La figlia femmina

Giurickovic Dato Anna

Descrizione: A Rabat, sullo sfondo di splendidi paesaggi marocchini, Maria ha sei anni e subisce ripetuti abusi da parte del padre, un diplomatico italiano temporaneamente di stanza all'estero. Una mattina, la madre Zaira, tornando verso casa nella Ville Nouvelle dov'è la residenza, dietro un muro di gente e polizia scopre il corpo del marito a terra, caduto dalla finestra e morto presumibilmente suicida mentre era solo in casa con la bambina. Alcuni anni dopo, a Roma, Maria è un'adolescente chiusa, aggressiva e turbata, che risente delle violenze passate tanto da rifarsi sulla madre con fare dispotico. Al culmine di una serie di provocazioni nei confronti di Zaira, sta la scena di seduzione del suo nuovo compagno, scena che avviene volutamente sotto gli occhi della donna, legata indissolubilmente al proprio passato e ai fantasmi in comune con la figlia.

Categoria:

Editore: Fazi

Collana: Le strade

Anno: 2017

ISBN: 9788893250924

Recensito da Gabriele Lanzi

Le Vostre recensioni

La figlia femmina, romanzo d’esordio della giovane scrittrice siciliana Anna Giurickovic Dato, affronta con sconcertante lucidità e credibilità un tema doloroso come quello della violenza esercitata sui minori, in questo caso con risvolti ancora più drammatici trattandosi dell’abuso perpetrato da un padre nei confronti della propria figlia Maria ancora bambina, mentre la madre Silvia, ignara di tutto, non percepisce la gravità della situazione.

La storia è ambientata in due momenti temporalmente differenti, in due luoghi diversi che si alternano continuamente con l’intenzione di delineare un quadro completo della vicenda. Da una parte la città di Rabat, in Marocco, ben descritta con i suoi quartieri arabi, la medina, i vicoli rumorosi e profumati di spezie, dove il padre Giorgio è stato mandato in qualità di diplomatico presso l’ambasciata italiana. A Rabat si consuma la tragedia degli abusi infantili subiti da Maria da parte di un padre affettuoso ma malato, che soffre silenziosamente, celando la propria patologia nell’aura di rispettabilità derivante dal suo ruolo di funzionario pubblico. Dall’altra parte invece la città di Roma, dove una Maria adolescente e piuttosto inquieta si trasferisce con la madre che prova a dimenticare quanto avvenuto rifacendosi una vita.

Una madre che vive con molti sensi di colpa a causa della sua cecità e distrazione, avendo ignorato ripetutamente i numerosi segnali di disagio, di apparente stranezza e di richiesta di aiuto provenienti dalla figlia, che invano cercava di richiamare l’attenzione e che in diversi frangenti era stata addirittura vista dalla stessa come un elemento disturbante della quiete familiare.

A Roma tuttavia i nodi rimasti insoluti vengono al pettine, come riesce a dimostrare la scrittrice con semplicità e chiarezza, evidenziando nelle pieghe del comportamento adolescenziale e imprevedibile di Maria la rabbia che continua a covare dentro, l’accusa tuttora viva e reale nei confronti di Silvia. La figlia decide di attuare la propria vendetta nei panni di una “Lolita” dei nostri tempi, servendosi sapientemente della propria sensualità giovanile e seducendo per gioco il nuovo fidanzato della madre incontrato durante una cena domestica. Il tutto si svolge sotto agli occhi esterrefatti della genitrice incapace di reagire, anche perché obnubilata dagli effluvi del troppo vino bevuto, stupita della freddezza della figlia e dalla sua sottile strategia seduttiva. Maria, immortalata in un ritratto dipinto dal fidanzato di Silvia, appare per quello che è ormai realmente col suo “corpo giovane e insolente”, mentre giace “…adagiata seminuda su un divano….i capelli scompigliati sulla testa…..i piccolissimi seni, carnosi quanto basta…esposti con orgoglio a chi l’ammira. Lo sguardo languido…gli occhi vogliono apparire ingenui, candidamente inoffensivi, ma è come se un pensiero sporco balenasse per pochi istanti sul suo viso”.

L’intensità di tutta la vicenda viene in qualche modo amplificata dalla voce narrante della madre che ricostruisce i frammenti di vita prima marocchini e poi italiani, come una sorta di amara confessione, che pare abbia l’obiettivo di ottenere il perdono per poi  potere ricominciare una nuova vita.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Anna

Dato

Giurickovic

Libri dallo stesso autore

Intervista a Giurickovic Dato Anna


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

È convinto di picchiare forte, ma viene steso in due secondi nel cortile della scuola; non va in moto; fa lo sbruffone ma con le ragazze è totalmente imbranato: ecco il sedicenne protagonista di questo libro. Periferia di Torino; mentre gli anni Ottanta volgono al termine, il nostro colleziona lividi esterni e soprattutto interni, eppure continua ostinato a lanciare il suo guanto di sfida alla vita. Del resto bisogna tener duro: non è facile vedersela con suo padre – “Il Capo” – un quasi alcolista che passa tutto il tempo stravaccato sull’amaca, ad affibbiare punizioni da telefilm americano. Ed è snervante vivere accanto alla “Foca Monaca”, la sorella triste e timorata di Dio. Quanto alla madre, è scappata col tizio della stazione di servizio, e ormai si può star certi che «starà passando il tempo a farsi fare il pieno dal benzinaio». Non piange mai, il protagonista di questa storia. Piuttosto stringe i pugni, sbuffa e s’affanna, ripetendo a se stesso di essere il più in gamba, anche se la vita gliele dà ogni giorno di santa ragione; anche se le prende perfino da Chiara, la ragazza di cui s’innamora: bella, sveglia, inaccessibile a sfigati come lui, eppure catturata suo malgrado da questo buffo adolescente scapigliato e spaccone, tenero e brancaleonesco, che s’insinua a forza nella sua vita scatenando irresistibili schermaglie. Il Muro di Berlino che crolla e un divertente gioco di riferimenti pop e telefilmici fanno da sfondo a questo romanzo, un Jack Frusciante da periferia che strappa il sorriso a ogni pagina, illuminato da una scrittura esilarante ma a tratti dolente, insieme cinica e romantica come il suo protagonista, che s’inserisce a buon titolo nella nobile tradizione dei perdenti di talento, come Il giovane Holden o i personaggi di John Fante.

MIA SORELLA E’ UNA FOCA MONACA

Frascella Christian

Un nuovo episodio della serie Hap e Leonard, avventure all’insegna del politicamente scorretto e un viaggio attraverso un’America ancestrale, bollente, esasperata e sul punto di esplodere. Dopo mesi di lavoro in mare, Hap Collins torna a casa e trova il suo migliore amico, Leonard Pine, disoccupato e in crisi per la fine della sua relazione con Raul. Per distrarsi i due vanno a chiacchierare in un campo all’aperto, sparando proiettili a dei barattoli di latta. D’improvviso, dagli alberi salta fuori uno scoiattolo rabbioso che morde Hap e lo costringe a un ricovero immediato in ospedale. Durante la convalescenza Leonard scompare. Hap prova a chiamare a casa ma nessuno risponde. Approfittando della visita in ospedale del tenente e amico Charlie Blank, Collins gli chiede di fare un controllo. Il giorno dopo Blank si presenta con due notizie: Leonard è irrintracciabile ed è accusato dell’omicidio di un biker. Hap chiede a Blank un po’ di tempo per ritrovare Leonard e scagionarlo. Ma la cosa non è semplice. Nella vicenda sembra essere coinvolto King Arthur, il re del chili, ed una serie di attività che oltrepassano il lecito. A complicare tutto l’improvvisa storia d’amore fra Hap e l’infermiera Brett Sawyer, donna dal passato turbolento e da un presente difficile e fatto di minacce...

BAD CHILI

Lansdale Joe R.

1 – Introduzione alla sezione fantasy

"Il fico che cresce sulle rovine della fortezza, emblema e geroglìfico del nuovo libro di Claudio Damiani, ha i giorni contati. Verrà qualcuno a restaurare gli spalti del diroccato maniero aristocratico dove cresce, sradicando quella forma di vita abusiva, vita incurante della sua propria bellezza, capace di assentire al suo destino senza opporgli un'assurda resistenza. Dall'albero il poeta ricava l'insegnamento supremo: è possibile amare la vita senza avvelenarla con la paura della morte. È possibile, dunque, la felicità, quella pura e gratuita vibrazione dell'essere qui, dell'esserci ora, minuscolo filo saldamente intrecciato all'arazzo del cosmo? Come un saggio taoista, Damiani non si stanca mai di dipingere a rapidi colpi di pennello paesaggi nei quali gli uomini e le bestie, le piante e le pietre, le nuvole e le acque sono gli elementi solidali dello stesso prodigio, ovvero una sola materia senza più nome, disponibile a tutti gli esperimenti di un'alchimia interiore capace di trasformare in oro il fardello dell'impermanenza e l'angoscia del tempo che fugge. Oltre il piacere del testo, ai lettori di questo libro si offre una terapia sottile ed efficace come solo sanno essere i consigli di chi è capace di curare se stesso, e non smette mai di farlo." (Emanuele Trevi)

il fico sulla fortezza

Damiani Claudio