Narrativa

La sfida

Vichi Marco

Descrizione: Uno strano rapporto, quello che lega il protagonista e io narrante di questo romanzo, uno scrittore scorbutico e arrabbiato con il mondo, in crisi creativa, e Davide Yalta, un paralitico dotato di un senso dell'umorismo molto particolare, e a tratti sinceramente sgradevole. Un'amicizia, se tale si può definire, nata da un incontro casuale in un bar in un giorno di temporale e vissuta tra cene e situazioni imbarazzanti, soprattutto per il narratore. Davide Yalta infatti non fa nulla per rendersi simpatico: usa il suo handicap come un'arma contro le persone "normali", se ne fa scudo e ci gioca prendendo in giro tutto e tutti, alla faccia di ogni correttezza politica, vera o presunta. Quando tra i due uomini si mette di mezzo una donna, un'affascinante vicina di casa di Yalta da lui corteggiata, la situazione si complica...

Categoria: Narrativa

Editore: Guanda

Collana: Microcosmi

Anno: 2014

ISBN: 9788823507487

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Marco Vichi immagina “La sfida” tra un paralitico ebreo, Davide Yalta, e lo scrittore-sceneggiatore Trotti. Oggetto de “La sfida” è la conquista della bella Elena.

I due sfidanti si conoscono in un bar: Davide s’impone subito all’attenzione per il suo modo di fare irritante e antipatico (“Non ha mai visto un paralitico? M’interruppe lui, con un tono di voce insopportabile”). L’atteggiamento dissacrante (“Voglio desiderare quanto posso, buttarmi nella mischia, voglio sentirmi dire di no, voglio picchiare ed essere picchiato. Come fanno tutti”) e l’intelligenza dell’uomo menomato esercitano su Trotti una reazione mista: di repulsione e di attrazione (“Gliel’ho già detto, non mi piace il suo teatrino, lo trovo macabro e volgare”). Quando la conoscenza tra i due si fa più intima, Davide confessa all’altro di essere innamorato della bella vicina, Elena. Trotti s’introduce nella relazione tra i due e comincia a frequentare Elena…

Chi vincerà la sfida?
Davide?
Trotti?
O, come dice il proverbio, “tra i due litiganti il terzo gode”?

La narrazione viene condotta sempre in bilico tra provocazione e volontà di superare l’imbarazzato approccio all’handicap. Il metodo proposto attraverso i personaggi è istrionico, sopra le righe e ciò compromette il coinvolgimento e l’emozione…

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Marco

Vichi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Vichi Marco


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Berenice di Edgar Allan Poe

Elegie di Patti Smith

In un futuro non troppo lontano, tutti i sopravvissuti alle deportazioni nazifasciste sono ormai scomparsi e l'Italia è scossa da un rigurgito antisemita. In un clima ostile, Pacifico Lattes, giovane studioso del museo della Shoah di Roma, prepara un'importante mostra sugli ultimi superstiti ai campi di concentramento. Il suo minuzioso lavoro di archiviazione e conservazione però, svolto per anni dietro a una scrivania, sembra improvvisamente crollare di fronte alla notizia della possibile esistenza di un sopravvissuto ancora in vita: tra le mura di una casa di riposo di Tor Sapienza, infatti, ce Attilio Amati, novantottenne aspro e taciturno custode di un segreto all'apparenza inconcepibile. Dall'incontro tra Attilio e Pacifico, dapprima scettico nei confronti di un vecchio il cui nome non compare sulle liste dei deportati, inizia una ricerca difficile e ostinata, un confronto serrato che porterà entrambi a riconoscersi nella dolorosa esperienza dell'altro. Un gioco inestricabile di scambi e silenzi che nasconde una drammatica «scelta di Sophie», un terribile segreto legato alla travagliata esperienza del lager.

Il museo delle penultime cose di Massimiliano Boni

Boni Massimiliano

L'azione si svolge a Lisbona a metà del XX secolo, in un palazzo di un quartiere popolare non meglio identificato dove vivono sei famiglie. Su questa scena si animano personaggi minati da tristezza e rimpianto le cui esistenze paiono ravvivarsi solo per l'improvvisa eco di un concerto di musica classica trasmesso alla radio o per l'instancabile elaborazione delle strategie, fatte di piccole ipocrisie e compromessi, con cui si tenta di fugare la minaccia dell'indigenza o di realizzare le aspirazioni conformiste della piccola borghesia. Un universo di mantenute, mogli tradite e dolenti, uomini sconfitti dalla vita che hanno rinunciato al futuro a cui fanno da contrappunto gli inserti del diario di una giovane sognatrice, vittima di una vicenda dalla morbosità inaspettata, o ancora le pagine di grande letteratura disseminate in forma di citazioni, ma soprattutto, gli ideali del protagonista Abel, giovane intellettuale libertario, figura paradigmatica di un determinato universo politico, specie considerando il contesto in cui il romanzo fu scritto, ovvero il Portogallo salazarista, paese isolato, retrivo e misero dominato da una dittatura fascista. Palesemente debitore della tradizione del grande romanzo russo da un lato e della coeva generazione dei neorealisti portoghesi dall'altro, "Lucernario" mostra evidenti le qualità destinate a caratterizzare il corpus del Saramago più noto: profondo scavo psicologico dei personaggi, grande respiro narrativo, capacità di catturare l'attenzione del lettore.

Lucernario

Saramago José