Narrativa

LA MOGLIE DEL COLONNELLO

Montaner Carlos Alberto

Descrizione: “La moglie del colonnello” è il terzo romanzo di Montaner, pubblicato per la prima volta in Italia, dopo aver riscosso un grande successo di critica e di pubblico in Spagna, USA e America Latina. L’edizione inglese è stata un best-seller di vendite sul portale Amazon. È la storia tragica e universale di un adulterio e delle sue conseguenze, raccontata con una prosa chiara e diretta. Montaner approfitta di un tema universale come l’adulterio, per analizzare la repressione della sessualità a Cuba. “La moglie del colonnello” è un romanzo erotico, un thriller carico di suspense, che parla d’amore, adulterio, desiderio e solitudine, esplorando i meandri della sessualità umana. Nella seconda parte il libro è ambientato in una Roma ricca di fascino e di rovine d’un glorioso passato.

Categoria: Narrativa

Editore: Edizioni Anordest

Collana:

Anno: 2012

ISBN: 9788896742518

Recensito da Stefano Costa

Le Vostre recensioni

 

Romanzo di un Autore di fama internazionale, “La moglie del colonnello” appare per la prima volta in Italia grazie all’ottimo lavoro di ricerca di Anorest edizioni – notevole tutta la collana, dedicata non a caso ai “Célebres Inéditos”, diretta da Gordiano Lupi – e grazie alla competenza di Marino Magliani, traduttore dell’Opera.

“La moglie del colonnello” affonda un ragionamento serrato su molteplici punti di vista reggendo il suo insegnamento sul grande pregio di invadere il sociale partendo dalla condizione soggettiva e puntuale della donna, dell’uomo e dei loro corpi. Individuale e collettivo si compenetrano a vicenda, specchi di una società, quella cubana, nella quale il confine tra questi due emisferi appare pagina per pagina sempre più labile; sino a farsi membrana di un setaccio dalle maglie troppo larghe per poter proteggere il primo – l’individuale – dal secondo – il collettivo dispotico in grado di cannibalizzare anche la vita sentimentale del singolo.

I corpi sono tre. Sono quelli di Nuria, attraente psicologa cubana sui quarant’anni; di Arturo Gomez, marito della stessa e alto ufficiale del regime castrista; del professor Martinelli, organizzatore d’un convegno con sede a Roma, cui Nuria è invitata a prender parte.

Sempre fedele al compagno d’una vita, a quel marito che è già braccio operante del regime ma non per questo “padrone”, Nuria si donerà a notti di passione con Martinelli, lasciandosi affascinare non tanto – non solo – dalle virtù dell’italiano o dalle bellezze d’una Roma anni Settanta, quanto dalla prospettiva, forse inconscia, di poter esperire l’esistenza di un’altra sé. Uno degli affondi sociali migliori del romanzo sta in questo, Montaner infatti non cade nel luogo comune che vorrebbe una donna in grado d’emanciparsi solo mediante il sesso. L’equazione “faccio sesso dunque sono libera” non appartiene al corpo di Nuria, e verrebbe da dire che non appartiene neppure al suo universo sociale. La psicologa, infatti, è donna affermata sotto tutti i punti di vista: ha un ottimo lavoro, la cui professionalità la richiama pure all’estero, ha un ottimo marito che la ama, la loro famiglia gode in patria della massima stima.

È qui lo scarto, quel sottile, inspiegabile movimento di cui a volte s’ha traccia nelle ragioni del cuore che sta la trasgressione di Nuria nel momento in cui ha possibilità di conoscere altre prospettive di sé, di quello che sarebbe stato, di come sarebbe se fosse stata un’altra Nuria – sesso o non sesso con l’attraente Martinelli o con chiunque altro. A conferma di questo v’è anche il fatto che la donna pare quasi più appagata dalle lettere che il professore italiano le scrive – in un gioco di cambi d’indentità, come spesso avviene tra persone legate da forte attrazione – piuttosto che dall’atto sessuale in sé e per sé: un godimento di cui l’orizzonte corporale non è che “un” orizzonte, insieme a quello mentale.

Nuria però non sa che il regime sta spiandola per altri motivi legati alla sua famiglia d’origine, ignora inoltre che Arturo è già stato messo al corrente dell’adulterio della moglie e che gli sono state offerte due alternative: le dimissioni da alto ufficiale o il divorzio dalla fedifraga compagna. Non scomoderemo Benjamin per poter ragionare sul valore della “terza scelta”, ma almeno una “Gabriella garofano e cannella” può aiutarci a capire come l’ossessione machista e patriarcale di questa Cuba anni Settanta ritenga inconcepibile che un suo illustre figlio – Arturo Gomez – sia in grado di accettare una tanto ponderante diminuzione della sua virilità. È qui, dove la virilità del singolo uomo è equiparata a quella d’una intera casta socio-politica, che il passo del gigante tradisce la natura d’argilla.

“La moglie del colonnello” è anche altro. Si diceva di corpi, infatti è anche un romanzo erotico, leggibile nell’apprezzare infinite varianti – fisiche e mentali – del gioco d’amore, delle sue implicazioni, di quell’opposizione che solo il sentimento può contro il gelo d’una gerarchizzazione sociale e militare malata, figlia di contraddizioni irrisolte e – viene da dire – irrisolvibili.

Un epilogo non scontato suggella la tragicità di una vicenda umana che si intravede come “totale” sin dalle prime righe, quelle in cui a un altro ufficiale viene ordinato di informare il colonnello dell’infedeltà della moglie:

 

Sono Eduardo Berti, e mai avrei pensato che il destino mi rivelasse il difficile compito di consegnare ad Arturo la “busta gialla”. Tentai di rfiutare la sgradevole responsbilità, ma non ci riuscii. La vita è piena di paradossi imprevisti. Al generale Bermúdez spiegai che Arturo e io ci conoscevamo fin dall’adolescenza, e questo lo aveva amareggiato ancor di più, ma fu inutile. Aggiunsi che sua moglie, Nuria, la bella Nuria, era anche mia amica, e che tutti e tre avevamo studiato nella stessa scuola. Non gliene importava. Sembrava che non mi ascoltasse, o che i miei argomenti non lo interessassero affatto.

 

Che alle alte sfere militari non interessino le ragioni di Berti o che “semplicemente” non le vogliano neppure ascoltare poco importa, sembra dirci Montaner, il risultato rimane immodificabile nel proporre al lettore una e una sola prospettiva: arrivato a chiudere il libro, il lettore sa con certezza chi siano – e perché – i perdenti.

 

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Alberto

Carlos

Montaner

Libri dallo stesso autore

Intervista a Montaner Carlos Alberto

Chi è lui? Chi lo ha generato davvero? Suo padre Alois Hitler, funzionario di dogana austriaco, se lo chiederà sempre. E senza risposta, perché nemmeno sul letto di morte la madre gli svelerà il segreto della sua nascita di illegittimo. E lo stesso ci chiediamo noi di Adolf Hitler: chi è? Chi lo ha generato? Da dove viene il lupo Fenrir che, nelle mitologie nordiche, a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo? Questo noi ci domandiamo, consapevoli che, se si comincia a spiegare, a rispondere alla domanda "perché?", si finisce per correre il rischio di giustificare. E invece lo strenuo sforzo, letterario e civile, di Genna è quello di attenersi alla cruda durezza dei fatti, di raccontarci passo per passo la vita di un uomo che ha incarnato il Male dei nostri tempi, facendone un'epica non celebrativa ma distruttiva, un'epica che si corrode nel suo farsi.

HITLER

Genna Giuseppe

Cresce un'attenzione complessiva per gli aspetti multiformi della figura e dell'opera di Filippo de Pisis dal personaggio inimitabile, tenero, ma anche tragico, alla pittura, alla rivisitazione della letteratura (poesie e prose). La presente raccolta di scritti si giustifica dal titolo davvero suggestivo di un articolo di De Pisis, Confessioni: una scansione di testi lungo l'arco biografico dell'artista, dal 1915 al 1951. Testi di varia natura che hanno in comune un sottofondo di diario, di confessione. Come ogni diario, queste pagine vivono nel gioco sfuggente della vita, delle luci, delle intermittenze, del catalogo quotidiano degli incontri, degli incanti, della effimera eternità. La scrittura si accende nello scatto emotivo di un luogo, di un interno, di una visione, di un quadro, di un oggetto, di un motivo di pittura, di un nulla, di una bellezza anonima: e poi si spegne nella labilità, nella fuga di nuove immagini, nuove parole, nuove illusioni. Ne esce un libro toccante, in una grazia leggera e dolorosa, fino all'ultima struggente confessione: "Spesso mi è venuto di dire che non amo che i quadri che non ho dipinto". Ci sono sì le occasioni, l'irrequietezza e il vissuto del diario, ma anche il continuo altro da sé dell'assenza, della pagina bianca, di quella celeste malinconia delle sue nature morte marine. Il libro è curato da Bona de Pisis (nipote dell'artista) e da Sandro Zanotto, esperto e conoscitore come nessun altro degli archivi e delle carte di De Pisis.

Confessioni

De Pisis Filippo

Denny ha solo sette anni, una madre tossica, un padre folle e alcolizzato, dei compagni di scuola che lo maltrattano e lo considerano pazzo. Quando è solo, per vincere il terrore inventa filastrocche inquietanti. Ha un unico amico, che si fa chiamare Uomo dei Sogni: è un vecchio crudele, trasandato, con un bastone in mano. Se qualcuno fa del male a Denny, l'Uomo dei Sogni non perdona. Arriva e vendica. Pietro di anni ne ha quattordici. È un autistico geniale col dono del disegno. Unico testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini, Pietro fa la sola cosa che gli riesce in modo esemplare: disegna ciò che ha visto. E ciò che ha visto è agghiacciante. Nessuno gli crede, nessuno tranne la sua educatrice professionale. Alice: quei disegni le tolgono il sonno e la precipitano nell'incubo, le ricordano qualcosa che molti anni prima aveva cercato di rimuovere... Ma ora il passato ritorna e travolge. E deve essere fermato.

IL DIVORATORE

Ghinelli Lorenza

“Le Chat curieux” è una rinomata pasticceria nel centro di Montpellier gestita da Juliette e dalla figlia, Florence. La loro vita è scandita dalle visite dei clienti affezionati come Monsieur Girard, che tutti i giorni fa colazione lì da vent’anni, Claire, compagna di giochi dai tempi dell’infanzia, e Madame Marie, la proprietaria della pensione dove si è sistemato Alain, giovane architetto parigino che ha abbandonato lavoro, famiglia, amici per girare il mondo. E poi c’è Didier, scapestrato senza futuro e senza affetti, sempre in bilico tra l’onestà e i piccoli reati, che abita le pagine di un romanzo di cui Florance è l’autrice.

FLORENCE

Becco Monica