Narrativa

LA RICERCA DEL LEGNAME

Magliani Marino

Descrizione: «Ricordo i ragazzi con cui giocavo sui bordi del vecchio tubo di cemento che usciva dallo sfiatatoio e a noi sembrava uscisse dal mare. Cos’era un mare, allora non lo sapevamo mica. Ce ne parlavano i vecchi a ridosso, alzavano lo sguardo e noi giovani associavamo quello sguardo al mare. Era sopra di noi, di questo avevamo la certezza, e per raggiungerlo si andava attraverso le fessure fino allo sfiatatoio e lassù c’era il tombino e da qualche parte il mare.»

Categoria: Narrativa

Editore: Duepunti

Collana:

Anno: 2012

ISBN: 9788889987780

Recensito da Stefano Costa

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L’atipica collana “Zoo ||| Scritture animali” diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, edita da :duepunti, s’arricchisce del racconto di un Autore che si conferma fondamentale per poter cogliere quella delicatezza di cui la nostra lingua letteraria è capace, Marino Magliani.

Lo scrittore ligure – olandese d’adozione – intavola una vicenda dai contorni noir-polizieschi ricreando un mondo in cui a esser vivi, sgomitanti e soprattutto narratori sono topi in grado di parlare non per interposta persona bensì in merito a quel dono che la letteratura offre sovente agli animali: quello di farsi allegoria e simbolo insieme del variare umano.

Protagonista è Fernando, topo e investigatore, al quale viene affidato l’incarico di ritrovare Rudy, giovane roditore scomparso a causa di non precisati – almeno non subito – motivi, che s’indovinano appartenere contemporaneamente alle sfere privata e sociale.

Rudy è fuggito dal suo angolo sociale per scelta consapevole e responsabile oppure è la società cui apparteneva ad averlo allontanato dai suoi stessi confini? Rudy è diventato altro da sé oppure è sempre stato “qualcosa di diverso” cui non si poteva relazionare una risposta coerente?

Per comprendere il valore di questi interrogativi Fernando avvierà indagini a tutto tondo spingendosi in ambienti legati al traffico del legname, merce pregiata per questi roditori, per arrivare oltre, fuori, in luoghi in cui la società non esiste se non come trasfigurazione del ferino: è qui che s’è stabilito un Rudy ormai neanche più topo ma essere deforme. Verrebbe da gridare, come fece Adolfo Bioy Casares, che c’è “Un leone nel parco di Palermo”. Solo che qui il “leone” di Magliani ribalta il proprio incombere sugli elementi “sani” attraverso un movimento che dal dentro (la società) procede verso il fuori (la sua stessa realizzazione nell’alienazione). È come una caccia al contrario, quella di Fernando, chiamato a ritrovare il deforme che è già oltre i confini della società nel momento in cui inizia la caccia stessa.

Su tutta la vicenda, allegorica, aleggia il nume tutelare di Bolaño che “regala” a Magliani l’input per inserire in trama il personaggio di Pepe El Tira, qui topo ex poliziotto che aiuterà Fernando – seppur da lontano, come spesso è costume dei maestri – nel momento in cui si troverà faccia a faccia con il nuovo Rudy. Senza Pepe El Tira, Fernando non riuscirebbe nell’impresa. Senza Bolaño, capiamo dalle parole di Magliani, molto di quanto qui viene raccontato avrebbe avuto un altro sapore, magari altrettanto significativo e forte ma comunque diverso.

“La ricerca del legname” è un ottimo racconto (tutta la collana ospita, seppur pubblicati in singola, racconti e non veri e propri romanzi) in cui il lettore affezionato alla penna di Magliani può ritrovare quel gusto ligure che sta negli interstizi e in immagini vivide, icastiche:

Un giorno da lassù era caduto un serpente. Scappammo via, e quando da dietro i ripari ci voltammo a guardare tirammo un sospiro perché il serpente era morto. Le ruote delle macchine gli erano passate addosso mentre tentava d’infilarsi tra le sbarre e gli avevano spezzato la frusta che hanno dentro i serpenti. Le ultime forze la usava per trascinarsi e cadere tra noi. Prima di avvicinarci e mangiarlo, aspettammo che anche i suoi nervi si quietassero e la bocca non mordesse più l’aria.

Magliani modella la comunità di questi roditori disseminando il contesto letterario di citazioni che vanno da Kafka a Biamonti – stupenda la figura del topo-passeur che non può non ricordarmi almeno i diafani orizzonti di “Vento largo” – dando prova di come nella semplicità stia il risultato.

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