Fantascienza

LA SECONDA MEZZANOTTE

Scurati Antonio

Descrizione: 2092. L'Europa mediterranea è sprofondata in un clima equatoriale, i suoi antichi Stati nazionali hanno ceduto all'egemonia cinese. Venezia abbandonata dopo una terribile alluvione, poi acquistata e ricostruita da un'azienda di Pechino - è la perversa Las Vegas del declino europeo. Piazza San Marco è stata trasformata in un'arena: il Colosseo del terzo millennio. Il carnevale si avvicina, i padroni cinesi preparano lussi sfrenati e spettacoli sanguinari. La popolazione autoctona è confinata nel Castello. Nessuno sembra più volersi sottrarre alla violenza e alla lussuria di questo bordello della fine dei tempi. Eppure, perfino in questo parco giochi orwelliano, ci sono due uomini in rivolta che si levano contro l'orgia del potere. "Il Maestro", guida dei nuovi gladiatori che addestra sull'isola di San Giorgio, e Spartaco, il suo allievo più valoroso. Ciascuno ha imboccato per proprio conto la via della ribellione ma vivono entrambi per il mondo che verrà, uno per divenire padre, l'altro per tornare libero. Antonio Scurati torna all'ispirazione degli esordi con un romanzo visionario e insieme realista. Una grande avventura epica, che si fa carico della crisi del nostro mondo narrando di uomini in marcia dentro e contro l'onda distruttrice della storia, in un libro non solo ambientato nel futuro ma rivolto al futuro.

Categoria: Fantascienza

Editore: Bompiani

Collana: Letteraria Italiana

Anno: 2012

ISBN: 9788845267758

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

“La seconda mezzanotte” di Antonio Scurati è un fantasy difficilmente collocabile nelle declinazioni che il genere conosce. Per commentarlo, decido allora di affrontare il romanzo dal fondo: dai ringraziamenti, nei quali l’autore afferma di aver avuto come modello “le distopie”.

Le distopie, quali rappresentazione di una società fittizia e prospettica nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici (una per tutte: 1984 di George Orwell), si contrappongono alle utopie e ne sono la negazione.

E vediamo allora come Scurati dipinge la sua distopia dell’anno 2092.

La vicenda

Il mondo è stato travolto da uno tsunami senza precedenti:

Ricorda la grande onda. Esattamente vent’anni prima … La città sorta dagli acquitrini preistorici, accettando lo sposalizio col mare.”

Venezia è una colonia dei cinesi, che hanno invaso il mondo. In particolare, i colonizzatori – nella loro strategia imperialista – hanno trasformato la città in una specie di casinò a cielo aperto. Nell’occasione del Carnevale, a Nova Venezia si organizzano scontri cruenti tra gladiatori e tra animali. I tori vengono liberati per le strade in una corrida reale, tra massacri, orge, ubriacature. La città è una specie di circo ove riecheggia il ruggito di belve sbarcate per dare spettacolo: “Le carcasse dei predatori delle foreste – orsi, lupi, faine – giacciono accanto ai cadaveri degli erbivori ai quali qualche attimo prima ancora stavano straziando le carni.” Le scene, a volte, sono di rara crudeltà: “… una leonessa sbudellata, sebbene già riversa nel proprio sangue, si ostina ad addentare il femore di un asino.”

In questo anfiteatro urbano, si muovono il Maestro e i suoi gladiatori, protagonisti tragici di un dramma surreale e allucinato.

Ancorché la distopia di Scurati si concretizzi anche lungo la dimensione socio-politica, in questo commento cercherò di mostrarne le valenze ecologiche e urbanistiche.

Il clima e l’ambiente: la distopia ecologica

E’ un vero incubo: “… guarda le tempeste termiche avanzare sulla città al di sopra delle dighe che separano le acque interne da quelle esterne. Provengono dalle paludi morte. Il loro cielo è giallo, rognoso.” Malattia e morte, colori da inquinamento irreversibile. Per assonanza, si pensi a come Thomas Mann ha rappresentato la sua “Morte a Venezia”.

Peraltro, si tratta di un’involuzione non difficile da immaginare: “L’intera area mediterranea presto sarà africanizzata. … L’Africa … è ormai un continente morto.” Come dicevo, la distopia non fa altro che portare alle estreme conseguenze una tendenza in atto. Immaginandone anche le fasi successive.

Le scene sono da apocalisse anticipata: “ … i bracci delle gru sospesi a mezz’aria sugli scheletri dei grattacieli raggelati dallo scoppio della bolla edilizia o della bolla climatica …” Ma noi queste fotografie, in fondo, quante volte le abbiamo già viste?

A volte, le immagini sono ottenute ibridando mitologia e fantascienza. Magari capovolgendone sintassi e struttura: “… distese sconfinate di melma verde dove si risucchia l’ossigeno dalle acque costiere … l’agonia di milioni d’insetti bruciati da molecole complesse che distruggono il loro sistema nervoso centrale e di lì, fluendo nei canali di scolo, appestano le risorse idriche della falda terrestre …”

Altre volte manca l’aria e l’autore raggiunge il suo obiettivo, che credo sia: spaventare, per far reagire: “… il destino mondiale dei pesci, le creature boccheggianti degli abissi e quelle delle secche, quasi percependo il rantolo salire dall’esofago delle tartarughe marine ingolfato da sacchetti di plastica scambiati per meduse fosforescenti.

Venezia, la distopia urbanistica

La negazione di Venezia come città d’arte rappresenta, per chi – come me – ama la città più bella del mondo, perché magari lì ha lasciato ricordi e sogni, è un autentico choc:

“… L’effluvio mefitico delle velme, delle barene infinite, dei fitteti di canne, dei fondali composti solo di limi e di argille … l’anossia delle ore notturne, il deserto di torbide dove la biomassa secerne soltanto sostanze tossiche … i molluschi bivalvi, la sua unica vita.” Ma adesso siamo noi che annaspiamo nell’anossia!

Chi conosce la città per l’impareggiabile atmosfera lagunare, dolce e decadente al tempo stesso, ravvisa nelle descrizioni di Scurati una sapiente variazione di tema:

Il bacino di San Marco … brilla di riflessi aranciati a causa dei quintali di sostanze fosforose, anticrittogamici e fungicidi … Dall’onda sale un aroma di malva sintetica.”

Per non parlare delle tinte, degne della transavanguardia figurativa più provocatoria:

Il rosso tubercolotico, il colore del marmo corroso dall’acidità dell’aria,il colore di tutte le chiese di Nova Venezia.”

A un certo punto ho mentalmente esclamato: “Giù le mani da Venezia!” Poi ho aggiunto: “E dal cielo. E dalle stelle.” Stavo leggendo:

Grazie a un sistema di proiettori, il Superdome di San Marco gode così di un’eterna bella giornata nelle ore diurne e di un cielo invariabilmente stellato in quelle notturne. Grazie all’impianto di climatizzazione, gode poi di un’altrettanto eterna falsa primavera.”

E se davvero Venezia fosse la Berlino del terzo millenio? Così la immagina Scurati, rappresentando il simbolo di ogni frattura: il Muro. “Non ci sono garrite, sentinelle, codici cifrati d’accesso o dispositivi di videosorveglianza. E’ invalicabile ma sguarnito … Non deve difendere dagli assalti esterni, a quello ci pensa la laguna divenuta palude. E’ solo un guscio che nutre la vita dall’interno. Stando alla versione ufficiale, dall’altro lato non c’è nulla di vivo. Soltanto zanzare.”

Così ha temuto … 

… Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Antonio

Scurati

Libri dallo stesso autore

Intervista a Scurati Antonio


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Ungheria, 1611. L'alba illumina l'imponente castello di Csejthe. Nella torre più alta, una donna elegante, austera e vestita completamente di nero è sveglia da ore. Sta fissando, attraverso una piccola feritoia nel muro, un pezzo di cielo che volge all'azzurro mentre le stelle lentamente scompaiono. Sa che quello squarcio di cielo è l'unica cosa che riuscirà a guardare per il resto della sua vita. L'ultima pietra che, per decreto del palatino, la condanna a essere murata viva in quella stanza è appena stata posata. Ma la contessa Erzsébet Bathory non ha nessuna intenzione di accettare supinamente il destino che le viene imposto. Non l'ha mai fatto nella sua vita. Erzsébet è solo una bambina innamorata dei libri quando, nella dimora in Transilvania dove vive insieme alla sua famiglia, assiste ad atti di violenza indicibili. Atti che la segnano nel profondo e che non potrà mai dimenticare. Neanche quando, a soli undici anni, è costretta a sposare l'algido, freddo e violento Ferenc Nadasdy; Un uomo sempre lontano, più interessato alla guerra e alle scorribande che a lei. Erzsébet è sola, la responsabilità dei figli e dell'ordine nel castello di Sarvar è tutta sulle sue spalle. Spetta a lei gestire alleanze politiche e lotte di potere. Questo le procura non pochi nemici e coincide con l'emergere dell'anima più nera della donna. Strane voci iniziano a spargersi sul suo conto. Sparizioni di serve torturate e uccise, nobildonne svanite nel nulla. Si tratta di una cospirazione? O siamo di fronte a una donna malvagia e perversa? O il male è l'unico modo per Erzsébet di sopravvivere e lottare in un mondo dominato dagli uomini?

La contessa nera

Johns Rebecca

Kafka, Franz – IL FUOCHISTA (America, 1927)

«Intimità e controllo sulla propria vita non c’erano piú. Alice per la maggior parte del tempo portava vestiti dell’ospedale. Si svegliava quando glielo dicevano, si lavava e si vestiva quando glielo dicevano, mangiava quando glielo dicevano. Alice si sentiva in prigione, come se l’avessero messa dentro per vecchiaia». Atul Gawande descrive e discute le principali difficoltà dei servizi assistenziali per gli anziani nell’Occidente industriale attraverso le storie paradigmatiche degli ultimi anni di vita di alcuni personaggi conosciuti personalmente. E propone alternative. La sua tesi è che lo stesso sistema sanitario che ha trasformato le nostre vite allungandole straordinariamente è però anche responsabile di una medicalizzazione della vecchiaia, in un’ottica concentrata esclusivamente sul binomio «sicurezza e salute» a discapito della centralità – soprattutto per le persone molto anziane – del controllo sulle proprie scelte di vita, anche di fronte alla morte.

Essere mortale

Gawande Atul

Si dice che il problema sia di chi resta, non di chi se ne va. Emilie se n'è andata, portata via da un cancro. Alessio le è sopravvissuto. Sono passati otto anni ed è ora che tutto ha inizio. "Le 13 cose" ci afferra dalle prime righe e ci trascina in un piccolo paese di provincia che pare evacuato, sempre pronto a riversarsi in un al di là parallelo simile a un campo sfollati. Alessio Valentino, protagonista suo malgrado, lega la propria vita ad assurdi vicini di casa e a personaggi improbabili. Figure sghembe e grottesche che innescano intrecci e situazioni inneggianti alla vita più stramba. Il suo mondo sembra uno sgangherato e divertente luna park, di quelli che stanno alle periferie dell'esistenza, dove la pena e la catarsi si tengono abbracciati, come amanti su un ottovolante per cui non hanno pagato il biglietto.

LE 13 COSE

Turati Alessandro