Narrativa

La Forma Fragile del Silenzio

Pigola Fabio Ivan

Descrizione: Imperniato attorno a un leggendario brano blues, il racconto parla con la voce di un sedicenne che scopre di avere un difetto irreversibile all’udito. Il suo è un viaggio attraverso la presa di coscienza dell’handicap, ma è anche il cammino di un teenager come tanti, alla ricerca della propria identità. È un’empatia che lo sorregge dove i sensi vengono meno: trasporta lontano e pone un diaframma tra lui e il mondo degli uomini che si muovono in fretta, e coltivano cinici il destino come fosse un’occasione. Il ragazzo osserva, memorizza i suoni per riascoltarli nell’animo e attende il silenzio che verrà, e che forse sarà davvero un’occasione. Lo fa in disparte, perché non ama la compagnia chiassosa e accessoria delle conoscenze di passaggio. L’affiancano gli amici dai quali trae, come dalla musica, l’energia per combattere la deriva. L’amicizia è il sentimento che conforta e dà voce a ogni cosa, mentre sul mondo cade fragile il sipario del silenzio.

Categoria: Narrativa

Editore: Edizioni della Sera

Collana:

Anno: 2016

ISBN: 9788897139652

Recensito da Daniela Frascati

Le Vostre recensioni

“Alla mia età ci sono tutte le ragioni per amare ogni tipo di baccano, e nessuna per non poterlo sentire. Il suono è perdersi ad ascoltare le faccende disperse degli altri, le storie degli oggetti, delle cose altrimenti indefinite, prigioniere solo della forma.”
La Forma Fragile del Silenzio
è il raffinato romanzo d’esordio di Fabio Ivan Pigola; un romanzo che ha l’intensità e il pathos emozionale di una lunga poesia e la forza di un romanzo di formazione.
Il protagonista, Paolo, Hombre lo chiamano gli amici della band con i quali divide la  passione per la musica, ha sedici anni e una sensibilità speciale che lo mette in relazione profonda con quanto, persone, situazioni, cose, fa parte del piccolo mondo quotidiano che misura la sua esperienza. Un mondo dove “I sentimenti sono una lunga costruzione che spesso rallentiamo per farla durare nel tempo” e che per lui, ragazzino cresciuto in una famiglia spaiata,  sono la solidità che gli fa affrontare senza  disorientamenti e paure la vita.
In questa età vorace che è l’adolescenza Hombre vive con una consapevolezza di sé che è concessa a pochi suoi coetanei, poiché diventare adulti è spesso un confronto aspro con il mondo fatto di conflitti e tensioni. Per lui, nell’equilibrio mutevole che lo scorrere del tempo determina, questo passaggio d’età sembra essere una conquista a viso aperto, uno slancio empatico verso il futuro,  fino a quando, dentro le giornate scandite  dalla musica della sua band che è feeling e   condivisione di emozioni,  irrompe, lacerante come una nota stonata, l’imprevisto: una forma di ipoacusia neuronale che progressivamente lo condannerà alla sordità. Un’interruzione di vibrazioni sonore, all’inizio intermittente, appena un disturbo che smorza i suoni e spezza le note, poi il vuoto del silenzio che dilaga ammutolendo il mondo, soffocando parole, rumori, melodie.
Da questa menomazione, da questo silenzio che il destino gli impone,  prenderà l’avvio  il vero percorso di formazione che Fabio Ivan Pigola fa compiere al protagonista de La forma fragile del silenzio. Una duplice presa di coscienza: l’incamminarsi verso l’età adulta dove la complessità delle vita e delle relazioni non potrà più mostrare la limpidezza innocente dell’infanzia, e il viaggio ignoto  e terribile di una quotidianità incollata all’handicap, la cui avanguardia già mostra la spoliazione che provocherà nella sua esistenza.
Così mentre si affanna a cercare indicazioni e segni di come affrontare il silenzio, “Ho cercato sui libri e nelle notti sul web una guida, un libretto d’istruzioni, ma il popolo degli audiolesi sembra tanto variegato da avere scarse indicazioni per chiunque.”, allo stesso tempo modella un orecchio interiore, tutt’uno con la memoria, che possa  registrare ogni più piccolo suono, ogni rumore, dal frusciare del vento allo stridore dei freni, dalla musica, la sua passione, alle voci predilette degli amici, di Sugar il suo amore  adolescente, della madre, dello zio, maestro di vita che non avrà più parole da consegnargli.

“Come nei film in muto, è la fantasia ad aggiungere urla, sirene, frenate, detonazioni, gorgoglii o sconquassi. Le porte si aprono e riepilogo a memoria lo sfiato del veicolo, lo stridore di freni e ferraglia che tanto mi disturbava. Esploro il corpo alla ricerca di un bottone da schiacciare,una manopola da ruotare, un tasto come quelli degli strumenti musicali, ma non vi è ritmo che batta invano. Tutte le note hanno melodia, è inutile perseguitarle in un elenco riassuntivo destinato all’addio.”

Malgrado il danno che gli è toccato in sorte e che progressivamente s’insinua nelle pagine del bel romanzo di Pigola, è con leggerezza e poesia che seguiamo Hombre nell’apprendimento al silenzio; come Alice di fronte ai paradossi del suo viaggio sotterraneo, Hombre  ci scivola dentro,  ci si adatta, acconsente alla mutilazione non per sopravviverle ma per viverla  come un’opportunità diversa.

La forma fragile del silenzio è una storia delicata, scandita da una scrittura perfetta, rigorosa come una partitura musicale, profonda e nitida come la sofferenza silenziosa, quasi rassegnata di Hombre che guarda il suo handicap con la consapevolezza di un limite insanabile.
L’ostacolo del silenzio è una parete alta e troppo liscia, ogni tentativo di scavalcarla con gli occhi si spegne prima di scoprire un appiglio.

Eppure l’avvolgente e coinvolgente romanzo di questo adolescente sopraffatto dal silenzio della sua sordità, ha qualcosa di stridente che non si afferra subito ma sopraggiunge come un raschio dentro la quiete di quel  mondo senza suoni. Tutto è perfetto in questa storia; su tutto Hombre e la sua disarmante sensibilità, il suo accettare senza dramma né ribellione il male fisico che gli è toccato. Ma l’accettazione consapevole e matura del mondo che perde progressivamente voce e che  Hombre sa trasformare in un salvifico principio di realtà da assecondare, rimbomba oltre le pagine e diventa   metafora,  paradigma di un silenzio generazionale da cui la nostra società sembra essere colpita. Nell’opposta, ma speculare, condizione di chi vive sommerso da suoni, rumori,  musica, frastuono, parole senza risonanze interiori né echi,  si è ingenerata una sordità tanto più potente e disperata di quella di Hombre, una sordità alla compassione, alla ingiustizia, all’amore per l’altro  che ha sprofondato tutti in una rassegnazione che nessun altra generazione avrebbe subito. Un arrendevolezza al mondo così com’è, deciso dall’alto e da altri, che  sa di rinuncia e di accomodamento quando i sedici anni dovrebbero essere, invece,  l’età dell’urlo e della rivolta.
“Già prima non ero fra i protagonisti, ora sono acqua che la terra non trattiene, evaporo e torno in aria senza essere succhiato da alcuna radice.” 

Daniela Frascati

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Ivan

Fabio

Pigola

Libri dallo stesso autore

Intervista a Pigola Fabio Ivan

C'è un patrimonio di inestimabile valore nascosto in una lussuosissima villa di Hollywood Heights. Si tratta di una collezione di vini tra i più pregiati e preziosi che si possano trovare sul mercato: Lafite Rothschild, Latour, Margaux, Figeac, Pétrus.Ogni bottiglia vale migliaia di dollari e Danny Roth, un ricco avvocato, le conserva gelosamente lontano da occhi indiscreti. Ma un giorno commette un errore e accetta di parlare dei suoi favolosi esemplari al «Los Angeles Times» per la pagina di enologia. Un peccato di vanità fatale, perché durante la notte di Capodanno qualcuno fa irruzione nella villa e i vini vengono rubati. Per indagare sul furto viene assoldato Sam Leavitt, un investigatore privato dal passato oscuro e rocambolesco: prima ladro-gentiluomo, poi avvocato. Sam è l'unico in grado di risolvere velocemente questa spinosa questione, proprio grazie ai suoi trascorsi non limpidissimi. Per localizzare una refurtiva così preziosa le prime ore sono fondamentali. Ecco perché Sam non perde tempo e inizia subito un viaggio che dai filari di viti della Califomia lo porta fino nei vigneti baciati dal caldo sole del Sud della Francia, a Bordeaux, la capitale mondiale del vino. Qui, aiutato dalla bellissima e misteriosa esperta di vini Sophie Costes, si mette sulle tracce di un ricco collezionista di Marsiglia, Monsieur Reboul. È solo un caso che l'uomo l'anno prima abbia tentato di comprare parecchi dei vini scomparsi? Per scoprirlo Sam e Sophie dovranno addentrarsi nei bui corridoi della cantina di Reboul, anche usando mezzi non del tutto leciti...

IL COLLEZIONISTA DI MARSIGLIA

Mayle Peter

Grida il mio nome

Gaia, 38 anni, porta la taglia 38, vive nel centro di Milano e in equilibrio perfetto sul suo tacco dodici si muove disinvolta tra sfilate e locali alla moda: del resto ha un marito che le garantisce una grande agiatezza, un amante il cui profilo su Facebook dice sempre "innamorato", una figlia che va alla scuola steineriana, due amiche di nome Ilaria e Solaria, un iPhone, un iPod, un iPad e una psicanalista che a ogni seduta pronuncia queste parole: "Sono trecento euro". Madre in carriera, può vantare l'invenzione dell'apericena, rito che ha ormai contagiato l'intera penisola, e la soddisfazione di non avere fatto mancare nulla alla figlia Elettra senza per questo trascurare il lavoro. Nessuna sbavatura, insomma. Eppure il passato bussa, implacabile, nel sonno. Un incubo ricorrente, che sembra voler riportare a galla qualcosa... Prima o poi Gaia dovrà decidersi a parlare di suo padre. E dei suoi tre anni di black-out. Anche perché a un tratto nel suo presente si è aperta una piccola crepa, destinata ad allargarsi come la tela di un ragno e a mandare in pezzi le sue sicurezze: il licenziamento dall'agenzia di comunicazione dove lavora, un'impasse sentimentale inattesa, la carta di credito bloccata, Elettra che lancia segnali di un disagio sempre più ineludibile... Con irresistibile vena satirica, unita qui però a uno sguardo profondamente partecipe, Giuseppe Culicchia dà vita a un personaggio femminile tragico e grottesco, risucchiato in una spirale di menzogne e forzature che mostrano il volto più fasullo della borghesia d'inizio millennio, celebrandone i riti e insieme il declino; e al tempo stesso scrive un libro civile, capace di svelare il bene nascosto sotto la patina del nostro vivere quotidiano come le radici di un albero frondoso che spezzino la crosta dell'asfalto per dare ossigeno alla città. Attraverso una vertiginosa capacità di scavare nei cliché linguistici e umani, Culicchia procede insinuando variazioni minime nell'infinito gioco di specchi nel quale nostro malgrado ci muoviamo. E - in bilico tra il dolore e il sorriso - libera sulla pagina quelle piccole rivelazioni che sono il nucleo di un cambiamento possibile. Perché, toccato il fondo della crisi, si può ricominciare a vivere, spogli di tutto ma ricchi come mai prima.

VENERE IN METRO’

Culicchia Giuseppe

I delitti della Rue Morgue