Saggi

La frantumaglia

Ferrante Elena

Descrizione: Questo libro ci porta nel laboratorio di Elena Ferrante, ci permette di dare uno sguardo nei cassetti da cui sono usciti i suoi primi tre romanzi e poi i quattro capitoli dell'"Amica geniale", offrendo un esempio di passione assoluta per la scrittura. La scrittrice risponde a non poche delle domande che le hanno fatto i suoi lettori. Dice, per esempio, perché chi scrive un libro farebbe bene a tenersi in disparte e lasciare che il testo faccia il suo corso. Dice i pensieri e le ansie di quando un romanzo diventa film. Dice com'è complicato trovare risposte in pillole alle domande di un'intervista. Dice delle gioie, delle fatiche, delle angosce di chi narra una storia e poi la scopre insufficiente. Dice dei suoi rapporti con la psicoanalisi, con le città in cui è vissuta, con l'infanzia come magazzino di mille suggestioni e fantasie, con la maternità, con il femminismo. Il risultato è l'autoritratto di una scrittrice al lavoro.

Categoria: Saggi

Editore: E/o

Collana: Dal mondo

Anno: 2016

ISBN: 9788866327929

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

La frantumaglia è un’opera-saggio di (e su) una scrittrice - Elena Ferrante – assurta all’attenzione della cronaca sia per le cifre relative alle vendite delle sue opere, sia per il mistero che ha avvolto un’identità violentata – non certamente infranta – da indagini e rilevazioni di certa stampa che intende il giornalismo in concezione sensazionalistica, anche a scapito delle volontà dei soggetti violati.

Questo volume si rivolge a chi ha letto, amato, discusso L’amore molesto (1992) e I giorni dell’abbandono (2002)”, i primi due romanzi di Elena Ferrante”.
Pertanto, per sua natura, l’opera è particolarmente indicata ai lettori che vogliano approfondire da un punto di vista critico tanto le prime due opere dell’autrice, quanto la sua poetica e le sue scelte editoriali.
Abbiamo deciso di raccogliere qui alcune lettere dell’autrice alle Edizioni e/o, le poche interviste rilasciate, la corrispondenza con lettori d’eccezione”.

In merito alla scelta di non apparire, le dichiarazioni della Ferrante si caratterizzano per un’estetica di rara finezza (“Io credo che i libri non abbaino alcun bisogno degli autori, una volta che siano stati scritti. Se hanno qualcosa da raccontare, troveranno presto o tardi lettori…”) in un’epoca nella quale troppo spesso, e troppo facilmente, l’editoria si comporta alla stregua di qualsiasi settore produttivo-commerciale e privilegia la strategia del marketing e dell’immagine rispetto all’attenzione per la qualità, dimenticando che un libro non è un prodotto materiale – o peggio ancora fungibile -, bensì un’opera dell’ingegno che dovrebbe appartenere, se non al mondo dell’arte, almeno al perimetro della cultura.

Con grande capacità di analisi, nelle sue lettere agli editori, Elena Ferrante declina a chiare lettere la distinzione tra libro e scrittore (“Io penso che la buona novella sia sempre: è uscito un libro che vale la pena di leggere. Penso anche che, chi l’ha scritto, alle lettrici e ai lettori veri non importi niente”), argomenta sullo “scrivere a comando” (A un giornalista disse “Il grande Cechov… lo vede questo? Passi domani e le darò un racconto intitolato il posacenere”) e applica le proprie teorie anche alla sceneggiatura de L’amore molesto di Martone (“Sarò… lettrice di un mio lettore che mi racconterà, a modo suo, con i suoi mezzi, con la sua intelligenza e sensibilità, ciò che ha letto dentro il mio libro”).

Il desiderio di rimanere dietro le quinti viene definito “un desiderio un po’ nevrotico di intangibilità”, appare un’esigenza di ritirarsi dopo la prova della scrittura (“Quando il libro è finito, è come se si si fosse stati frugati con eccessiva intimità e non si desidera altro che riguadagnare la distanza, ritornare integri”) e un legittimo, difensivistico bisogno di protezione (“Non mi resta quindi che proteggermi dai suoi effetti…”) anche a tutela della propria vita personale (“Ho una vita che giudico soddisfacente, sia sul piano privato che su quello pubblico – … voglio tener ferma quella che considero una piccola conquista”), oltre che una garanzia di libertà creativa (“Scrivere sapendo di non dover apparire genera uno spazio di libertà creativa assoluta. È un angolo mio che intendo difendere, ora che l’ho sperimentato. Se ne fossi privata, mi sentirei bruscamente impoverita”).

L’opera è stimolante anche per i riferimenti letterari.
In occasione del Premio Procida, Elena Ferrante s’interroga su eventuali affinità con Elsa Morante (“Le parole fanno viaggi imprevedibili nella testa di chi legge. Cercavo… parole sulla figura materna…”) e ravvisa ne Lo scialle andaluso (“Vestire altre donne era facile; ma vestire la madre era perdere la guerra con l’Informe, era infagottare…”) una troppo tenue connessione con la protagonista de L’amore molesto.
Tra il 2002 e il 2003, dopo I giorni dell’abbandono, Elena Ferrante ha rilasciato tre interviste” (ndr: a Goffredo Fofi, a Stefania Scateni e a Jesper Storgaard Jensen): a chi propone analogie tra Olga e Una donna spezzata della De Beauvoir, Elena Ferrante oppone piuttosto una similitudine con la Didone del IV libro dell’Eneide.

Personalmente sono rimasto affascinato da questa inversione della prospettiva rispetto all’id quod plerumque accidit nell’editoria contemporanea: dal narcisismo all’etero-riferimento, dall’autore all’opera, dallo scrittore al lettore, dall’esibizionismo alla riservatezza, dalla fungibilità all’originalità, dal consumismo all’intimismo…

Per un nostro commento ai due romanzi sui quali si soffermano gli scritti raccolti ne “La frantumaglia”, Vi rinviamo ai seguenti link (ovviamente anteriori), confessando che questo saggio-raccolta-epistolario stimola a una rilettura delle due opere alla luce di una nuova consapevolezza circa la poetica dell’autrice:

L’amore molesto 

I giorni dell’abbandono

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Elena

Ferrante

Libri dallo stesso autore

Intervista a Ferrante Elena


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Un romanzo costruito di racconti concentrici, un puzzle le cui tessere sono sguardi diversi sulla stessa storia. Una donna ancora giovane, con una figlia bambina e una adolescente, una donna ancora bella e baciata dalla grazia di una eccezionale sensibilità creativa, si ritrova prigioniera della stessa prigione che si è chiusa attorno al corpo di suo marito, Pietro, anche lui giovane ancora bello, ancora forte, ridotto dalle conseguenze di un incidente a vegetare muto e inconsapevole, paralizzato e totalmente dipendente, senza potere vivere, senza poter morire. Si chiama Miriam, la donna. Corteggiata, amata. A quattro anni dalla tragedia si trova in bilico fra la voglia di ribellarsi al dolore e il bisogno di sacrificargli tutte le sue possibilità, tutto il suo possibile futuro, come a un Dio Minore da placare. Certa che non riceverà niente in cambio. Attorno a Miriam e alle sue oscillazioni “gli altri”: ciascuno a suo modo colpito e modificato, colpito e atterrito, colpito e affondato. Da lei, Miriam, da lui, Pietro. Gli altri: la bambina, la ragazza, l’uomo ancora giovane, l’uomo più vecchio. tutti a confrontarsi con se stessi e con Miriam, con Miriam e con Pietro, come ci si confronta, consapevoli o no, continuamente, con la morte e con l’amore.

MIRIAM E LA GEOMETRIA

Grosso Luisa

In un mondo alternativo terribilmente bello e malinconico, Jack Kerouac si prepara a passare nove settimane nello spazio per conto della Coca-Cola Enterprise. Marilyn Monroe fa la commessa in una libreria. Il tirannico Arthur Miller si è comprato una casa sulla cascata... Dopo un'assenza di molti anni, torna il libro culto di Tommaso Pincio. Ambientato durante gli anni Cinquanta - reinventati in modo da diventare tra i più veri e struggenti mai raccontati – “Lo spazio sfinito” è popolato dai personaggi del nostro immaginario collettivo (oltre a Kerouac, Marilyn e Miller c'è il Dean Moriarty di “Sulla strada”, e il giovane Holden...), i quali però, attraverso le loro vicende di solitudine, desiderio, amicizie infrante, cuori spezzati e vite da riscattare, si rivelano maledettamente simili a noi. Quando il libro uscì la prima volta, alcuni critici gridarono al capolavoro e solo pochi fortunati lettori fecero in tempo ad amarlo: a causa di una complicata questione editoriale, il romanzo scomparve molto presto dalle librerie. Ora è ritornato, ed è pronto a occupare il posto che merita tra i classici contemporanei della nostra narrativa.

LO SPAZIO SFINITO

Pincio Tommaso

La fanfara di Bellano è nei guai. Evelindo Gavazzi – cui è affidato il delicato compito di suonare il bombardino nella fanfara che sul molo accoglie i viaggiatori che sbarcano a Bellano – non fa più parte dell’organico: è bloccato in casa a suon di sberle dalla novella sposa Noemi, che non sopporta che faccia tardi e torni a casa ubriaco. Almeno il cappello racconta le avventure della banda orfana di bombardino e della sua gloriosa rinascita. Protagonista del nuovo romanzo di Andrea Vitali è un’improbabile congrega di musicisti: il suonatore di cornetta Zaccaria Vergottini e la seconda cornetta Eumeo Vergottini, il clarino Guzzin (al secolo Augusto Boldoni), il basso Aurelio Leoni. E soprattutto Onorato Geminazzi, giunto nel borgo come in esilio dalla natía Menaggio: sarà proprio il Geminazzi – in seguito a un imprevisto intreccio di circostanze – l’artefice e protagonista della rinascita della banda e della sua trasformazione nel glorioso Corpo Musicale Bellanese. Tra gli altri protagonisti, oltre alla signora Estenuata, consorte del Geminazzi, ci sono il traghetto Patria, l’Amaro Grona, l'oste Bormida Pinìn, il paese di Bellano e le sue frazioni Obriaco, Lezzeno, Bonzeno, Biosio e Oro, il signor podestà e i Regi Carabinieri. C'è naturalmente anche il cappello, quello dell'uniforme della banda, al centro di mille e uno equivoci.

ALMENO IL CAPPELLO

Vitali Andrea

Immersa nel caldo torrido di luglio, la città si appresta a festeggiare una delle sue ricorrenze più popolari, quella della Madonna del Carmine, quando viene sconvolta da una terribile notizia: la tragica fine di un medico, professore universitario di ostetricia e ginecologia, stimato come professionista e molto amato per l'attività gratuita che svolge a favore delle famiglie più povere. Il dottore, caduto da un'impalcatura in circostanze poco chiare, era sposato e aveva un figlio piccolo. Ricciardi è incaricato di indagare sul caso: deve scoprire se qualcuno ha spinto l'uomo nel vuoto, e come al solito "il fatto", l'immagine dell'ultimo istante di dolore del morto, lo perseguita. Ma questa volta il commissario è distratto da uno dei momenti più difficili della propria esistenza; su di lui incombono l'abbandono e il lutto.

In fondo al tuo cuore. Inferno per il commissario Ricciardi

De Giovanni Maurizio