permette alla più sfortunata piccola “zingara ebrea” di entrare legittimamente a far parte di quella rispettabile società su cui l’establishment poggia solidamente le sue basi.

In conclusione, un romanzo ambizioso che si rivela a volte un po’ prolisso, che difetta di pathos anche nelle descrizioni più drammatiche.

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