Narrativa

La luce che pioveva

Zeppegno Giuliana

Descrizione: Una figlia si rivolge alla madre, ne raccoglie l'eredità di storie che appartengono a un'Italia non lontana nel tempo, ma già parte di un orizzonte mitico. L'infanzia tra le cascine del Piemonte, le preghiere al posto delle filastrocche, l'apprendistato alla vergogna e alla fatica, la passione del lavoro, la prima automobile, l'amore per un marito esuberante e fragile, per i figli inaspettati. Procedendo per brevi capitoli che segnano tappe e incontri, "La luce che pioveva" illumina con sguardo acuto e partecipe il percorso di una donna e di un Paese in trasformazione. Un libro intimo che - incalzando il «tu» materno senza mai giudicarlo - narra alla seconda persona singolare l'avventura di un'esistenza normale.

Categoria: Narrativa

Editore:

Collana: I trabucchi

Anno: 2022

ISBN: 9788831312912

Recensito da Ornella Donna

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La luce che pioveva - L’orma editore

Giuliana Zeppegno è nata in provincia di Torino. Autrice di testi di scolastica, insegnante di italiano come lingua straniera e traduttrice dallo spagnolo, dal 2010 vive a Madrid, dove ha svolto un post dottorato in teoria della letteratura. La luce che pioveva è il suo esordio narrativo ed è un libro di grande eleganza e potenza narrativa: un dialogo  tra figlia e madre, narrato alla seconda persona singolare attraverso capitoli brevi e frasi che concise, ma incisive e d’effetto. Una specie di sofisticato e lungo flusso di coscienza dove la figlia racconta l’esistenza, non facile e irta di difficoltà, della madre “Nove figli e due aborti in quattordici anni. Praticamente era sempre incinta, ma tu non te ne accorgesti mai, perché la pancia la mascherava coi vestiti e lavorava come se niente fosse. Ricordi le gonne gigantesche, marroni, e voi bambini aggrappati chi di qua chi di là, anche quattro o cinque insieme, tirando così forte che lei a stento riusciva a camminare.”

Una famiglia numerosa, all’antica, dove il padre era una figura burbera, arcigna, con qualche sporadico sprazzo di affettuosità, che stupiva tutti quando si manifestava: “Dei tuoi fratelli e delle tue sorelle hai qualche ricordo staccato. Istantanee disordinate, slegate l’una dall’altra. (…) Hai qualche ricordo staccato dei tuoi fratelli e delle tue sorelle, ma ti riesce difficile ricostruire chi era come, e cosa facesse. Non vi toccavate se non per sbaglio, e tra di voi parlavate appena. Eppure nei tuoi ricordi eravate un noi. Un groviglio indistinto, e legato stretto nonostante il silenzio, che si sarebbe disfatto solo molti anni dopo.”

Una vita vissuta nelle campagne piemontesi e poi un cammino in salita, irto, spesso costellato di rinunce: “Un giorno dell’inverno di quest’anno/un giorno, un giorno della nostra vita”.

Una vita che è l’ordinario, ma al contempo è Storia, storia di un paese che sta subendo una trasformazione: il lavoro, la prima automobile, l’amore, un marito, i figli. Tappe di un contesto chiuso e moralista, di sacrificio e di annullamento. Alla fine il ritratto ordinario della donna ordinario diventa paradigma di un essere arcaico, assunto a simbolo, attraverso il ricordo mai dimenticato, sempre presente. L’esordio di Giuliana Zeppegno è un’ottima  prova, elegante, filosofica e molto colta…

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