Saggi

La scimmia che vinse il Pulitzer

Bruno Nicola

Descrizione: In queste settimane, il mondo della politica internazionale è in subbuglio: sono stati pubblicati numerosi e compromettenti documenti diplomatici riservati, provenienti dal Dipartimento di Stato americano. A farlo è stato Julian Assange, l’attivista Internet che con il suo sito, Wikileaks, ha aperto una nuova era nel giornalismo investigativo, svelando on line scandali e fenomeni di corruzione politica ripresi da decine di testate. Quello di Wikileaks è uno dei tanti e significativi esempi della rivoluzione dei modi e delle forme in atto nel giornalismo, internazionale e italiano, che vengono trattati nell’originale e interessantissima inchiesta di Bruno e Mastrolonardo, due giornalisti di crescente visibilità impegnati nella divulgazione dei temi legati ai nuovi media e alla cultura digitale. In un viaggio tra le divisioni online dei media più innovativi, centri universitari all’avanguardia, minuscole agenzie di comunicazione che uniscono design, tecnologia e, talvolta, guardano alla controinformazione, il libro osserva da vicino l’universo dei creativi e dei rivoluzionari della notizia, raccontandoci le loro storie, invenzioni e progetti.

Categoria: Saggi

Editore: Mondadori Bruno

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788861594777

Recensito da Giulia

Le Vostre recensioni

 

Il testo brioso e scorrevole è stato scritto a quattro mani. Gli autori, infatti, sono Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo, co-fondatori di effecinque, agenzia giornalistica, nata nel 2010, che si occupa di tecnologia e cultura digitale sia su carta sia sul web.
Il libro racconta -in otto capitoli- lo sviluppo dell’informazione avvenuto in questi anni grazie alle nuove tecnologie, e dà una visione concreta anche sul prossimo futuro. Si inizia quindi con la storia di http://politifact.com/ , sito nato nel 2007, il cui obiettivo è fare informazione politica attraverso il fact-checking: l’abitudine di verificare almeno due volte la stessa notizia prima di pubblicarla, per finire poi con il capitolo dedicato ai journo-hacker, ovvero a quei giornalisti con elevante competenze tecnologiche sempre più richieste dalle grandi redazioni.

Si tratta di un vero e proprio viaggio che il lettore compie fra più mondi: l’Europa, l’Africa e l’America. Tra gli altri argomenti trattati  vi sono, difatti, quello della piattaforma Ushaidi, nata in seguito ai disordini delle elezioni in Kenya nel 2007; il fenomeno della trasparenza messo in atto a livello globale da WikiLeaks e il suo creatore Julian Assange; il caso di Stats Monkey, la famosa “Scimmia delle statistiche”, un software capace di scrivere notizie sulle partite di baseball alla velocità della luce e in un inglese impeccabile che, sul finire del 2008, ha scatenato il panico in molte redazioni giornalistiche europee e d’oltre oceano. Da qui il titolo del libro, “La scimmia che vinse il Pulitzer”. 

A conclusione di ogni capitolo vi è poi la parte riservata ai “Retroscena”, in cui gli autori ci svelano il cosiddetto “dietro le quinte” dei loro incontri o, semplicemente, aggiungono ulteriori informazioni di approfondimento.
Tuttavia, non esiste guru che possa esprimersi con certezza sul futuro dell’informazione, l’unica cosa che si può fare, oltre ad avallare ipotesi più vicine al nostro pensiero, è aggirare la censura in tutti i modi possibili.

 

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“Non so niente di mio fratello morto, se non che gli ho voluto bene. Sento moltissimo la sua mancanza, e tuttavia non so chi ho perso. Ho perso il piacere della sua compagnia, la gratuità del suo affetto, la serenità dei suoi giudizi, la complicità del suo senso dell’umorismo, ho perso la quiete. Ho perso quel po’ di tenerezza che c’era ancora al mondo. Ma chi ho perso?” Daniel Pennac sorprende ancora una volta il lettore con un oggetto letterario estremamente originale e toccante che intreccia il celebre racconto di Melville, Bartleby lo scrivano, alle vicende di vita del fratello Bernard. Poco tempo dopo la morte del fratello Bernard, Daniel Pennac allestisce una lettura scenica di un celebre racconto di Melville, Bartleby lo scrivano. Per il personaggio di Bartleby, lui e Bernard avevano la medesima predilezione. Alternando qui gli estratti del suo adattamento tea­trale di Bartleby e gli aneddoti su Bernard, ricordi affettuosi, divertenti o spietati, battute piene di humour e di lucidità, Daniel Pennac tratteggia il ricordo del fratello scomparso, vero e proprio complice, insostituibile compagno di vita. E al contempo mette in luce una singolare affinità tra i due personaggi. Come Bartleby, Bernard era sempre più incline a ritrarsi deliberatamente dalla vita sociale, a un rifiuto categorico di aggravare l’entropia. A questa testimonianza di affetto fraterno, Pennac affianca riflessioni appassionate sul teatro, la recitazione e le maschere sociali. Il tutto costituisce un singolare libro d’amo­re, insieme profondo, lucido e toccante.

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