Narrativa

La vita è un romanzo

Musso Guillaume

Descrizione: "Carrie, mia figlia di tre anni, è sparita mentre giocavamo a nascondino nel mio appartamento di Brooklyn." La denuncia di Flora Conway, una famosa scrittrice nota per la sua riservatezza, sembra un enigma senza soluzione. Nonostante il clamoroso successo dei suoi libri, Flora non partecipa mai a eventi pubblici, né rilascia interviste di persona: il suo unico tramite con il mondo esterno è Fantine, la sua editrice. La vita di Flora è avvolta dal mistero come la scomparsa della piccola Carrie. La porta dell'appartamento e le finestre erano chiuse, le telecamere del vecchio edificio di New York non mostrano alcuna intrusione, le indagini della polizia non portano a nulla. Dall'altra parte dell'Atlantico, a Parigi, Romain Ozorski è uno scrittore dal cuore infranto. Vorrebbe che la sua vita privata fosse metodica come i romanzi che scrive di getto, invece la moglie lo sta lasciando e minaccia di portargli via l'adorato figlio Théo. Romain è l'unico che possiede la chiave per risolvere il mistero di Flora, e lei è decisa a trovarlo a tutti i costi.

Categoria: Narrativa

Editore: La nave di Teseo

Collana: Oceani

Anno: 2020

ISBN: 9788834603567

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

La vita è un romanzo di Guillaume Musso si può idealmente scomporre in due parti.

La prima parte ha per protagonista Flora Conway, una sorta di Elena Ferrante (“La scrittrice… continua a rimanere avvolta da un’aura di mistero… non è mai apparsa in televisione… e la sua casa editrice insiste nel diffondere l’unica e identica immagine che si ha di lei”) che nasconde la propria identità dietro a quella dell’editrice-mentore Fantine (“Ritocco dopo ritocco è diventata un’altra versione di me stessa”).

Schiva e sociopatica (“Soffre di fobia sociale e detesta dichiaratamente la folla, i viaggi e il giornalismo”) – ha appena rinunciato a presenziare alla cerimonia di assegnazione del prestigioso premio Kafka – la scrittrice incappa nella tragedia dell’assurda scomparsa (“Mia figlia sembrava essersi volatilizza, prelevata al buio da qualche sanguinario re degli elfi”) dell’amata figlioletta Carrie (“Gli psichiatri ritengono che le parti del gioco a nascondino… sono un modo per far sperimentare al bambino, in una luce positiva, la separazione dall’altro… il gioco deve funzionare come una vera drammaturgia, procurare in un tempo molto breve un ampio ventaglio di emozioni: eccitazione, attesa e un briciolo di timore, per far posto infine alla gioia del ritrovamento”).

Il primo interrogatorio della polizia mette subito in luce le contraddizioni di una personalità disturbata (“Più passava il tempo, più mi rosicchiavo le unghie a sangue”) e di una vita piena di ombre (“Il padre di Carrie si chiama Romeo Filippo Bergomi… Ballerino corifeo… Nella gerarchia della danza ci sono le étoiles, i primi ballerini, i ballerini di fila e i corifei”).

Nella seconda parte, la vicenda che nella prima parte ha i toni del mistero della camera chiusa cede il passo alla figura di Romain Ozorski, scrittore parigino (“Per sfuggire a un mondo… saturo di schermi ma vuoto d’intelligenza… scrive romanzi”) che ha una personalità completamente diversa da Flora Conway (“L’ispirazione finisce per manifestarsi proprio perché lavoro”). Anche se – come lei – Romain vive una tragedia familiare: sta per separarsi dalla bizzosa moglie, che gli toglie l’amato figlioletto Theo (“Mia moglie ha fatto carte false per farmi togliere la tutela e adesso intende portarlo con sé a vivere in una comune ecologica, nello stato di New York”) e lo getta nella disperazione (anche creativa) più profonda.

Sarà proprio Theo, con una trovata degna del film “Mamma ho perso l’aereo”, a restituire la voglia di vivere e di amare a Romain…

Il nuovo romanzo di Musso, per chi gli è affezionato, questa volta non ha nulla di nuovo: i soliti capovolgimenti di fronte (“Esiste un principio drammaturgico noto come il fucile di Cechov. Se nel primo atto… c’è un fucile appeso al muro… diventa inevitabile che nel secondo o terzo atto quel fucile si metta a sparare”) che avvengono nella compenetrazione reciproca di realtà (“È la prima volta che mi trovo dentro una delle mie finzioni”) e immaginazione letteraria (così è l’elencazione dei cimeli di scrittori – “Virginia Woolf (1882-1941) – Stilografica in lacca nera marca Dunhill Namiki decorata con motivi giapponesi. Regalata all’autrice di Mrs Dalloway nel 1929 dall’amica e amante Vita Sackville West, accompagnata da una frase scritta a mano: ‘Per favore, in tutto questo marasma della vita, continua a essere una stella fissa e luminosa’ e da una boccetta del suo inchiostro magico. Virginia se ne servì durante la stesura del romanzo Orlando”), le solite trovate scenografiche tra metafisica (“Come fargli capire che è una delle mie creazioni? Un personaggio secondario di un racconto in corso di stesura che esiste solo nella mia mente?”) e paranormal  (“D’accordo Flora… se io abbandono Almine, lei riavrà Carrie. Se invece salvo mia moglie, lei perderà Carrie per sempre. A lei decidere”), una soluzione deludente tra citazioni d’effetto (“L’uomo è sovente ciò che nasconde, una miserabile manciata di segreti” – Malraux), che ricompone in modo un po’ forzato il mistero della camera chiusa…

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Guillaume

Musso

Libri dallo stesso autore

Intervista a Musso Guillaume


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

L'"Antigone", la più antica delle sette tragedie sofoclee pervenutaci, riportò la vittoria negli agoni tragici del 442 a. C. e narra di Antigone che trasgredisce gli ordini del re Creonte in nome delle leggi divine e decide di seppellire il fratello Polinice. "Edipo re" è uno dei capolavori del teatro tragico di tutti i tempi; uno dei monumenti della poesia e del pensiero greco. Il re tebano che inconsciamente uccide il padre e sposa la madre, e che poi lentamente scopre i propri misfatti, non è solo il protagonista di un dramma scenico tecnicamente perfetto, ma altresì il simbolo dell'oscura, inconsapevole vicenda dell'uomo, creatura di enorme e nessun valore, di sublime e inetta capacità, alla fine sventurata. Ma quando poi "Edipo a Colono" riprende la storia e presenta il protagonista che, dopo essersi accecato, a distanza ormai di anni, approda con l'unico sostegno della figlia Antigone alla terra ospitale di Atene per morirvi, il delitto e la sventura hanno trovato nella sofferenza la catarsi. Gli orrori sono resi sublimi, l'esperienza eroica. La tensione si è allentata, l'equilibrio ristabilito, e la tragedia, ancora dolente ma piena di saggezza e di affetti, sfuma in una religiosità rasserenante.

Edipo re

Sofocle

Venezia 1604. Una gondola fende l’acqua nera come il petrolio. La lanterna dell’imbarcazione illumina fiocamente il volto pensieroso di Paul Pindar, mercante dell’onorevole Compagnia del Levante. L’uomo si trova ormai a Venezia da diversi mesi e consuma le sue notti e il suo denaro tra gioco d’azzardo e cortigiane. Ma niente riesce a fargli dimenticare Celia, la sua promessa sposa, rapita dai turchi per la sua pelle di luna e i biondi capelli. La sua bellezza l’ha resa una delle favorite del sultano. Ma ora il suo destino è sconosciuto. Nessuno sa se sia ancora rinchiusa tra i cancelli dorati dell’harem di Costantinopoli, un mondo proibito e impenetrabile, o se sia scomparsa per sempre. Eppure, proprio quando Paul ha quasi perso la speranza di rincontrarla, ecco che fra le calli veneziane inizia a serpeggiare una voce sempre più insistente. Si dice che in città sia nascosta una misteriosa pietra, “L’Azzurro” del sultano, un diamante blu dal valore inestimabile appartenuto al sovrano di Costantinopoli. Pindar non ha dubbi: deve impossessarsene a tutti i costi. E’ convinto che il gioiello lo ricondurrà in qualche modo a celia. Ma la strada è irta di pericoli. Perché molti altri sono disposti a uccidere pur di averlo. L’unica in grado di aiutarlo è Annetta, una monaca che si trovain un convento di clausura nella laguna veneziana. Il suo è un passato oscuro, indissolubilmente legato al’harem. Pindar deve incontrarla e parlarle, almeno una volta. Niente è come sembra tra gli intricati corridoi del convento e dietro le grate delle celle monacali, che nascondono pericoli, rame silenziose e lotte di potere. E mentre l’ossessione del mercante per il misterioso diamante aumenta sempre più, diventa chiaro che ci sono altre forze segrete in gioco. Il diamante è reale o si tratta solo di un tranello per trascinarlo verso la rovina?

Il diamante dell’harem

Hickman Katie

E se il matrimonio da sogno che fantasticavi da una vita andasse improvvisamente a monte per colpa della tua (ex) migliore amica? E se ti ritrovassi tra le mani un biglietto già pagato per fare il giro del mondo in quella che avrebbe dovuto essere la tua luna di miele? Avresti mai il coraggio di partire da sola? È quello che accade a Bianca, biologa marina all’acquario di Londra, ormai senza un lavoro e prossima alle nozze. Lei decide di partire: donna impulsiva e determinata, col suo tacco 12 è pronta a sfidare il mondo intero anzi, il giro del mondo, che una delle navi da crociera più lussuose del mondo, la Queen Victoria, percorrerà in 109 lunghi giorni. Un’anziana coppia sempre in vena di litigare, un galante scrittore in cerca di ispirazione, un affascinante e scorbutico pianista, una bionda tutto pepe e una misteriosa vecchietta saranno alcuni dei suoi compagni di avventura. Riuscirà Bianca ad arrivare alla fine del viaggio, tra serate di gala, ladri di gioielli, persone che scompaiono misteriosamente e i ricordi dolorosi di un passato che cerca di tornare prepotentemente a galla?

UNA CROCIERA SUI TACCHI

Conti Valeria Angela

Guidata dal vecchio giardiniere che curava in Persia le terre della sua casa d’infanzia, Marjan Aminpour ha imparato sin da bambina a coltivare le piante. A Ballinacroagh, il villaggio dell’Irlanda occidentale dove, dopo essere scappata dall’Iran khomeinista, si è stabilita assieme a Bahar e Layla, le sue sorelle più piccole, Marjan ha aperto il Caffè Babilonia, un locale ricavato dall’ex panetteria di Estelle Delmonico, la vedova di un fornaio italiano. Col cardamomo e l’acqua di rose, il basmati, il dragoncello e la santoreggia, Marjan prepara le sue speziate ricette persiane, e la gente di Ballinacroagh accorre ogni giorno numerosa al Caffè Babilonia, attratta dalle pareti vermiglie, dalle zuppe di melagrana e dal samovar del tè sempre pronto. Marjan potrebbe finalmente godere dei suoi meritati piccoli trionfi se un perfido scherzo del destino non si fosse preso la briga di turbarla profondamente: Layla, la sorellina che si è conquistata subito la simpatia dell’intera Ballinacroagh, si è innamorata, ricambiata, di Malachy McGuire, uno dei figli di Thomas McGuire, il boss del villaggio che possiede un’infinità di pub e ambirebbe volentieri a mettere le mani sul Caffè Babilonia...

CAFFE’ BABILONIA

Mehran Marsha