Narrativa

La più amata

Ciabatti Teresa

Descrizione: Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esserci un'origine, ricordo, collego. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo, collego, invento. Cosa ha generato questa donna incompiuta?

Categoria: Narrativa

Editore: Mondadori

Collana: Scrittori italiani e stranieri

Anno: 2017

ISBN: 9788804664529

Recensito da Laura Monteleone

Le Vostre recensioni

La più amata di Teresa Ciabatti: un romanzo molto originale, sfuggente e affascinante. Si apre senza estremismi in media res, con un prologo che è il volano della storia. Peculiarità di cui il lettore si rende conto solo dopo aver preso grande confidenza con la narrazione. L’esordio ti calamita suadente, con le immagini tiepide e carezzevoli di un’estate incipiente al bordo di una piscina incantata, ma non appena hai ceduto al languore ti assesta un pugno allo stomaco che definire inaspettato è a dir poco riduttivo.

L’opera si sviluppa in crescendo. Ritmo incalzante, scrittura lucida, tagliente. L’autrice si sposta a ritroso, nel tempo della storia e nel tempo dell’anima, alla ricerca di risposte adeguate a domande irrisolte. Indagando ossessivamente dentro i confini fisici e affettivi di un’infanzia abbarbicata attorno alla figura paterna, e della complessa relazione di una figlia con le molteplici sfaccettature dell’uomo facoltoso e influente che ha plasmato il suo mondo.

Uno spaccato chirurgico di un’epoca nemmeno troppo distante, cornice a una intimità insidiata dalla nevrosi. Una storia di famiglia, che si scioglie o per meglio dire si impiglia poco alla volta, con movimenti che non sono mai unilaterali, attraverso situazioni che parlano da sole. Contesti che suggeriscono, piuttosto che esplicitare, cose che non possono mai essere dette completamente.

Un racconto spezzato e ricomposto, battute di una partitura che si amplificano, impattando sopra loro stesse come l’eco di un singhiozzo. Nulla però cede alla compassione, anche se per certi versi questo romanzo si può definire l’anatomia di una solitudine. Ricca e dorata nell’infanzia, scivolosa nell’adolescenza e definitiva nell’età adulta.

La voce interiore si dibatte tra sentimenti contrastanti, con una forza talvolta così violenta da far tremare i polsi alla stessa narratrice. Una giostra di persone-personaggi che l’autrice desidera spogliare dalle vesti ufficiali che ne hanno interpretato la storia personale e pubblica, instillando il dubbio che tali vesti ne abbiano mascherato i volti autentici.

Una ricerca appassionante e tormentata impegna l’autrice lungo il dipanarsi della vicenda frammentaria. Ricostruita nei ricordi che raramente reagiscono alla nostalgia. Almeno apparentemente. Un racconto rimuginato, ipnotico, che ti cattura senza scampo accorciandoti il fiato come in un thriller.

Perché vi è una nube di piombo che alberga fra queste righe. E incombe inesorabile, insensibile ai boccoli ostinati di una bambola e alle piume albine di una gallina bianca.

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Ciabatti

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Intervista a Ciabatti Teresa


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La contraddizione tra realtà e apparenza, tra capitale e lavoro, tra valore d’uso e valore di scambio, tra proprietà privata e Stato capitalistico, tra monopolio e concorrenza, tra valore sociale del lavoro e sua rappresentazione monetaria... Sono diciassette le grandi contraddizioni che Harvey individua: stanno al cuore del capitalismo, alcune sono interdipendenti, tutte si intrecciano fra loro e, quando si acuiscono, producono instabilità e crisi; oggi ne mettono a rischio la tenuta. La spinta ad accumulare capitale al di là delle possibilità di investimento, l’imperativo di usare i metodi più economici di produzione che porta ad avere consumatori senza mezzi per il consumo, l’ossessione di sfruttare la natura fino al rischio dell’estinzione: sono antinomie di questo tipo che sottostanno alla persistenza della disoccupazione di massa, alle spirali discendenti dello sviluppo in Europa e Giappone, agli instabili salti in avanti di paesi come Cina e India. Non tutte le contraddizioni del capitale sono ingestibili, alcune possono condurre a quelle innovazioni che ridanno forza al capitalismo e lo fanno apparire saldo e duraturo. Tuttavia l’apparenza può ingannare: se è vero che molte delle contraddizioni del capitale possono venire gestite, altre potrebbero essere fatali per la nostra società. Per evitare un simile esito questo libro si propone tanto come un’efficace guida al mondo che ci circonda quanto come un manifesto per il cambiamento. Recuperando il concetto marxiano di alienazione, nella prospettiva di un nuovo umanesimo.

Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo

Harvey David

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite fissava per tutto il mondo 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, da raggiungere entro il 2030. Obiettivi concreti, relativi all’eliminazione della povertà e della fame, all’istruzione di qualità e alla parità tra i sessi, alla salute a tutte le età, all’acqua, all’energia, all’occupazione, alla crescita economica e alle disuguaglianze, alle infrastrutture e alle città, al consumo e alla produzione, alla lotta contro il cambiamento climatico, alla flora e alla fauna, alla pace e alle istituzioni. I grandi della terra hanno convenuto che le importanti trasformazioni in corso sono connesse tra loro. Le ‘primavere arabe’ sono state anche il frutto di carestie e crisi alimentari indotte dai cambiamenti climatici, così come le innovazioni tecnologiche sono indispensabili per la transizione ecologica ma possono generare disoccupazione e tensioni sociali. E così via. Per affrontare questi problemi complessi serve dunque un pensiero integrato e profondamente innovativo. E un larghissimo concorso di forze politiche, economiche e sociali che lo metta in pratica. E’ questa l’idea alla base dell’ASVIS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, promossa da Enrico Giovannini nel febbraio del 2016 e che oggi raccoglie più di 170 soggetti tra associazioni imprenditoriali, sindacati, volontariato, fondazioni e università. Lo scopo è quello di elaborare idee nuove per rendere lo sviluppo equo e sostenibile e incalzare chi può concorrere alla realizzazione dei 17 obiettivi dell’ONU: in primo luogo il governo italiano, ma anche le imprese e gli altri attori della vita economica e sociale, fino ai singoli cittadini. In questo saggio si affrontano le ragioni, le caratteristiche e gli obiettivi di una utopia sostenibile. E indispensabile per le donne e gli uomini del XXI secolo.

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