Classici

La noia

Moravia Alberto

Descrizione: "... La noia implica un'analisi sconsolata dei danni causati all'uomo dalla tecnologia e, sembra, insanabili politicamente e clinicamente..." (dall'introduzione di Michel David) Considerato come il cardine di una ideale trilogia iniziatasi con i memorabili Indifferenti e conclusa con La vita interiore, La noia (1960) ci offre un ritratto profondo e spietato di un individuo senza strutture, senza appoggi, alienato dalla vita sociale. E' una storia di crisi, di fallimenti, di delusioni. Analizzato nei suoi tre aspetti, di artista, di uomo, di amante, il protagonista finisce per scontrarsi inevitabilmente con la realtà; una realtà che in modo tautologico si nega, perche a conclusione di ogni tentativo (ad esempio di raggiungere la donna amata) si erge sempre lo stesso assioma: la realtà è la realtà.

Categoria: Classici

Editore: Bompiani

Collana: I grandi tascabili

Anno: 2001

ISBN: 9788845250477

Recensito da Sandro Salerno

Le Vostre recensioni

La noia (premio Viareggio ad Alberto Moravia nel 1960): con un titolo così, uno già allarga le braccia sbadigliando, vagliando la possibilità di farsi un giretto al bar per una partita a tressette con birra inclusa. Ma di noioso c’è poco.
Non è un libro come quelli in voga adesso con detective, vampiri o gente in equilibrio sulla follia.
La noia di Alberto Moravia appartiene ai tempi in cui i personaggi principali erano scrittori, antiquari, nobili decaduti o pittori.

Infatti, Dino è un pittore.
Ho trovato una definizione calzante dello stato di noia: “senso di malessere e di disgusto che viene dall’assenza reale (o presunta) di stimoli interessanti“.
E di questo parla il libro.
Dino abbandona il tetto della casa materna perché annoiato. Fa il pittore in uno studio a Roma dove conosce Cecilia, in passato amante del pittore Balestrieri. Ci va a letto ma vorrebbe lasciarla perché annoiato. Le chiede di stare con lui per vincere la noia. Sempre per tedio le dà dei soldi dopo i loro incontri, ricoprendola letteralmente di moneta. Ma lei, che quei soldi li accetta controvoglia, li gira ad altri. Per vincere la noia le chiede di sposarlo anche dopo aver scoperto che lei mantiene una vita parallela con altre frequentazioni. Finché per dare una svolta all’apatia pensa bene di andare ad appalettarsi di proposito contro un albero con la sua vettura.

Anche da questo libro è stato fatto un film, da Damiano Damiani, quello della Piovra 1.
Chi ha visto Caterine Spaak nel ruolo di Cecilia nuda sul letto in tutta la sua sensualità rimpiangerà i tempi in cui in Italia c’erano anche altre lolite come la Sandrelli e la Cardinale, e non solo quella caciottara della Lollobrigida.

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La noia è un romanzo esistenzialista, abbastanza autobiografico. Come non vedere il giovane Moravia costretto al sanatorio per la tubercolosi e divoratore di libri, unica sua consolazione, nel giovane Dino apatico fin dalla giovanissima età? O la descrizione fisica dell’adulto Dino:
Ma io non sono bello essendo precocemente calvo, con un volto per lo più fosco e grigio“.
Potrebbe avere qualunque cosa, con la sua situazione familiare e il suo patrimonio. Ma è annoiato.
Gli fa male lo spasso, direbbero in Abruzzo.

Sono nato nel 1920, la mia adolescenza passò, dunque, sotto l’insegna nera del fascismo, ossia di un regime politico che aveva eretto a sistema l’incomunicabilità così del dittatore con le masse come dei singoli cittadini fra di loro e con il dittatore. La noia, che è mancanza di rapporti con le cose, durante tutto il fascismo era nell’aria stessa che si respirava; a questa noia sociale, bisogna aggiungere la noia dell’ottusa urgenza sessuale che, come avviene a quell’età, m’impediva di comunicare con quelle stesse donne con le quali credevo di sfogarla.”
Effettivamente il fatto di non subire il fascino della dittatura mussoliniana, lo salva dalla guerra, che trascorre in campagna dipingendo.

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La scrittura è lineare, semplice, comprensibile anche da chi ha frequentato soltanto le scuole dell’avviamento professionale, come tutti gli scritti di Moravia.

Tutto il libro potrebbe essere vivisezionato psicologicamente, riconoscendo l’attaccamento morboso di Dino per la madre da cui tenta il distacco. Il padre affogato in Giappone che manifesta perenne irrequietezza. Il vecchio pittore amante primigenio di Cecilia che altri non è che il riflesso della figura paterna.
Sono tutti annoiati dalla vita. Cecilia non è da meno.
“Tuttavia Balestrieri è stato qualche cosa per lei?”
“Sì, certo”.
“Che cosa?”
Rifletté un momento e poi rispose: “Non lo so. E’ stato certamente qualche cosa, ma siccome non ci ho mai pensato, non so cosa sia stato”.

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Cecilia è però l’unica a non annoiare Dino. Proprio per questo lui le chiede di sposarlo, affinché con il matrimonio venga la noia. E infine escogita il modo per lasciarla: amarla da lontano.
L’atmosfera è quella de “Gli Indifferenti“, precursore e antesignano di quest’altro libro.
C’è la stessa svogliatezza nel vivere, il grigiore spalmato sulle cose, sull’anima, sugli ambienti.
Un grigiore capitato, ma anche voluto. Stanno tutti bene nella noia.
Il male di vivere.
Moravia è stato il maestro in questo genere.

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