Narrativa

La vita finora

Montanari Raul

Descrizione: Marco Laurenti, professore in una media inferiore, con un passato di sofferenze famigliari, accetta un incarico in un paesino fuori dal mondo dove la natura è prepotente, e gli uomini ancora di più. Ammette di essere un cattivo insegnante e un uomo pieno di ombre ma, quando arriva al dunque, sa battersi davvero come un eroe contro il Male. E il Male, nel suo caso, ha i tratti della sua incarnazione più spaventosa: un allievo, figlio dei nostri tempi devastati dall’idiozia tecnologica, che manipola i compagni, plagia due ragazzine fino a farne schiave sessuali, bullizza e cyberbullizza, usa i social per realizzare una supremazia fredda, terribile, disumana. Fra le figure che popolano questa storia c’è anche un vecchio ex criminale di guerra, ma a confronto con il ragazzino, con il “nuovo”, pare un retaggio del passato, più doloroso che minaccioso. Come in tutti i grandi conflitti con il Male, anche qui, non c’è una vera “vittoria” eppure, dopo il crescendo asfissiante di tensione, e a fronte di nodi irrisolti, la fuga del protagonista verso il futuro che lo aspetta, come un secolo fa, nel Nuovo Mondo, suona liberatoria come un happy end.

Categoria: Narrativa

Editore: Baldini + Castoldi

Collana: Romanzi e racconti

Anno: 2018

ISBN: 9788893880749

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

La vita finora di Raul Montanari 

Spesso diciamo che gli artisti prevengono i tempi, sanno vedere più lontano grazie all’ immaginazione, intuiscono il futuro con la creatività. In altre parole, per dirla con Oscar Wilde, “ogni singola opera d’arte è l’adempimento di una profezia”.

La pubblicazione de La vita finora di Raul Montanari nei primi mesi del 2018 ha anticipato con inquietante tempismo il florilegio di eventi della turpe cronaca (v. Social-cyber-bullismo e La vita finora di Raul Montanari) che ha avuto come protagonisti ragazzi violenti e genitori ottusi nel loro spregevole difensivismo ad oltranza della prole (“Il genitore convinto che il mondo sia un deposito di orrori e nefandezze che però, miracolosamente hanno risparmiato la sua prole”).

In un contesto ove si respirano le atmosfere reali degli anni duemila, l’anginofobo Marco Laurenti (“La cicatrice era ammiratissima”) – un trentenne che, nella sua infanzia, con l’amata sorella ha subito il paternalismo di genitori “vecchia maniera” (“Loro due si spalleggiavano a vicenda nel punirci, nessuno schiaffo veniva contestato, nessun insulto contraddetto”) – accetta l’incarico d’insegnante in una scuola media di un paesino montano.

Qui affronta una classe che patisce le dinamiche di un gruppo di bulli, soggiogati dall’egemonia malefica del leader Rudi Nestani (“Un tanghero simile, così intelligente, lucido, cattivo; e aveva un piccolo esercito ai suoi comandi”).
Gli altri del gruppo procedevano per inerzia, ciascuno dedito alla propria specialità: i fratelli (scherzi crudeli), il ciccione Nadir (dire stupidaggini e portarsi addosso l’ingombro del corpo), il vampiro Visigalli (morsicature e follia). Cristina (muovere le spalle, i seni, accavallare le gambe, gettare indietro la testa, toccarsi la testa, produrre sorrisi in apparenza consapevoli, in realtà vacui). Quanto a Chiara a me sembrava che cercasse solo di tenersi a galla”.

Incuriosito dai misteri che nasconde il maggiore Novak (“Un tipo strano”), il vicino di casa con un ingombrante passato nella ex Jugoslavia dilaniata dalla guerra civile, con il supporto a distanza (da Minneapolis) della sorella Sara e con la collaborazione dell’irrituale parroco del paesino montano, Marco è deciso a combattere le logiche spregevoli del branco (“Le risate del branco: la gioia bestiale della preda catturata, della vittoria facile di tanti contro uno”), per dominarle, domarle  e finalmente  “capire fino a che punto quella storia grottesca di riti satanici e orge avesse un fondamento…”

Dopo altri due romanzi (Il tempo dell’innocenza e Il regno degli amici) che affrontano le strutture individuali e aggregative di gruppi adolescenziali e giovanili, La vita finora di Raul Montanari approfondisce i meccanismi psicologici (“Mi venivano i brividi a ricordare cos’ero stato io a quell’età: sballottato fra voragini  e spazi siderali che trovavano la loro sintesi  nel brufolo da schiacciare o nei pomeriggi passati ad ascoltare dischi con la tapparella abbassata”) e le logiche collettive che alimentano i comportamenti violenti e crudeli nelle declinazioni di ultima generazione a matrice social-mediatica, ne fornisce un’interpretazione in chiave artistica (“Mai sazi di padre”) e regala momenti di riflessione che giungono come tregue per consentire al lettore di riprendere il fiato nell’incalzare degli eventi:

Ci deve esser una svolta nel tempo, un angolo superato il quale tutto il passato comincia ad apparirti pericolosamente desiderabile. Non sei più selettivo. Sfumano davanti ai tuoi occhi i confini netti, i contrasti di colore fra le stagioni di gioia e pienezza e quelle in cui invece ti sentivi schiacciato da un’infelicità senza scampo. Cominci a rimpiangere tutto, a provare tenerezza per quel te stesso fragile e vulnerabile che fino a poco tempo fa contemplavi con fastidio, come fosse stato l’incarnazione di una tua identità minore, un incidente di percorso nel cammino che doveva sfociare nel lungo altopiano dell’età matura, con le sue certezze e la sua stabilità illusoria.” 

Bruno Elpis

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L'amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava intanto nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l'Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l'autrice ci ha abituati... Non vogliamo dirvi altro per non guastare il piacere della lettura. Torniamo invece all'inizio. Dicevamo che L'amica geniale appartiene a quel genere di libro che si vorrebbe non finisse mai. E infatti non finisce. O, per dire meglio, porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell'infanzia e dell'adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto. Altri romanzi arriveranno nel giro di pochi mesi, per raccontarci la giovinezza, la maturità, la vecchiaia incipiente delle due amiche.

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È una primavera torrida a Milano, e succedono cose strane. Una suora viene trovata sgozzata in convento, truccata e vestita in abito da sera. Il commissario Boe finisce per bussare alla porta di Johnny Santini, professore di lettere in un liceo. Un professore particolare: si stordisce con l’hashish, allaccia relazioni con le allieve dell’ultimo anno, ed è segretamente a capo del Free Beagle, fantomatica organizzazione animalista che assalta i laboratori della vivisezione. Ma Santini non ne sa nulla. Anzi. Anche a lui stanno accadendo cose strane: qualcuno lo ha ricattato per recuperare una valigetta in un laboratorio e, invece, ci ha trovato un cadavere. E, mentre gli omicidi si susseguono e portano tutti a lui, scopre l’esistenza di una vecchia leggenda della malavita. Una leggenda dimenticata da decenni e che striscia e si sussurra ancora solo nei corridoi dei manicomi criminali, in cui orde di derelitti continuano invano a gridarsi innocenti. È lì la chiave dell’enigma. Johnny Santini corre incontro a una verità atroce e soffocante, a cui tutti, prima di lui, hanno resistito solo impazzendo. O suicidandosi.

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Tra il 1978 e il 1990, mentre in Unione Sovietica il potere si scopriva fragile e una certa visione del mondo si avviava al tramonto, Andrej Cikatilo, marito e padre di famiglia, comunista convinto e lavoratore, mutilava e uccideva nei modi più orrendi almeno cinquantasei persone. Le sue vittime bambini e ragazzi di entrambi i sessi, ma anche donne - avevano tutte una caratteristica comune: vivevano ai margini della società o non si sapevano adattare alle sue regole. Erano insomma simboli del fallimento dell'Idea comunista, sintomi dell'imminente crollo del Socialismo reale. Questo libro, sospeso tra romanzo e biografia, narra la storia di uno dei più feroci assassini del Novecento attraverso la visionaria, a tratti metafisica ricostruzione della confessione che egli rese in seguito all'arresto. E fa di più. Osa raccontare l'orrore e il fallimento in prima persona: Cikatilo, infatti, in questo libro dice "io". È lui stesso a farci entrare nella propria vita e nella propria testa, a svelarci le sue pulsioni più segrete, le sue umiliazioni e ossessioni. "Il giardino delle mosche" è un libro lirico e crudele allo stesso tempo: la storia di un'anima sbagliata, una meditazione sul potere e la sconfitta e, soprattutto, una discesa impietosa fino alle radici del Male.

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Tarabbia Andrea

Crudo e potente: così si presenta questo romanzo fin dalle prime pagine. Un’opera importante, la cui compiutezza sfiora la profondità di una riflessione filosofica sul potere e sulla violenza. È la storia di un affarista senza scrupoli che abbraccia l’ideale del dominio fino a farne la propria ragione di vita. L’uomo fa rapire una bambina, la piccola Isabel, in Amazzonia. La tiene con sé per anni, la sposa e le fa mettere al mondo una figlia, Marta. Intanto, sadico e consapevole, continua a gestire i suoi traffici, in nome di un successo che ai suoi occhi giustifica ogni aberrazione. Quando, anni dopo in Italia, Marta incontrerà Gianmario, un crescendo di tensione drammatica porterà a un finale sorprendente e inaudito.

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