Narrativa

LA METÁ DI NIENTE

Dunne Catherine

Descrizione:

Categoria: Narrativa

Editore: Guanda

Collana: Narratori della Fenice

Anno: 1998

ISBN:

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Un otto pieno…

La penna della Dunne, precisa e pulita, arricchisce una trama semplice e quasi banale. I flashback si alternano alle pagine di una vita reale descritta minuziosamente, ma senza mai tediare il lettore o rallentare la narrazione; i personaggi appaiono vivi, palpabili.

Non male per un romanzo d’esordio…
Ben, di punto in bianco, senza che Rose ne avesse percepita la benché minima avvisalia, le comunica freddamente la sua intenzione di lasciarla.

Non c’è spazio per il confronto: la decisione è presa, ed è irrevocabile.

Rose, dopo vent’anni di vita condivisa, si ritrova con tre figli da mantenere, una catastrofe emotva da affrontare e, per di più, gravi disagi economici.

In un primo momento, sembra inerme e spaesata, non riesce a reagire alla fine dei suoi sogni. Ma, quando la delusione prende il posto dell’incredulità, mostrandole la cruda realtà dei fatti e spazzando via le convenzioni socilai che l’avevano imprigionata, Rose impara a conoscere se stessa, e scopre la propria forza. Una forza che nasce dalla solitudine e dal senso di abbandono e la fa rispondere con con rinnovato coraggio agli eventi.

Si rimbocca le maniche e diventa finalmente “matura”, comprendendo, accettando ed affrontando la durezza di un destino che non sempre è giusto come lo vorremmo e lo avevamo immaginato.

La cosa bella da notare è che anche il suo linguaggio cambia, e la sua figura nel nostro immaginario perde le rotondità materne per indossare gli spigoli della rabbia.

Un unico grande neo, costato un punto: l’epilogo. E tutti vissero felici e contenti…

Ogni giorno ha la sua pena. Quanto basta per arrivare a sera

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Catherine

Dunne

Libri dallo stesso autore

Intervista a Dunne Catherine

Tre donne regnano sovrane sul palazzo popolare di via Damasco, a Bologna. Sono soprannominate le sultane e hanno dai settant’anni in su. C’è Wilma, che nomina incessantemente il suo morto: è piccola e astuta, un’abile mercante che venderebbe l’acqua santa al diavolo. C’è Mafalda, la donna più tirchia sulla faccia della Terra. E infine Nunzia, bigotta fuori e golosa dentro, incapace di contenersi. Le loro imperfezioni sono state marchiate a fuoco da una vita poco gentile: Wilma non sa fare i conti col suo lutto e litiga in continuazione con la figlia Melania, una disgraziata adescata da una setta satanica che bussa alla porta solo quando necessita di un piatto caldo. Mafalda è costretta ad accudire il marito malato di Alzheimer. Nunzia, in delirio tra i suoi crocifissi, trova sempre il tempo per estorcere pettegolezzi e per concedersi i peccati che riesce ad arraffare. I loro desideri sono palliativi al grande sconforto dell’indifferenza che suscitano. Sono ignorate da un mondo a misura di giovinezza, un mondo incarnato dalla frastornante vicina del secondo piano, Carmela, cui Wilma prova a chiedere maggiore educazione e rispetto delle regole. Ma niente, quella continua a riderle in faccia. Le vecchie sono abituate a non ricevere considerazione, ragion per cui, quando improvvisamente l’esistenza le costringe a una svolta forzata, osano quello che non hanno mai osato fare e rompono tutti i tabù. Così, come tre parche potenti che inseguono disperate lo scoccare del loro tempo, nell’ombra filano i destini di chi ha tentato di metter loro i bastoni tra le ruote...

Le sultane

Oliva Marilù

La misoginia del clero, la fine delle vocazioni sacerdotali, la cultura del silenzio in caso di abuso sessuale, le dimissioni di papa Benedetto XVI, la guerra contro papa Francesco: lo stesso segreto collega tutte queste zone d’ombra della Chiesa. Questo segreto è stato a lungo indicibile, ma oggi finalmente ha un nome: Sodoma. La città biblica di Sodoma sarebbe stata distrutta da Dioa causa dell’omosessualità dei suoi abitanti. Eppure, il Vaticano ospita una delle più grandi comunità omosessuali al mondo. Una rete smisurata di relazioni creatasi attorno alla vita intima dei sacerdoti, capace di sfruttarne le fragilità più profonde e di influenzare l’esercizio del potere della Chiesa, non solo nei corridoi della curia romana. Per quattro anni Frédéric Martel ha vissuto immerso nelle stanze vaticane e ha condotto indagini sul campo in circa trenta paesi. Ha intervistato dozzine di cardinali eha incontrato centinaia di vescovi e sacerdoti. Questo libro rivela il volto nascosto della Chiesa: un sistema costruito, dai seminari più piccoli alla curia romana, sulla doppia vita omosessuale e sull’omofobia più radicale. Martel getta luce su una schizofrenia rimasta fino a oggi insondata: più un prelato si mostra omofobo in pubblico, più è probabile che sia omosessuale in privato. La questione gay naturalmente non spiega tutto, ma è una chiave decisiva per comprendere il Vaticano e la sua posizione nella nostra società. Se si ignora questa dimensione relativa all’omosessualità, ci si priva di un elemento essenziale per decifraregran parte dei fatti che hanno segnato la storia e la politica degli ultimi decenni. “Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita.” Nel pronunciare queste parole, papa Francesco ci ha consegnato un segreto che questa inchiesta sconcertante rivela per la prima volta. C’è un segreto in Vaticano che non può essere ignorato. Perché coloro che tacevano ora hanno accettato di parlare?

Sodoma

Martel Frédéric

Virginia Woolf scrisse che il greco antico è una lingua «che ci tiene schiavi, che ci seduce e ci attira» pur nella sua irreparabile incomprensione. Sì, perché il greco oggi non lo comprendiamo più: la sua unicità è scomparsa per sempre. La lingua greca era, innanzitutto, un modo di vedere il mondo: un mondo in cui non esisteva il tempo delle cose, ma il come, l’aspetto. In cui i numeri delle parole erano tre, singolare plurale e duale – due per gli occhi, due per gli amanti –, ed esisteva un modo verbale per esprimere il desiderio, l’ottativo. Non esisteva il futuro, il greco moderno ha dovuto inventarlo. Il nostro modo di pensare è così diverso che il greco antico non è più parte di noi – linguisticamente siamo orfani. O meglio, diseredati. Queste Lezioni di greco nascono dalla cocciutaggine di chi ha a lungo studiato la lingua greca per rintracciarne il significato profondo – e per dare, nel 2016, significato a chi a questa lingua si avvicina. Nascono soprattutto dalla volontà di mettere fine a ogni paura, soggezione, separazione tra gli italiani moderni e i greci antichi. Si tratta quindi di un viaggio intimo del lettore nelle particolarità del greco antico, con la convinzione che solo l’immaginazione, la fantasia e l’ironia, supportate dalla conoscenza, ci possano liberare dalla schiavitù di una lingua che da millenni ci seduce senza capirla – e trasformarla in amore.

La lingua geniale

Marcolongo Andrea

«Giorni lieti s'avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro. Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu. Si preparava una specie di festa: la casa era intonacata di fresco, il vino ed il pane pronti; pareva che Elias dovesse ritornare dagli studi, ed era con un certo orgoglio che i parenti, finita la sua disgrazia, lo aspettavano. Finalmente arrivò il giorno tanto atteso, specialmente da Zia Annedda, la madre, una donnina placida, bianca, un po' sorda, che amava Elias sopra tutti i suoi figliuoli.»

Elias Portolu

Deledda Grazia