Classici

La ragazza di Bube

Cassola Carlo

Descrizione:

Categoria: Classici

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Anno: 1960

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Trama

Le Vostre recensioni

Mara sbadigliò. Era una bella noia essere costretta a stare in casa per colpa del fratello! Le venne in mente che avrebbe potuto lo stesso andarsene fuori: Vinicio si sarebbe messo a strillare, e poi la sera lo avrebbe raccontato alla madre; ma lei avrebbe potuto sempre dire che non era vero. E, dopo, gliele avrebbe anche date, a Vinicio.

Mara era solo una ragazzina di sedici anni quando, un giorno come un altro, Bube, un compagno del fratellastro Sante – morto combattendo con i partigiani – si presentò a casa sua per conoscere la famiglia dell’amico fraterno. L’accoglienza fu delle migliori. Il padre di Mara, un comunista militante, lo accolse con tutti gli onori.

La guerra era finita, ma l’Italia viveva un momento di grandi cambiamenti. Lo stesso partito comunista si trovava in una fase di nuova evoluzione, che legava ancora di più quelli che avevano condiviso gli orrori della guerra, comeBube e – indirettamente – il padre di Mara.
Per Mara, Bube era un elemento estraneo alla sua quieta vita di paese. Seppur non vi fosse stato nulla tra loro, se non un momento di tenerezza allorché Bube le aveva regalato un pezzo di stoffa gialla, tra loro era nata una simpatia che pian piano si trasformò in un sentimento più forte.
Come ho detto, la guerra era finita. Era sì un periodo di sconvolgimenti, ma la violenza lasciava pian piano spazio alla lotta politica. Questa situazione mal si conciliava con quegli uomini, come Bube, che, segnati da quanto era accaduto, riuscivano con difficoltà a calarsi nella nuova realtà. Un po’ per questo motivo e un po’ per la sua debolezza, che lo spingeva sempre a cercare il consenso dei compagni, Bube si rese colpevole di un delitto di estrema gravità, un omicidio, al quale seguì il pestaggio di un prete (spinto da una folla inferocita che riteneva di voler punire il prete per il suo comportamento durante il periodo fascista).
 
Quando tornò dalla macchia, siccome aveva fama di essere stato coraggioso… la gente lo metteva su, gli diceva: vai a picchiare quello. Vai a picchiare quell’altro. Dicevano così perché loro non volevano esporsi. E Bube si sentiva quasi in obbligo, per essere pari al nome che aveva… Ne approfittavano perché era un ragazzo.
Proprio nel momento in cui l’amore tra Mara e Bube stava sbocciando, questi eventi venivano a frapporsi tra i due ragazzi. Costretti ad abbandonare di corsa la casa di Bube, dove Mara era andata per conoscere la sua famiglia, si nascosero alcuni giorni nelle campagne intorno al paese. Fu qui, e solo qui, che tutto il loro amore poté esprimersi. Si avvicinarono pian piano, come mai erano riusciti a fare. Lui un po’ brusco, nella sua veste di uomo duro che un po’ per vergogna e un po’ per rispetto, esitava; lei invece che con la sua dolcezza lentamente riusciva ad avvicinarlo.
 
Bubino, questo ciliegio e questa vite… a che cosa ti fanno pensare? – Egli non capì, e lei: A me, a due innamorati. Lui è il giovanotto, e lei, la ragazza. – Lui chi? – Lui il ciliegio. Vedi, lei vorrebbe abbracciarlo, e lui la respinge.  Bubeaveva afferrato l’idea: – Si potrebbe dire anche il contrario: lui la abbraccia, e lei gli sfugge. – No, è come dico io. Sono come io e te, – aggiunse improvvisamente – Tu mi respingi sempre, Bubino. – Dici così per via di ieri? Ma c’erano quelli a caricare la ghiaia… – Ora però non c’è nessuno. Perché non mi abbracci? Bube la guardò, incerto: – Ora sto fumando. – Vedi, una scusa la trovi sempre. […] – Fammi un favore: agganciami il reggipetto -. E gli voltò la schiena. […] Era turbato; lei se ne avvide subito, appena si girò a guardarlo. – Bube, – disse in un soffio, e gli si avvicinò col viso, chiudendo gli occhi. A un tratto egli le prese la faccia tra le mani; e poi la baciò, con impeto, e rimase a lungo con le braccia schiacciate contro le sue. Si scostò un momento, e la baciò una seconda volta, e una terza. Dopo, rimasero senza parlare e senza nemmeno guardarsi. Anche lei era turbata, perché erano stati i suoi primi veri baci.
 
E’ così che finalmente si avvicinano i loro cuori, abbracciati in attesa di un futuro incerto e inquietante:
Il sole era calato dietro una grande nube oscura acquattata di là delle colline; e il paesaggio era improvvisamente scolorito, e l’aria stessa sembrava divenuta smorta.
Mara si riscosse:
- Come passa presto il tempo, – sospirò. – Ma che hai? ti sei addormentato? – e le venne da ridere.
Egli si riscosse:
- Sì, quasi quasi… mi addormentavo. Ci stavo così bene, – aggiunse guardandola con tenerezza.
- Bube.
- Mara.
Erano tutt’e due commossi.
- Io ti amo, Mara.
- Anch’io ti amo, Bube.
 
Il sogno finì. Bube fu costretto dal partito a lasciare l’Italia, ricercato dai Carabinieri. Mara dovette andare a servizio presso una famiglia benestante in un altro paese, senza avere notizie del fidanzato.
Torneranno sì insieme, ma la vita e’ andata avanti in quegli anni e qualcosa e’ cambiato.
 
Bube sparisce per gran parte del romanzo, che si focalizza su Mara. Lui appare come un tenero ricordo di alcuni momenti di gioia. Il percorso che Cassola ci descrive è proprio quello di Mara. Bube torna nel finale del libro, quando finalmente riesce a tornare in Italia. L’incontro tra i due è timido e pieno di vergogna. Sono passati anni e nessuno dei due è stato partecipe della vita dell’altro. Si sentono però legati da una promessa scambiata in giovinezza.
Mara in particolare e’ cresciuta, ha vissuto tra mille difficoltà, ha maturato il proprio animo, ancora acerbo nei giorni vissuti con Bube.
Italo Calvino ha commentato su Mondo Operaio le personalità diverse di Bube e Mara. Lui passivo e determinato dalle circostanze, che irrimediabilmente vede la propria vita condizionata da un’ideologia. Lei libera che acquisisce sempre maggiore coscienza di sé. Condivisibilmente, nel libro Cassola di Rodolfo Macchioni Jodi (Il Castoro), l’autore descriveBube come un personaggio condizionato da ogni parte, sostanzialmente incapace di sviluppo, prosaico, in una parola; Mara è, nel pur ristretto orizzonte della sua elementarità, padrona di sé e dei suoi gesti, capace, col progredire della sua maturazione interiore, di atti decisivi, di rinunce eroiche, che gettano per un momento una patetica luce di speranza in un mondo oscuro: personaggio, insomma, positivo, portatore di una verità umana e poetica.
 
Le personalità di Bube e Mara sono realmente diverse. E’ possibile, però, attribuire la “colpa” di quanto è accaduto alla passività di Bube?
Giliano Manacorda, nel libro invito alla lettura di Cassola, evidenzia il quesito che l’autore pone: é realmente colpevole un ragazzo cui la violenta contingenza storica ha conferito la psicologia del vendicatore, e che tornato alla normalità – la quale in effetti non è per niente normale riproponendo quasi offensivamente le vecchie piaghe e i vecchi personaggi – sospinto a proseguire nei modi appresi nel vivo della lotta, si sente autorizzato ad essere ancora il vendicatore dei compagni caduti e l’assertore dei valori in cui egli deve credere per le sue stesse ragioni biografiche di povero, e ai quali la società ufficialmente proclama di continuare a richiamarsi?
 
L’autore ci risponde per bocca di Mara nella parte conclusiva del libro: La colpa, se lo vuoi sapere, non è di nessuno. Disse Mara recisa. Io figurati quante volte ho ripensato a quel giorno maledetto. Non ho fatto altro che ripensarci su, in tutti questi anni. E mi sono convinta che la colpa non è stata di nessuno… Nessuno ebbe colpa… fu solo un male.
 
La ragazza di Bube è stato scritto tra il 1958 e il 1959 e pubblicato da Einaudi nel 1960. Vincitore del Premio Strega nello stesso anno della pubblicazione, è il romanzo di Cassola più conosciuto, tradotto in moltissime lingue, dal quale è stato tratto l’omonimo film per la regia di Luigi Comencini.
Nel 1982 è stato pubblicato da Rizzoli il seguito: Gli anni passano. La ragazza di Bube vent’anni dopo.

 

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