Racconti

La morte della Pizia

Durrenmatt Friedrich

Descrizione: «Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma. La morte della Pizia è stato pubblicato da Dürrenmatt all’interno del Mitmacher nel 1976.

Categoria: Racconti

Editore: Adelphi

Collana: Piccola Biblioteca

Anno: 1988

ISBN: 9788845902963

Recensito da Anna Maria Balzano

Le Vostre recensioni

Il racconto, come genere letterario, è spesso sottovalutato: ad esso viene anteposto il romanzo, più lungo e articolato, non di rado comprensivo di digressioni che costituiscono veri e propri racconti a sé stanti.

In realtà questa valutazione nasce da un radicato pregiudizio che considera la brevità un difetto o quanto meno un limite. È utile ricordare, a questo proposito, quanto scrive Calvino nelle sue magistrali “Lezioni americane”. Egli sostiene, infatti, che il racconto, per la sua brevità e rapidità, è il genere letterario da preferire, in quanto in esso è più facile mantenere la tensione e tenere desta l’attenzione del lettore. Egli cita “Le operette morali” di Leopardi come uno dei numerosi esempi di letteratura italiana in cui “il massimo dell’invenzione e di pensiero è contenuto in poche pagine.”

D’altronde anche la letteratura straniera è ricca di pregevoli short stories , basti pensare a Edgar Allan Poe o alle opere brevi di Borges.

Detto questo, esaminiamo come il racconto breve “La morte della Pizia” di Friederich Durrenmatt, parte di una raccolta dal titolo “Mitmacher”, possa essere considerato a ragione un’opera di rilievo per contenuto e forma.

Con magistrale abilità, attraverso i personaggi di Tiresia e della Pizia Pannychis XI, l’autore scardina il complesso sistema sul quale poggia il mito e sottolinea l’inaffidabilità degli oracoli. I due indovini si trovano a rievocare la storia infelice e scellerata di Edipo, e la riscrivono in modo totalmente diverso, dandone una nuova interpretazione, collegando gli eventi che lo riguardano a quelli inerenti alla figura della Sfinge.

Nelle parole di Tiresia alla Pizia è il tema centrale di questo racconto, tema che Durrenmatt affronta con altrettanto impegno in tutte le altre opere: “Non preoccuparti di ciò che può essere stato diverso da come ce l’hanno raccontato e che non smetterà di cambiare faccia se noi continueremo a indagare… La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta.”

La verità dunque cambia volto ogniqualvolta la si rimette in discussione, essa può diventare il mezzo per sovvertire il mondo, senza dare ad esso alcuna certezza. Come non pensare, a questo proposito, a un’altra opera di Durrenmatt, forse più nota, “La promessa – un requiem per il romanzo giallo”, da cui Sean Penn trasse il film omonimo con Jack Nicholson, in cui l’accanimento con cui l’investigatore porta avanti le indagini genera verità ogni volta diverse, tutte plausibili, con una conseguente frustrazione vicina alla follia.

È l’enigma, dunque, il vero protagonista delle opere di Durrenmatt, lo stesso enigma espresso eloquentemente da ogni oracolo, perché è la vita stessa un enigma che va vissuto e interpretato.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Friedrich

Durrenmatt

Libri dallo stesso autore

Intervista a Durrenmatt Friedrich


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

I ritratti di Virginia Woolf – parte seconda

Andrea Pessina, un poeta milanese si racconta

Gli occhi grandi e profondi a forma di mandorla, il volto dai tratti regolari, i folti capelli castani: la bellezza di Maria è di quelle che gettano una malìa su chi vi posi lo sguardo, proprio come accade a Pietro Sala - che se ne innamora a prima vista e chiede la sua mano senza curarsi della dote - e, in maniera meno evidente, all'amico Giosuè, che è stato cresciuto dal padre di lei e che Maria considera una sorta di fratello maggiore. Maria ha solo quindici anni, Pietro trentaquattro; lui è un facoltoso bonvivant che ama i viaggi, il gioco d'azzardo e le donne; lei proviene da una famiglia socialista di grandi ideali ma di mezzi limitati. Eppure, il matrimonio con Pietro si rivela una scelta felice: fuori dalle mura familiari, Maria scopre un senso più ampio dell'esistenza, una libertà di vivere che coincide con una profonda percezione del diritto al piacere e a piacere. Attraverso l'eros, a cui Pietro la inizia con sapida naturalezza, arriva per lei la conoscenza di sé e dei propri desideri, nonché l'apertura al bello e a un personalissimo sentimento della giustizia. Durante una vacanza a Tripoli, complice il deserto, Maria scopre anche di cosa è fatto il rapporto che, fino ad allora oscuramente, l'ha legata a Giosuè. Comincia una rovente storia d'amore che copre più di vent'anni di incontri, di separazioni, di convegni clandestini in attesa di una nuova pace.

Caffè amaro

Agnello Hornby Simonetta

Da ventisette anni il sacerdote Niccolò Moretti varca le porte della Basilica di San Pietro, si genuflette di fronte alla Confessione e sale sull'impalcatura che avvolge il baldacchino del Bernini. Sta per iniziare il restauro in vista della Quaresima quando nota qualcosa disteso a terra e, mentre scende a vedere, si accorge che non è un uccello con un'ala rotta o una sciarpa dimenticata da qualche turista, come aveva pensato. È il cadavere di una donna. Pochi minuti dopo il Vaticano ha già contattato una persona fidata capace di sbrogliare quel mistero rapidamente e senza destare scalpore: Gabriel Allon, restauratore e imprendibile spia del nucleo più segreto dei servizi israeliani. Scampato per miracolo all'ultima missione, Allon si trova già a Roma per presenziare ai lavori di restauro della Deposizione di Cristo di Caravaggio e non ci mette molto ad accorrere nel luogo dell'incidente. Secondo gli inquirenti, la vittima, Claudia Andreatti, si sarebbe suicidata buttandosi di sotto dall'impalcatura del baldacchino, ma a Gabriel i conti non tornano: perché una studiosa giovane e affermata che ogni giorno lui incontrava sorridente avrebbe dovuto togliersi la vita? E, inoltre, perché l'avrebbe fatto nell'unico momento in cui le telecamere di sicurezza erano spente? Seguendo il misterioso invito di monsignor Luigi Donati, l'enigmatico segretario privato di papa Paolo VII, la spia israeliana accetta di non collaborare con la polizia ma inizia un'indagine solitaria.

L’angelo caduto

Silva Daniel