Rubriche

La leggenda del Buranco

Maineri Baccio Emanuele

Descrizione: Dall’incipit del libro: Una dedicatoria a un becchino? — E perchè no? Non è egli forse un uomo come un altro e — non ve l’abbiate a male — non può egli essere un galantuomo par vostro e mio? Anzi — e sarei pronto a giurarlo sul Vangelo —, ei valeva assai più di tanti e tanti che han titolo di baccelliere, e magari di dottore, i quali col nastrino all’occhiello dell’abito, sono saliti tant’alto da credere che gli onesti non li ravvisino più per quel ch’e’sono: barattieri solenni. Dico perciò che, se aveste conosciuto quel povero becchino, lo avreste, come me, amato e, aggiungo anche, onorato. Io, allora, ero quasi fanciullo; ma quando il brav’uomo morì, portavo già i peli del labbro superiore arricciati dispettosamente all’insù con quella boria de’ vent’anni, che sarebbe molto ridicola, se non fosse altrettanto innocente. Di quel tempo certi fumi si guardan con occhio benevolo, avvegnachè, più o meno, li abbiamo avuti tutti, quei fumi; e, invero, quella è proprio l’età delle leggerezze e delle scappatelle, le quali — ove non passino la misura o il segno — meritano sempre benevolo perdono. A quei giorni io credo che Tomaso Giona, soprannominato il Griso, andasse oltre i sessant’anni; e tuttavia quel numero di pasque se le portava bene.

Categoria: Rubriche

Editore: Forni

Collana:

Anno: 1984

ISBN: 9788827125021

Trama

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La leggenda del Buranco. Dalla Liguria alle Parole di Lilly – Prende spunto da un volume conservato al Museo Etnografico di Toirano la chiacchierata letteraria di mercoledì 2 maggio 2018. Si tratta di una raccolta di racconti intitolata La Leggenda del Buranco: Streghe, Folletti e Apparizioni in Liguria….

L’autore, Baccio Emanuele Maineri, è vissuto nell’800 (Toirano 1831 – Roma 1899) ed è stato scrittore, bibliotecario, traduttore e insegnante. I suoi scritti sono ripartibili in lavori storici, biografici e critici, romanzi e racconti. La sua produzione letteraria è passata dall’influenza iniziale di Edgar Allan Poe a quella del Manzoni. E’ stato uno dei primi traduttori italiani di Poe. Nel 1858 a Torino apparve una traduzione anonima dei racconti di Poe, col titolo di “Storie Orribili”, poi nel 1869 a Milano col titolo “Storie Terribili” a cura di Baccio Emanuele Maineri. È stato definito il Poe italiano per questa vena gotica, che caratterizza gran parte della sua produzione narrativa. Aver tradotto i racconti di Poe ha prodotto certamente delle conseguenze!

In questo volume, conservato al museo del suo paese natale, si parla delle storie misteriose nate intorno a un luogo particolare, geograficamente e geologicamente individuabile e visitabile (con le dovute cautele). La località si trova a ovest di Pontolo e a sud dell’abitato i Canevari, a circa 600 metri slm, esattamente dove ha la sorgente il rio Buranco. Parliamo di un avvallamento del terreno che prende la forma di un’enorme buca. Il termine Buranco è formato dalla parola burrone a cui si aggiunge l’antico suffisso -anco. Si vuole intendere un luogo scosceso e profondo. In Liguria ha il significato preciso di voragine o grande buco. La troviamo frequentemente in provincia di Savona, per la conformazione caratteristica del territorio, ricco di grotte piuttosto profonde.

Per dare spessore alla sua esposizione il nostro autore non rinuncia a uno stile quasi enciclopedico, a partire dalla nota dedicata al lettore. A Toirano – vecchio e importante borgo del mandamento d’Albenga, nella provincia di Genova, il quale sorge in capo alla valle del Varatella, fiumicello che mette foce a levante di Borghetto Santo Spirito – si dà il nome id Buranco, pronunziato con “u” stretta, francese o lombarda, a quel di Bardineto; la quale propriamente si apre sopra la regione della “Zotta” o conca dei prati. Ignaro e credulo, il popolo serbò sempre intorno ad essa credenze strane inventando le più curiose storie con senso di superstizione e di paura….In generale, il nome di Buranco, Buranchino o Buranchetto significa per il volgo una voragine, più o meo difficile ad esplorarsi, e sempre adombrata di mistero. In fatti, dalla malagevolezza e dai pericoli di scrutare e conoscere tali profondità e recessi, la fervida e paurosa immaginazione del popolo ha sempre formato storie e leggende degne della più sciocca e rozza superstizione, riputando sì che in fondo a quegli specchi o abissi si aprano ciechi pozzi, cunicoli o labirinti in comunicazione col centro della terra, dove d’ordinario il volgo ignorante suol porre la eterna prigione dell’inferno, la reggia e il regno di Satanasso.

Non troppo vetusta la lingua del Maineri, che usa forbita per prendere le distanze da certa rozzezza popolana. Gli episodi narrati, che prendono le mosse dalle originarie leggende legate al tema del Pozzo di San Patrizio, sono facilmente leggibili e godibili anche per un orecchio contemporaneo. Tramandate spesso dagli abitanti che giurano di esserne stati testimoni oculari, queste storie spaventevoli ottengono probabilmente l’effetto di stuzzicare la curiosità del lettore attuale alla visita personale di questi luoghi impervi e maledetti. Per chi volesse mettersi sulle tracce di un Edgar Allan Poe italianissimo e suggestivo non resta dunque che preparare una spedizione avventurosa, ma poco vernesiana, al centro della terra.

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