Narrativa

La morte della Pizia

Dürrenmatt Friedrich

Descrizione: «Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma. La morte della Pizia è stato pubblicato da Dürrenmatt all’interno del Mitmacher nel 1976.

Categoria: Narrativa

Editore: Adelphi

Collana: Piccola Biblioteca

Anno: 1998

ISBN: 9788845902963

Recensito da Elissandra

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La morte della Pizia. Un giorno la vecchia Pizia Pannychis XI si trova davanti un giovane che vorrebbe sapere da lei se quelli che ritiene i suoi genitori siano davvero tali. E’ quasi ora di chiusura, la donna è stanca e irritata e, un po’ per burla, un po’ per dare sfogo al suo malumore, per sanzionare la credulità di chi presta fede agli oracoli, gli sciorina una profezia assurda: che ucciderà suo padre e sposerà sua madre.
Quel giovane si chiamava Edipo.

Questo è l’avvio del racconto di DürrenmattLa morte della Pizia”, nel corso del quale vengono svelati i retroscena del mito, gli intrighi, i conflitti e le lotte di potere, riportati dal mondo archetipico a una realtà molto più terrena e “umana, troppo umana”.

La Pizia riceverà nuovamente la visita di Edipo, molto tempo dopo, quando questi sarà diventato un mendicante cieco e accompagnato dalla figlia-sorella.

La scoperta che quel destino preannunciato si è effettivamente compiuto darà il via a una serie di ricerche da parte della donna, per ristabilire la verità in un mondo dove gli dei hanno un ruolo molto meno incisivo delle passioni umane, il carro di Febo viene liquidato come “il solito kitsch” e gli oracoli o sono casuali, come quelli di Pannychis XI, o nascondono un secondo fine, come quelli molto costosi di Tiresia, interessato a impedire l’instaurarsi a Tebe di un regime simile a quello spartano, ad opera dell’ottuso e fedele Creonte, fratello di Giocasta e possibile erede al trono, in assenza di eredi diretti della coppia reale.

In La morte della Pizia, il racconto è costruito come un’indagine o un processo in cui, accanto alla ricerca negli archivi di vecchi oracoli e relative parcelle, una ad una appaiono davanti alla Pizia e Tiresia, entrambi morenti, le ombre dei protagonisti coinvolti nella tragedia: Meneceo, l’uomo-drago e padre di Giocasta, Edipo, Giocasta, La Sfinge, ciascuno con la propria versione dei fatti, in un intreccio di trame che, a ogni testimone, muta e apre a nuove possibilità interpretative e dove l’unico punto fermo resta il fatto che, chiunque siano stati i reali genitori di Edipo, questi ha davvero ucciso il padre e giaciuto con la madre.

Dürrenmatt si diverte, in questo agile La morte della Pizia, a dissacrare e ribaltare tutte le figure mitologiche, che risultano spogliate di qualsiasi aurea di dignità o gravosa necessità: Tiresia è un’opportunista prezzolato, Giocasta una donna di facili costumi, Laio un omosessuale e un castrato, Meneceo suicida non per il bene della patria, bensì perché oberato di debiti, Creonte un ottuso, la Sfinge una sacerdotessa dominata dall’odio, violentata per volere del suo stesso padre e la Pizia una vecchia cialtrona disillusa e cinica.

In conclusione, nessuno sembra essere in grado di affermare se la profezia di Pannychis XI si sia avverata per una scelta umana, volere degli dei, o per mera coincidenza.

Un dramma, quindi, sull’impossibilità di stabilire una verità che risulti incontrovertibile:

“Lascia perdere, vecchia”, disse Tiresia ridendo, “non preoccuparti di ciò che può essere stato diverso da come ce l’hanno raccontato e che non smetterà di cambiare faccia se noi continueremo a indagare […] La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta.”

Per maggiori informazioni sul mito di Edipo, si può cliccare qui.

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