Narrativa

La morte di Socrate

Descrizione: Platone, avaro e pomposo aristocratico, avido di popolarità, vuole sbancare con un best-seller, e , costi quel che costi, concretizzare la propria idea di Stato giusto. Socrate è un beone geniale e alla moda, non manca un solo banchetto, ma ha il vizio di rubacchiare qua e là monili e statuette con cui rimpingua la bottega di antiquariato della moglie, la bionda Santippe. Platone decide di sfruttare la situazione, ricatta Socrate e gli offre denaro in cambio dei dialoghi che solitamente getta al vento. Alla celebre coppa di cicuta Socrate giunge per motivi diversi da quelli tradizionalmente noti: snocciolando i lati oscuri di quegli antichi geni, il demiurgo Durrenmatt intavola un dibattito sul rapporto fra concreto e astratto, pubblicità e vero sapere, ambizione e qualità. Lucido e sorprendente, abile nel giocare con i grandi pensieri e la storia come fossero biglie di vetro, Durrenmatt chiama alla riflessione, anche con poche battute.

Categoria: Narrativa

Editore: Marcos y Marcos

Collana: Biblioteca germanica

Anno: 2002

ISBN: 9788871683331

Recensito da Elissandra

Le Vostre recensioni

Ne La morte di Socrate, di brevi 61 pagine, Dürrenmatt mette in scena una versione parodistica della morte di Socrate, in contrasto con la tradizione, in primis quella platonica (Fedone), che l’ha invece tramandata come evento altamente drammatico.

L’autore ancora una volta si diverte a giocare con l’eredità del mondo classico, smontandone i simboli: Platone, il vero protagonista, nonché mente di tutto, è raffigurato come un misantropo con ambizioni politiche; Socrate un popolarissimo cialtrone frequentatore abituale di banchetti aristocratici; Santippe una rigattiera che vende gli oggetti trafugati dal marito ai suoi ospiti, quando questi sono ubriachi; Aristofane un commediografo ormai alla fine della sua carriera e in perdita di popolarità; Dionigi un tiranno che applica a modo suo le teorie dei maestri.

Il lettore scoprirà, quindi, che i famosi discorsi socratici sono di fatto invenzioni di Platone, che mira a sfruttare la popolarità del primo per proporre la sua visione del mondo e della società. Anche la commovente morte ad Atene altro non è che una raffinata interpretazione da parte di un Aristofane mascherato, mentre Socrate morirà comunque per aver ingerito la cicuta:  a Siracusa, dove aveva trovato riparo dopo aver irritato Dionigi (grande ammiratore – a modo suo – del pensiero platon-socratico), il tiranno che non aveva gradito che qualcuno potesse mostrare una tolleranza agli alcolici superiore alla sua. Insomma, la vena grottesco-ironica di Dürrenmatt non risparmia nessuno dei personaggi dell’antichità, sulla cui levatura, a leggere questo libro, ci sarebbe molto a che ridi(e)re.

Il tono è quello del paradosso e, così facendo, l’autore sfida i suoi lettori a confrontarsi nuovamente con figure storiche altrimenti cristallizzate dalla tradizione, rivitalizzandole e mostrando al contempo una profonda conoscenza dei classici.

E alla fine, dopo che sono cadute le tutte le maschere, Socrate si rivelerà l’unico che è sempre rimasto fedele a se stesso, come afferma Santippe nell’elogio funebre del marito: «Socrate rimase sempre Socrate, capacità che possiedono ben pochi, prima sono bambini poi diventano uomini, e quando sono diventati uomini si trasformano in politici, condottieri, poeti, eroi o altro, non sono mai se stessi».

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