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La trilogia del mistero

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La trilogia del mistero alle Parole di Lilly – Mercoledì 28 marzo 2018, appuntamento col mistero. Le Parole di Lilly inaugura un filone letterario storico, tinto di giallo. Ospite per l’occasione Ugo Nasi, scrittore e avvocato milanese, cittadino adottivo di Monteverdi Marittimo, un borgo maremmano, cittadina medievale dove Viola trascorre nell’assoluto riposo i giorni rubati allo strass metropolitano e al lavoro.

Nasi è grande divoratore di thriller, con speciale predilezione per quelli firmati da John Grisham e Dan Brown. Grandi penne del mistero nel suo DNA di autore, che lo hanno portato a coniugare la passione per la storia con la redazione di storie avvincenti ed enigmatiche.

Al suo attivo, tre romanzi Le Pagine Perdute, Il Deputato e Arcana Rubris (ndr: cliccate sui titoli, sarete indirizzaati alle schede dei romanzi), nell’ordine di pubblicazione. L’ultimo è stato pubblicato proprio in questo mese di marzo e l’autore sta già ricevendo riscontri positivi dai lettori. Un seguito ideale al primo romanzo, di ispirazione e ambientazione medievale, legata con espedienti fantasiosi al presente contemporaneo.

La regia di queste storie è affidata al personaggio di una giovane donna, il magistrato Viola Borroni, a cui i lettori di Nasi vanno via via affezionandosi nel corso della scoperta delle opere. Attorno a Viola si muovono numerosi attori, le cui vicende potrebbero mettere in difficoltà l’attenzione del lettore, se non fosse per la lucidità con cui il creatore riesce a gestire l’intreccio narrativo. Colpi di scena, entrate inaspettate e sovrapposizioni di epoche storiche sono raccontate con uno stile pulito e scorrevole. Si intuisce tra le righe un lavoro accurato di scalpello, come lo ha definito lo stesso Ugo Nasi.

La caratteristica saliente dei romanzi di Nasi sta nella scelta di radicare la trama sulla solidità della verità storica. Nel primo romanzo si tratta del famoso Manoscritto Voynich, che a tutt’oggi gli studiosi non sono riusciti a decriptare, e di un affresco particolare situato nella Basilica di San Flaviano a Montefiascone. Senza trascurare, peraltro, i molti eventi e personaggi citati nel corso della narrazione con assoluta disinvoltura descrittiva. Di tutti questi elementi l’autore dà ragione e dettagliata spiegazione nelle note in calce al libro, confermando la passione personale per la trasmissione del sapere storico.

Il nostro ospite ha voluto raccontarci un paio di aneddoti: la familiarità personale del narratore con alcuni dei luoghi descritti durante le vicende, la sua apparizione in un cameo, la decisione di inventare un magistrato donna in dedica alla figlia, che ha appena intrapreso gli studi in giurisprudenza.

Ugo Nasi ha concluso l’intervista con un arrivederci e con il suggerimento di approfondire le tematiche storiche da lui proposte, anche contattandolo personalmente.

 

 

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Joseph Mengele è il famigerato medico di Auschwitz autore di terribili esperimenti pseudo-scientifici sui bambini, forse il più feroce criminale nazista. Alla caduta di Hitler (che gli aveva affidato il compito di scoprire il meccanismo genetico che portava alla nascita dei gemelli), riuscì a far perdere le sue tracce. Jorge Camarasa, il giornalista argentino che ha indagato a lungo sui criminali nazisti in fuga, prima dagli alleati e poi braccati dal Mossad, ha scoperto le diverse identità assunte da Mengele in Argentina e in Brasile, fino alla morte avvenuta nel 1979. L’aspetto forse più agghiacciante è che molto probabilmente il dottor Mengele continuò a lungo i suoi esperimenti. In particolare a Candido Godoi, in Brasile, la «città dei gemelli», dove vivono un centinaio di coppie di gemelli omozigoti, biondi e con gli occhi azzurri. Una misteriosa anomalia genetica che forse oggi ha una terribile spiegazione.

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L’incessante opera di produzione e distruzione del divenire include per l’uomo la minaccia che ciò che lo circonda o lui stesso vada perduto. Un avvenire che può realizzare in ogni istante l’eventualità del non essere più che accompagna ogni altra possibilità. La fine è la condizione inevitabile e la possibilità sempre presente che determina l’intera nostra esistenza. Viviamo inscritti in un orizzonte di temporalità dove i caratteri dominanti sono precarietà e insufficienza. […] Facendo esperienza del limite, in tutte le sue dolorose manifestazioni, apprendiamo il destino di nullità del nostro stare al mondo. La finitudine è la circostanza dell’essere esposti al vuoto di una cancellazione. Il già stato dischiude l’abisso di un tempo bruciato, relegato nella dimensione della mera assenza, di ciò che non è e non sarà più. Vivere è un assistere impotenti allo scivolare dell’esistente nel nulla del passato.

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