Giallo - thriller - noir

La valle dei cadaveri

Invernici Antonio

Descrizione: Lago di Como, primi giorni d'estate. Benedetta, diciassettenne appartenente a una famiglia influente e facoltosa, scompare nel nulla. Il suo motorino viene ritrovato sul fondo di una scarpata, in una zona isolata e impervia, tra le montagne. Il commissario Gropello e la sua squadra, a cui è stato assegnato il caso, devono perciò scartare l'ipotesi di una fuga volontaria e cercare un'altra pista, ma gli indizi sono davvero pochi. A mettersi sulle tracce del vero responsabile del rapimento, anche se all'inizio solo per gioco, sono invece Federico e Massimo, due ragazzi che stanno trascorrendo le vacanze a Nisio, un paesino abbarbicato sulle pendici della tetra Valle dei Cani, vicino al bosco dov'è stato abbandonato lo scooter. La polizia riuscirà a risolvere il caso prima di loro e a ritrovare Benedetta sana e salva? Quella che sembrava una tranquilla realtà di provincia si trasforma in un paesaggio inquietante, intriso di violenza. Lo sciabordio sinistro delle onde del lago e il cupo silenzio dei boschi diventano il palcoscenico di uno spettacolo perverso, in cui tutti gli attori, sia gli adulti che gli adolescenti, risulteranno colpevoli.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Newton Compton

Collana: Nuova narrativa

Anno: 2016

ISBN: 9788854187252

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Ambientato su “quel ramo del lago di Como” denominato lecchese, il romanzo “La valle dei cadaveri” di Antonio Invernici è collocabile nel genere profondo noir, ma presenta incursioni nell’horror e pertanto si rivolge a un pubblico consapevole di prediligere queste connotazioni del romanzo.

Cosa si nasconde sotto l’amenità illusoria dei paesaggi (“La Valle dei Cani era costituita da una serie di scenografiche cascatelle che, dalle falde dell’alpe fino alla confluenza con il fiume Pioverna, mille metri più in basso, si alternavano a pozze di acqua gelida e trasparente”)?
Perché perfino le lucciole (“il fiume di luce”) sembrano atterrite?
Qual è il sottofondo reale di località ove benessere e rispettabilità prevalgono soltanto nelle apparenze (“quel substrato nero che stava sotto la cartolina”)?

La prima smagliatura al quieto vivere della zona è rappresentata dalla scomparsa di Benedetta, adolescente rampolla di una famiglia facoltosa di industriali.
Della sparizione si occupa ufficialmente il pool investigativo del commissario Gropello, già messo a dura prova da un precedente odioso crimine di pedofilia.
Ma, artigianalmente, anche i giovani amici Federico e Massimo, con la graziosa Metz della quale sono entrambi innamorati, si propongono di fare luce sul mistero, nel quale sembra avere un ruolo determinante Vittorino, un montanaro violento e rude, che vive ai margini di Nisio, il paesino ove Benedetta è scomparsa (“Il paesello dove non succedeva mai niente…”), e si destreggia in modo losco tra le cascine (“il quadrilatero maledetto in cui si muoveva Vittorino… un’altra catapecchia… dove tiene un branco di cani disperati e alla fame”) e un mulino abbandonato (“Con il passare del tempo il mulino era divenuto la casa delle fate. Posto misterioso per i più romantici e sede di messe nere per satanisti in erba”).
I primi indizi convergono su alcuni compagni di Benedetta, poi conducono a uno stalker che in chat aveva minacciato la ragazza. Infine le indagini si allargano a un’organizzazione criminale che sulla perversione fonda la propria orrenda attività…

Il romanzo è caratterizzato da un ritmo sostenuto, con continui cambiamenti di azione e di prospettiva. Lo stile talvolta adotta la parlata greve dei ragazzi e, realisticamente, le espressioni violente dei criminali. La narrazione è intervallata da periodi in corsivo che materializzano i pensieri dei protagonisti. I capitoli scorrono rapidi, con l’intersezione di capitoli “bis” che raccontano la prigionia di Benedetta, dal buio dell’antro nel quale è stata segregata (“Il buio è totale e non riesce a capire dove si trovi”).

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Antonio

Invernici

Libri dallo stesso autore

Intervista a Invernici Antonio


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Tamara nasce in una ricca famiglia di Varsavia – nel 1898, dicono i suoi biografi, ma le date non sono fatte per le signore: Tamara è sempre giovane e sempre moderna, sempre bella e spregiudicata. A nove anni, crea dei fiori finti che vende fuori dalla porta di casa perchè è decisa a mantenersi da sola. Il giorno dopo le nozze con un nobile playboy, si lascia corteggiare da un diplomatico siamese. Incontra Marinetti e decide di andare a bruciare il Louvre. Questi e altri brillanti episodi hanno fatto di Tamara un’icona straordinaria dei ruggenti anni Venti, armata di fascino, pennelli e sigarette: la matita e gli acquarelli di Vanna Vinci ne restituiscono perfettamente l’eleganza sfrontata, la sensualità irrequieta, il talento precoce e inesausto. Una graphic novel interamente dedicata alla romanzesca vicenda di Tamara de Lempicka, protagonista del bel mondo di San Pietroburgo, Parigi, Hollywood, New York, e pittrice talentuosa di inconfondibili figure di donne, ricche, emancipate e malinconiche come lei.

Tamara De Lempicka

Vinci Vanna

L’eros va assaporato, toccato, ascoltato, guardato e perfino respirato. Ognuno dei cinque sensi può innescare il piacere, così come fa il sesto, quello invisibile dell’intuizione. Tre autori raccontano l’eros così come viene percepito a livello sensoriale in sei racconti intensi e coinvolgenti, in ciascuno dei quali è uno dei sensi a trionfare. Antologia a cura di Francesca Panzacchi

I sensi dell’eros

Roses Charmel, Elpis Bruno, Detari Frank

Siamo di passaggio, poesia Sioux

«Giorni lieti s'avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro. Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu. Si preparava una specie di festa: la casa era intonacata di fresco, il vino ed il pane pronti; pareva che Elias dovesse ritornare dagli studi, ed era con un certo orgoglio che i parenti, finita la sua disgrazia, lo aspettavano. Finalmente arrivò il giorno tanto atteso, specialmente da Zia Annedda, la madre, una donnina placida, bianca, un po' sorda, che amava Elias sopra tutti i suoi figliuoli.»

Elias Portolu

Deledda Grazia