Racconti

La gente non esiste

Zardi Paolo

Descrizione: Una voce si muove tra ombrelloni e corpi distesi al sole, ne coglie il chiacchiericcio ingombrante, i movimenti imperscrutabili. Coinquilini di un condominio si cercano come fossero l’ultimo avamposto di un’umanità che scompare. Una ragazzina è certa che il mondo stia finendo, e vede nel suo fratellino parpalegico la risposta a ogni sua paura. Un padre nasconde a sua figlia il lavoro che fa - l’editore - spacciandosi per un attore porno. Due astronauti in orbita vedono i continenti spegnersi uno dopo l’altro, la Terra inghiottita dal buio di qualcosa che non conoscono, convincendosi che nel piccolo abitacolo che abitano, resista l’ultimo germe del futuro. Questi alcuni dei racconti di questo nuovo e sorprendente libro.

Categoria: Racconti

Editore: Neo Edizioni

Collana: Iena

Anno: 2019

ISBN: 9788896176658

Recensito da Tommaso De Beni

Le Vostre recensioni

La gente non esiste

Descrizione

Anna sussurra una frase: “sotto ogni cuscino c’è un Dio”. Lo dice senza un motivo apparente, quasi sovrappensiero, prima di lasciare una sua amica. È una considerazione tanto vasta quanto intima. L’improvvisa consapevolezza che dietro ogni cosa ci sia una sorta di grazia, come un nucleo primigenio, nascosto e inafferrabile. Ognuno dei racconti qui raccolti sembra una tappa verso questo svelamento; i personaggi, protagonisti inconsapevoli di questa ricerca squisitamente terrena e laica. Una voce si muove tra ombrelloni e corpi distesi al sole, ne coglie il chiacchiericcio ingombrante, i movimenti, imperscrutabili. Coinquilini di un condominio si cercano come fossero l’ultimo avamposto di un’umanità che scompare. Un uomo riceve mail da una misteriosa ragazza russa e decide di credere all’amore più finto che possa esistere. Due fratelli scoprono nella vecchiaia della madre un segreto capace di cambiare le loro vite. Significati da dare a attimi o a intere esistenze che Paolo Zardi racconta con una levità apparente per poi fare affondi che toccano il cuore e aprono la mente. La sua scrittura indaga un tempo sempre più confuso, in cui il passato stenta a resistere mentre il presente si carica di indizi paradossali, a volte raggelanti. La gente non esiste dice l’autore. Esistono gli uomini, i loro insopprimibili desideri, le speranze insondabili, le misteriose direzioni che tessono ogni vita.

Recensione

Il racconto è un genere letterario molto nobile e difficilissimo. Prediletto in alcune epoche, come l’Ottocento e il primo Novecento, è andato via via diradandosi. Gli editori di solito sono restii alla pubblicazione di raccolte di racconti, perché vendono poco e si prestano difficilmente al caso letterario rispetto al romanzo. Gli autori che sono riusciti a vendere con i racconti sono pochissimi, come Carver e Bukowski. Poi ci sono altri autori che hanno scritto ottimi racconti, come Foster Wallace, Easton Ellis e King, ma che sono divenuti famosi con i romanzi. A Carver, padre più o meno legittimo del minimalismo, assomigliano in alcuni momenti i racconti del padovano Paolo Zardi in La gente non esiste. In comune con lo scrittore americano c’è l’impressionismo dei frammenti, delle tranche de vie, squarci di vita privata di persone qualunque. Di solito le raccolte di racconti funzionano di più se presentano temi e stili comuni. In “La gente non esiste” banali elementi della quotidianità si caricano di significati ulteriori come correlativo oggettivo di qualcos’altro, un segno, un’epifania che, citando Montale, «schiude la divina indifferenza» prima di tornare tutti «all’inganno consueto». Le vette più alte sono raggiunte a mio avviso grazie ai toni apocalittici, come in “Il ventunesimo secolo” (che è anche, tolto l’articolo, il titolo di un romanzo di Zardi), il mio preferito in questa raccolta. «Le cose erano finite di colpo, oppure erano finite da un sacco di tempo e nessuno ci aveva fatto caso, e quando se n’erano accorti, quando si erano resi conto che non c’era niente che andava per il verso giusto, erano rimasti tutti senza parole. Era quello il vero dramma. Il duemila, cominciato con qualche speranza, era ormai roba da sciacalli, un secolo pieno di sabbia tra le fessure, negli ingranaggi, dentro gli interstizi. E iniziava a sentirsi il tanfo di quel cadavere gigantesco che era diventato l’Occidente» (pag.81). Spesso in La gente non esiste si fa riferimento alla fine, che sia del mondo, di una storia d’amore, di un lavoro, della vita stessa. Ma tutti i racconti sono pervasi anche da un grande sentimento di compassione umana, come se l’unica cosa da fare contro l’ineluttabilità del destino fosse costruire quella «socìal catena» auspicata da Leopardi. E così, se il filosofo tedesco Nietzsche è stato dichiarato pazzo per aver provato pena fraterna per un cavallo, il protagonista di “Riverbero” rischia di fare la stessa fine per il suo impulso di abbracciare persone a caso e volergli bene pur non conoscendole. «Se mi guardo dentro, se dimentico per un attimo le preoccupazioni contingenti, quelle passate, le presenti e le future, vedo un cuore insolitamente stupido, per certi versi ingenuo ma irrimediabilmente felice per il semplice fatto di essere al mondo». (pag. 207).

Il sito web della casa editrice Neo Edizioni

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Paolo

Zardi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Zardi Paolo


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Pubblicato nel 1957 nella collana einaudiana "I Gettoni", sotto la direzione di Elio Vittorini, torna in libreria "Gymkhana-Cross", di Luigi Davì: racconti sulla quotidianità di piccoli eroi, ragazzi di ieri divisi tra fabbrica, ragazze, compagni, in una città, Torino, che con la Fiat marciava a grandi passi verso la modernità. Con una scrittura vivace, gergale, asciutta, Gymkhana-Cross descrive un tempo e un mondo in cui gli operai avevano ancora un paradiso, e qualche santo a cui rivolgersi: Davì narra ciò che vede e sperimenta, nell'orizzonte circoscritto di giornate umili e banali, alla periferia di tutto, spesso anche dei cambiamenti. Per portare fino a noi il sapore di gesti semplici (un bicchiere di vino, una partita a bocce), declinati, oggi, con il sentimento dolce della malinconia.

GYMKHANA – CROSS

Davì Luigi

In un punto preciso dello spaziotempo Raffaele, satiro irrequieto, inciampa da una storia all'altra in cerca di successo e Fabio, misantropo nerd, insegue se stesso e la fortuna in un agone digitale di improbabili social. L'incrocio sbilenco delle loro vite innesca un romanzo selvaggio, labirintico, possente. Cometa è l'epopea disastrata, erotica e lisergica degli eroi senza motivo. Archetipi di una generazione fuori fuoco, il cui centro è dappertutto ma sempre altrove. L'odissea senza approdo di una stirpe di eletti a niente che cavalca il progresso come una pulce su un cavallo imbizzarrito, traghettata da sogni frenetici e deliri tecnologici. Gregorio Magini celebra il dispiegarsi incerto dell'epoca che viviamo e approda a una visione del futuro a cui tutti, volenti o impotenti, siamo destinati.

Cometa

Magini Gregorio

Dopo aver lasciato una carriera da manager, Sergio Bambarén ha sposato la natura e i grandi spazi, primo fra tutti il mare e in particolare l'oceano. Ha nuotato con i delfini, ha praticato il surf sulle coste più selvagge, ha trovato amici dal cuore grande. E ha intrapreso una ricerca spirituale. Alle grandi distese di acqua, però, ha anche affiancato il viaggio in uno dei luoghi più magici e avvolgenti della terra: il deserto. Insieme a una famiglia berbera, Sergio ha vissuto l'esperienza intensa ed emozionante di immergersi nel silenzio di sabbie millenarie, dove è possibile svuotare la mente da ogni affanno quotidiano e ritrovare la semplicità delle cose essenziali, quelle che contano davvero.

L’eco del deserto

Bambarén Sergio

"Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal', è l'incipit del romanzo più noto di Luigi Pirandello: Il fu Mattia Pascal (1904). In esso è contenuta la cellula generativa dell'intero libro. Quando lo scrisse, lo scrittore siciliano ne sapeva quanto chi, scorse queste prime righe, si predispone alla lettura. Scelti nome e cognome, cominciano le peripezie del personaggio, il quale presto si trova in una situazione simile a quella dell'autore: deve lui stesso dare vita a "un uomo inventato". Durante questa vera e propria avventura dei nomi, il libro assume la sua forma pienamente novecentesca, nella quale autobiografia e biografia immaginaria si confondono. Consanguineo di quelli che saranno i sei personaggi in cerca d'autore, Mattia Pascal sembra a tratti lanciare messaggi al lettore perché lo liberi dal vincolo cartaceo e dunque dalla sua muta solitudine.

Il fu Mattia Pascal

Pirandello Luigi