Narrativa

La madre di Eva

Ferreri Silvia

Descrizione: Una madre parla alla figlia tra le mura di una clinica serba. Al di là di una porta stanno preparando la sala operatoria. Eva ha appena compiuto diciotto anni e da quando è nata aspetta questo momento. Vuole cambiare sesso sottoponendosi all'intervento che la renderà come si è sempre sentita: uomo. Sua madre le parla col corpo, perché è il corpo ad essere sbagliato, ingannevole, traditore, un corpo come il suo che la natura stessa vuole negare. In un dialogo senza risposte, sospeso tra l'immaginato e il reale, la madre racconta la loro vita fino a quel momento, ne ripercorre i sentieri come muovendosi in una terra straniera. La sua voce è concreta, toccante, vivida e parla di una lotta che non ha vincitori né vinti, per cui non esiste resa, in cui la forma più pura dell'amore diventa bifronte e feroce.

Categoria: Narrativa

Editore: Neo Edizioni

Collana: Iena

Anno: 2018

ISBN: 9788896176511

Recensito da Tommaso De Beni

Le Vostre recensioni

La madre di Eva

A volte le scrittrici vengono accusate di essere troppo femminili e poco universali. Sivlia Ferreri in questo splendido romanzo impersona magnificamente una madre. Essere madre ovviamente non è un’esperienza che tutti possono provare e quindi è un sentimento esclusivo. In realtà La madre di Eva è un libro che a mio avviso può arrivare a tutti.

Il tema del cambio di sesso viene visto non da un punto di vista politico o sociale e nemmeno da quello del soggetto che soffre di disforia di genere. Viene visto invece mettendo sul piatto la straziante voce di una madre divisa dall’amore incondizionato per la figlia e il dolore per la scelta di cambiare sesso, quasi come se fosse un affronto alla sua autorità. Perché di dolore si parla, inutile negarlo ipocritamente. Per quanto la madre sia progressista e di sinistra, qui si parla di istinti primordiali. Si parla di una donna che, tanto egoisticamente quanto inevitabilmente, pensa al fatto di non poter avere nipotini, pensa al fatto di non poter veder crescere una donna accanto a sé. E altrettanto inevitabilmente si incolpa per aver “sbagliato”, per aver messo al mondo un maschio nel corpo di una femmina. Da madre non può che empatizzare e sentire su di sé tutto il dolore e l’umiliazione della figlia nel suo percorso a ostacoli contro il proprio corpo, prima ancora che contro la società che non la capisce.

La scrittura della Ferrerri è molto precisa, il tema non viene trattato in maniera approssimativa, è stato approfondito e scandagliato prima di essere portato dentro la fiction narrativa. Ci sono riferimenti alla giurisprudenza in merito di cambio di genere e anche alla chirurgia.

La struttura è divisa tra il racconto della guerra civile che ha lacerato le anime dei genitori di Eva, che vuole diventare Alessandro, e l’attualità del dopoguerra in cui tutti hanno perso e in cui la madre accompagna la figlia alla clinica, la aspetta durante l’intervento, per vederla rinascere di nuovo, dopo diciotto anni, per vedere come la scienza corregge gli errori della natura.

Ma si può parlare di errori? I genitori avrebbero dovuto far cambiare idea alla figlia? Questo ovviamente è un tema cardine del romanzo, che rimane aperto a varie interpretazioni. Sicuramente vengono evidenziate quelle che si potrebbero definire, citando il film di Sorrentino, le conseguenze dell’amore. In questo caso dell’amore di una madre. La persona che più ha lottato contro la scelta della figlia è quella che la accompagna nel suo percorso di “morte” e “rinascita”.

Il linguaggio della Ferreri è schietto e spietato: «Urlai contro il mondo con il viso rivolto in alto, che mi ascoltasse, Dio, se c’era. Lo feci perché nessuno poteva sentirmi tra quelle pareti isolate. Lo feci sperando che il rumore del mio pianto facesse crollare il soffitto sopra di me. Volevo franarmi addosso quella casa, così da far morire lei e me nello stesso tempo e distruggere in un colpo solo tutti i tuoi strumenti. Dio ti aveva abbandonato. Glielo dissi per l’ultima volta. E poi siccome non rispose, lo insultai» (pag. 190). Le parole scelte sono drammatiche e pragmatiche, realistiche, i concetti sono apocalittici, complessi, resi attraverso la plasticità di un linguaggio che porta con sé la forza incredibile delle madri, disposte a cambiare  idea, adattarsi alle circostanze, riplasmare la materia stessa del mondo, se necessario, per amore dei figli: «Sono qui per accompagnarti al parto di te stessa» (pag. 192).

Premio Strega 2018: i dodici finalisti

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Silvia

Ferreri

Libri dallo stesso autore

Intervista a Ferreri Silvia


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Perché una sacca di sangue costa 3 euro al Sant’Andrea di Vercelli e 12 al Gallicano di Cosenza? E perché la Regione Piemonte dispone di 700 dipendenti e la Sicilia di 6000? Ci sono tante cose che ci fanno arrabbiare: gli sprechi, le inefficienze e ognuna delle mille male-qualcosa che popolano le cronache quotidiane. Una volta si tratta di truffe. Un’altra volta è una partoriente che ci lascia la pelle a causa di un errore o di un disguido. Un’altra ancora sono i treni fermi in mezzo alla campagna per il sistema andato in tilt. Perché tutto questo? La risposta non viene da differenze culturali o caratteriali che, con facile qualunquismo, si potrebbero individuare. La ragione affonda le radici nella storia: proprio quella di 150 anni fa. Se oggi i cittadini si lamentano per l’eccessivo carico fiscale e per le troppe tasse che gravano sul singolo contribuente, diventa inevitabile rammentare che l’andazzo prese il via giusto un secolo e mezzo fa, quando ci si cominciò a inventare imposte con tanta fantasia e nessuna logica. Se adesso tutti parlano di federalismo (e pochi immaginano come farlo) è perché si riconosce implicitamente che sono stati commessi errori imperdonabili che adesso diventa urgente rettificare. Non un’Italia unita e nuova ma un regno sabaudo allargato, che annette, che conquista e che impone le sue regole e le sue misure. Un travisamento degli accordi e del progetto originario, che ha tradito il Nord danneggiando anche il Sud.

Polentoni

Del Boca Lorenzo

La neve avvolge in una coltre silenziosa la piccola cittadina di Rumilly, nell’Alta Savoia. Due bambini corrono a perdifiato nel bianco sterminato. Per festeggiare il loro decimo compleanno hanno deciso di sfidare la proibizione paterna e intrufolarsi nella tenuta del Castello. In punta di piedi si avvicinano alla finestra e incollano il naso al vetro. Devono scoprire se quello che si racconta del padrone di casa è la realtà. E quello che vedono è ancora più sorprendete delle voci di paese. Il canarino rinchiuso nell’elegante gabbia dorata è davvero tutto blu, e dello stesso colore è il viso del suo padrone, Jean-Antoine Giobert, che vive isolato in quell’edificio in rovina, circondato da campi di Isatis Tintoria, una pianta che fornice un particolarissimo pigmento blu. Unico superstite di una famiglia massacrata durante la rivoluzione, il ricco signorotto non ha che una passione e ossessione: l’indaco. Lo studia e lo sperimenta in ogni sua sfumatura e gradazione, per poi venderla a peso d’oro. Tutta la sua esistenza è dedicata alla ricerca del blu perfetto, su cui scrive un ponderoso trattato e per la quale partecipa, vincendoli sempre, a bizzarri concorsi per la premiazione del colore più puro. Ma nei giorni che seguono a questi successi vengono scoperti efferati delitti che sono pericolosamente simili ai deliri onirici di cui Giobert è preda ormai da molte notti. Per sfuggire al dubbio scagionarsi, è costretto a intrecciare la sue ricerche con quella dell’assassino, in una spirale cupa e ipnotica. Gérard Roero di Cortanze descrive tutta la crudeltà del nostro essere interiore, fino nei meandri più nascosti e proibiti. Una vera e propria favola del male.

Il colore della paura

Cortanze Gérard Roero di

In questo romanzo Franco Forte mette in evidenza tutte le ombre e le contraddizioni della più famosa congiura della storia, arrivando a costruire in modo credibile e coerente con i lasciti storici una teoria tanto affascinante quanto sorprendente: e se Giulio Cesare non fosse affatto morto alle Idi di Marzo? Come potrebbero essere andate le cose? Un nuovo modo di reinventare la storia appoggiandosi a ciò che la stessa storia ci dice...

Cesare l’immortale (Book City Milano 2016)

Forte Franco

Lazzaro è un uomo quasi cinquantenne che ritorna a casa, nella terra natia di Puglia, dopo trent'anni di esilio volontario in Argentina. A riportarlo a casa è un omicidio e un'ingiustizia, di cui è stato testimone. Nel ritornare in Italia, Lazzaro ricava una nuova consapevolezza di sé pacificando i fantasmi del passato e le incognite del futuro. Un romanzo avvincente, una storia che emozionerà il lettore e lo trascinerà in un mistero a sfondo familiare, dove violenza e amore sono le due forse contrapposte.

Il segreto di Lazzaro

Vicidomini Letizia