Narrativa

LA SCUOLA DEGLI EGOISTI

Schmitt Eric-Emmanuel

Descrizione: Un ricercatore in filosofia si imbatte del tutto casualmente nel nome di Gaspard Languenhaert, oscuro filosofo del Settecento propugnatore di una singolare quanto esclusiva "filosofia dell'egoismo", dottrina in base alla quale il mondo non esiste in quanto fatto oggettivo, ma è semplicemente una proiezione mentale dell'individuo. Attraverso le scoperte del ricercatore, quindi, il lettore viene a conoscenza della strana dottrina dell'uomo che affermava di essere l'unica entità realmente esistente, e della vita assurdamente comica da lui condotta in un mondo che non è "vero"... Il tutto culmina in un finale a sorpresa che giustifica pienamente come il mondo, negato dal filosofo, non abbia conservato del filosofo alcuna traccia. “La scuola degli egoisti” esce dalla fucina del miglior Schmitt, uno Schmitt d'antan (1994) che ha da poco lasciato la carriera di professore universitario di filosofia per dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Il suo stile veloce e incisivo ci porta con altrettanta facilità a ragionare su concetti che danno le vertigini e a ridere di gusto per le avventure del filosofo convinto di essere l'unico autore della realtà, un filosofo che ci rimane malissimo quando constata che la realtà esterna non corrisponde alla sua volontà, e che ha seri problemi a gestire una Scuola degli Egoisti dove ogni singolo affiliato è graniticamente convinto di essere l'unica cosa vera al mondo!

Categoria: Narrativa

Editore: Edizioni e/o

Collana: Dal Mondo

Anno: 2011

ISBN: 9788876419454

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Gaspard Languenhaert è convinto di essere l’autore del mondo: lui solo esiste e tutto promana da lui.

Le creature che popolano la terra, gli oggetti, la materia in generale, nascono e vivono in quanto percezioni, l’unica realtà possibile è il sensibile e l’unica verità sta nella sua testa.

“... sia ch’io mi innalzi fino alle nubi, sia che sprofondi negli abissi, non esco mai da me stesso, e percepisco sempre e solo il mio proprio pensiero. Ergo il mondo non esiste in sé, ma in me. Ergo la vita non è altro che un mio sogno. Ergo, io sono tutta la realtà…“.

Inizialmente la presenza del bizzarro filosofo è molto richiesta e gradita nei salotti parigini del Settecento: i discorsi di Gaspard divertono e la sua bellezza è davvero sorprendente.

Tuttavia, il successo delle sue teorie è destinato a durare poco: l’attenzione procurata dalla curiosità si trasforma ben presto in diffidenza per poi diventare emarginazione. Così anche la Scuola degli Egoisti da lui fondata nel villaggio di Montmartre chiude i battenti e Languenhaert viene abbandonato ai suoi deliri…

Il protagonista dell’opera di Schmitt è un ricercatore annoiato e stanco che una sera di Dicembre, mentre legge dei dossier nella sala grande della Biblioteca Nazionale, apprende per caso dell’esistenza di Languenhaert e ne rimane sbalordito:

E così un giorno, nella storia del mondo, un uomo aveva teorizzato ciò che anch’io provavo spessissimo, quella stessa sensazione che pochi minuti prima si era impossessata di me… l’impressione vertiginosa che né gli altri né le cose esistessero… l’idea di essere l’unica coscienza vivente persa in mezzo a un universo di sogni… quel dubbio umidiccio, stopposo, invadente che svuota il reale della sua realtà...”.

Languenhaert diventa un’ossessione per lui, tant’è che decide di concedersi una vacanza dal lavoro e dedicarsi interamente al filosofo egoista, ma nelle sue ricerche incontra molte più difficoltà del previsto: di quell’uomo che aveva pensato di essere tutto, sembra non essere rimasto niente…

È esistito davvero Gaspard Languenhaert? E se si, chi ha fatto sparire ogni sua traccia e perché?

Il mistero si infittisce sempre più e le informazioni si accumulano, si intrecciano e si contraddicono, finché non appare evidente quanto sia inutile battere a tappeto archivi, soffitte e biblioteche: che senso ha cercare nel visibile quello che è invisibile?

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Eric-emmanuel

Schmitt

Libri dallo stesso autore

Intervista a Schmitt Eric-Emmanuel


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Questa è una storia inedita, in parte realmente accaduta. Dal 1971 al 1989 sono state uccise a Udine e dintorni 15 donne, la maggior parte prostitute. Soltanto nel 1995, tramite un'analisi del medico legale, si è arrivati a ipotizzare che 4 di questi delitti siano stati effettuati da un'unica mano. Le vittime erano donne dimenticate dalla società, abbandonate a se stesse. Questa vicenda è rimasta sepolta per anni, perché non è facile avere a che fare con il male come vicino di casa. A guidare le operazioni di investigazione c'è Agata Est, personaggio di fantasia, che ci conduce, come fosse un moderno - e dubbioso - Virgilio, nei meandri di questo mistero irrisolto.

Femmine un giorno

Commessatti Elena

Dicembre 2003. Qualche giorno prima di Natale, gli scrittori John Gregory Dunne e Joan Didion vedono una banale influenza della loro unica figlia Quintana degenerare prima in polmonite, poi in choc settico. Soltanto qualche giorno più tardi, rientrati da una visita alla figlia ancora grave in ospedale, John e Joan siedono a tavola: all'improvviso l'uomo cade a terra e, in pochi minuti, muore d'infarto. "La vita cambia in fretta", scriverà Joan Didion qualche giorno dopo. Per oltre un anno la vita di Joan Didion è stata schiacciata dalla portata di questi due eventi, e questo libro è il resoconto di quell'anno, del tentativo di venire a patti con il modo repentino in cui la sua vita è stata stravolta. Diventa faticoso allora il dialogo tra la realtà e le strategie che si mettono in atto per accettarla: se per sopportare la malattia della figlia studia testi di medicina, si rende insopportabile alle infermiere dell'ospedale e si rivolge ad amici in cerca di numeri di telefono e indirizzi di ottimi medici, allo stesso tempo si rende conto che la morte e la malattia sono eventi che al di là dal suo controllo la lasciano in preda dei suoi ricordi, e si sorprende a pensare come i bambini: "come se i miei pensieri o i miei desideri avessero il potere di rovesciare la storia dei fatti".

L’anno del pensiero magico

Didion Joan

Germania, 1943. Hans Heigel, ufficiale di complemento delle SS nella piccola cittadina di Osnabrück, non comprende né condivide l'aggressività con cui il suo Paese si è rialzato dalla prima guerra mondiale; eppure, il timore di ritorsioni sulla propria famiglia e la vita nel piccolo centro, lontana dagli orrori del fronte e dei campi di concentramento, l'hanno convinto a tenere per sé i suoi pensieri, sospingendolo verso una silenziosa convivenza anche con le politiche più aberranti del Reich. Più importante è occuparsi della moglie Ingrid e, soprattutto, dell'amatissima figlia Hanne. Fino a che punto un essere umano può, però, mettere da parte i propri valori per un grigio quieto vivere? Hans lo scopre quando la più terribile delle tragedie che possono capitare a un padre si abbatte su di lui, e contemporaneamente scopre di essere stato destinato al campo di sterminio di Sobibór. Chiudere gli occhi di fronte ai peccati terribili di cui la Germania si sta macchiando diventa d'un tratto impossibile... soprattutto quando tra i prigionieri destinati alle camere a gas incontra Leah, una bambina ebrea che somiglia come una goccia d'acqua a sua figlia Hanne. Fino a che punto un essere umano può spingersi pur di proteggere chi gli sta a cuore? Giorno dopo giorno, Hans si ritrova a escogitare sempre nuovi stratagemmi pur di strappare una prigioniera a un destino già segnato, ingannando i suoi commilitoni, prendendo decisioni terribili, destinate a perseguitarlo per sempre, rischiando la sua stessa vita... Tutto, pur di non perdere un'altra volta ciò che di più caro ha al mondo...

La bambina e il nazista

Forte Franco, Bonfiglioli Scilla

Marianna appartiene a una nobile famiglia palermitana del Settecento. Il suo destino dovrebbe essere quello di una qualsiasi giovane nobildonna ma la sua condizione di sordomuta la rende diversa: "Il silenzio si era impadronito di lei come una malattia o forse una vocazione". Le si schiudono così saperi ignoti: Marianna impara l'alfabeto, legge e scrive perché questi sono gli unici strumenti di comunicazione col mondo. Sviluppa una sensibilità acuta che la spinge a riflettere sulla condizione umana, su quella femminile, sulle ingiustizie di cui i più deboli sono vittime e di cui lei stessa è stata vittima. Eppure Marianna compirà i gesti di ogni donna, gioirà e soffrirà, conoscerà la passione.

La lunga vita di Marianna Ucria

Maraini Dacia