Poesia

La poesia è donna

Cavalli Patrizia

Descrizione: Fosse vissuta sei o sette secoli fa, nelle terre umbre dov'è nata, Patrizia Cavalli sarebbe stata senz'altro una delle grandi mistiche di quel periodo. Le sue esatte visioni verbali avrebbero narrato i misteri più sensibili della divinità, e le sue estasi, i suoi terrori e le sue ebbrezze sarebbero stati registrati e trascritti con devozione dai fedeli amici intorno a lei. Nei nostri tempi, invece, Patrizia Cavalli si è proposta il compito, più arduo, di dare parola ai misteri profani di cui tutti facciamo esperienza: all'indicibile nostalgia di settembre, che ogni anno, regolarmente, ci trafigge; al pulsare frenetico della «nemica mente», quando insegue e controlla ogni lieve mutamento del corpo; alla felicità che scende, come rugiada dal cielo, se una certa luce pomeridiana si mostra all'improvviso. In ogni verso, il ragionare poetico di Patrizia Cavalli non cerca, ma trova. Il suo ardente, ostinato desiderio conoscitivo non chiede altro che arrendersi, infine, dinanzi allo stupore e all'evidenza dell'apparizione poetica. "Vita meravigliosa" rappresenta una summa della poesia di Patrizia Cavalli, attraverso le ossessioni ricorrenti, i temi e i molteplici registri stilistici che la caratterizzano. Insieme ai molti fulminei epigrammi, comici o filosofici (spesso le due cose insieme), compaiono i monologhi ipocondriaci, quasi teatrali, oltre alle tante poesie d'amore, non prive di ferocia descrittiva, e un breve poemetto, "Con Elsa in Paradiso", dove la promessa - o la minaccia? - della vita eterna apre al poeta la possibilità terrestre di «abolire, non dico la realtà / ma ogni traccia di verosimiglianza». Poco importa che il poeta dica sempre 'io': quell'io è talmente dilatato, talmente elastico da includere nella sua lingua ogni cosa, purché esista e viva.

Categoria: Poesia

Editore: Einaudi

Collana: Collezione di poesia

Anno: 2020

ISBN: 9788806246563

Recensito da Angelo Favaro

Le Vostre recensioni

La poesia è donna

L’ 8 marzo, la poesia e Patrizia Cavalli

di Angelo Fàvaro

Non si potrebbe reperire condizione e data, manifestazione e celebrazione più opportuna dell’otto marzo, per parlare della poesia di Patrizia Cavalli. Poeta e donna, o donna e poeta. O semplicemente una donna che si esprime in poesia dal lontano, ormai, 1974, con la raccolta Le mie poesie non cambieranno il mondo, fino al 2020 con il sublime Vita meravigliosa.

Una festa della donna, delle donne che soltanto la poesia sa come solennemente e degnamente celebrare e interpretare. Quale il senso oggi? Ancora la necessità di dover riaffermare la propria inalienabile e concretamente inattuata autonomia e parità di diritti.

Vita meravigliosa è una silloge che ho molto amato: poesia accorta, sincera, viva, quasi sacra, di quella sacralità che è nella vita in quanto vita, nell’esistenza in questo mondo, con le sue asperità e difficoltà, ma anche con le infinite gioie e la grazia delicata della celebrazione nel mistero di ogni istante.

Quando la poesia esprime l’ironia provocazione dell’intelligenza e accettazione dell’intensità.

Festeggiamo e consoliamo
cos’altro noi facciamo?
Festeggiamo la vita
consoliamo la morte
o magari il contrario
così finché viviamo.

La vibrazione e il ritmo dell’irrecuperabile e di ciò che è ancora raggiungibile commuovono nei versi di questa donna sola, forte e fragile, che ascolta e cerca fra i bottoni di una vita l’alchimia dell’amore e del desiderio, dell’attesa e dell’abbandono, fino al suo “felice niente”. La semplicità, la quotidianità, gli oggetti d’uso, le cose che si prendono, si rompono, si perdono, si ritrovano circoscrivono e al contempo esaltano una condanna irreversibile, la più terribile e irrinunciabile, come intitola Cavalli l’ultima sezione della raccolta: Condannata a essere umana.

Io condannata dunque a essere umana
per dare nomi a quell’oscuro centro
del quale sono parte involontaria.
Che sia soltanto mio o anche vostro
io non lo so, ma è lì e riconosco
che in quanto mio è forse pure vostro:
potere certo che non ha durata
nel tempo aperto, se ne sta nascosto,
ma io so che c’è, lo so da come smania.

Leggiamo dunque, oggi, almeno oggi, uomini e donne, in questo giorno di festa le poesia di Patrizia Cavalli, postiamole, facciamo circolare il dramma e il quotidiano, la forza e la speranza, la tersa bellezza dei suoi versi.

Io guardo il cielo, il cielo che tu guardi
ma io non vedo quello che tu vedi.
Le stelle se ne stanno dove sono,
per me luci confuse senza nome,
per te costellazioni nominate
prima che il sonno scioglierà il tuo ordine.
Ah, sognami senza ordine e dimentica
i tanti nomi, fammi stella unica:
non voglio un nome ma stellarti gli occhi,
esserti firmamento e vista chiusa,
oltre le palpebre, splenderti nel buio
tua meraviglia e mia, immaginata.

Grazie Patrizia per il dono prezioso di questa poesia.

A.F.

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