Narrativa

LA VOCAZIONE

De Marchi Cesare

Descrizione: Luigi Martinotti lavora in un fast food. Frigge patatine, ma in realtà la sua vocazione, vivissima malgrado l'interruzione degli studi universitari, è quella dello storico. Su un tavolo della Biblioteca comunale consuma tutte le ore di libertà, ricostruendo e interpretando eventi del passato. Ci sono momenti in cui riesce addirittura a distinguere, quasi fosse una visione, l'incontro fra Attila e papa Leone. È riuscito anche a elaborare una teoria storica, secondo la quale i mutamenti della società sono il prodotto di una terribile "insofferenza dell'insicurezza", che spinge gli uomini, cambiando continuamente, a inchiodare il mondo in un presente immobile e rassicurante. Anche la quiete apparente di Luigi Martinetti obbedisce a questa legge. La sua sensibilità, sospesa tra aspirazioni intellettuali e esposizione al fallimento, si lascia contaminare dall'imprevedibilità dei rapporti umani, ivi comprese l'intensa relazione sessuale con Antonella, cameriera del fast food, e l'inspiegabile tenerezza per il figlio di lei. Solo l'amico Giuseppe estroso insegnante affetto da una malattia genetica che lo getta in ricorrenti crisi depressive - riesce a tenere accesa la sua vocazione e a comunicargli una sorta di profonda serenità. Quando il fallimento come storico è definitivo, la sua mente vacilla.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Anno: 2010

ISBN: 9788807017940

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Uno sguattero con propensioni storiografiche non lo si incontra tutti i giorni…” e Luigi Martinotti non si rassegna a friggere patatine: legge, legge, legge… Legge anche se non trova appoggio né comprensione intorno a sé.

La vita intellettuale di un ingegnere o di un medico non la chiamavano una fissazione, a quelli non andavano a chiedere ragioni della loro scelta; le ragioni le volevano solo da lui, e cosa si aspettavano che rispondesse?

Dopo la morte del padre, sua madre, “bella, elegante, infastidita”, aveva deciso di lasciare Milano con il nuovo compagno, e Luigi era stato costretto ad abbandonare gli studi.

Il suo dovere di madre lei l’aveva sempre fatto e avrebbe continuato a farlo, per quanto glielo consentiva la pensione di reversibilità molto più bassa del previsto: insomma bisognava che lui si cercasse un lavoro; senza fretta, con calma, un buon lavoro; ma andare all’università no, non era proprio possibile, i soldi non sarebbero mai bastati…”.

Dispiacere e solidarietà dai suoi insegnanti, “…ma muovere un dito, cercare di fargli avere una borsa di studio o almeno di parlare a sua madre, questo no, nessuno si era offerto di farlo”.

E così Luigi si era barcamenato tra vari lavoretti per poi approdare al fast-food.

Nelle prime pagine del romanzo lo vediamo proprio alle prese con la friggitrice, un cappello di panno sulla testa per ripararsi dagli odori e dai vapori e la mente che si sforza di ricostruire le scorribande di Attila…

Da Antonella, cameriera nello stesso fast-food, e dal piccolo Giorgino, riceve affetto, calore umano, ma la sua frustrazione rimane. Solo l’amico Giuseppe, insegnante malato e depresso, lo incoraggia un pochino a seguire la sua “vocazione”, una vocazione che gli costa tanta, tantissima fatica: ore rubate al sonno e studio estenuante senza una guida, una strada da seguire.

Rinunciare? Anche questo gli risulta impossibile…

“…senza il contenuto di quell’attività mentale la vita era senza oggetto, non valeva la pena di essere vissuta”.

E così resiste Luigi, e finalmente qualcuno si accorge di lui. Finalmente un barlume di speranza, di redenzione, di riscatto sociale…

Ma dura poco: all’improvviso lo scenario cambia radicalmente ed il ritmo della narrazione si fa concitato.

Un progetto scellerato, idee slegate, pensieri che si rincorrono, ricordi offuscati…

Quella di Luigi è una vocazione oppure un’ossessione? Cosa c’è di vero? Cosa è realmente accaduto?

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Cesare

Marchi

De

Libri dallo stesso autore

Intervista a De Marchi Cesare


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

New York, 1871. Nella casa delle vergini, dove Miss Everett provvede all'educazione di prostituire giovanissime, Moth cerca di sottrarre il proprio corpo e la propria anima al suo ineluttabile destino.

La casa delle vergini

McKay Ami

Ostaggi – 8 aprile 2017, ore 20:45, al Nuovo Teatro Ariberto di Milano

Platone è un bassotto dal pelo duro e la coda a pennello. Un cane da salotto, di quelli nati per fare compagnia agli uomini. A Yuri, per esempio, studente di filosofia «con gli occhiali perennemente appannati». Ma durante le vacanze Yuri segue la sua Ada su una nave da crociera, lasciando il bassotto alle cure del portiere. E proprio nella solitudine della notte di Natale avviene per Platone l'incontro che gli cambierà la vita. Nella cantina del palazzo, il Tatuato - cranio rasato e muscoli da sollevatore di pesi - nasconde scatoloni pieni di animali di contrabbando: scimmie, iguane, serpenti a sonagli, una saggia tartaruga leopardo di nome Leo, e lei, la Regina, una giovanissima levriera afghana, «poco piú che un gomitolo di neve». Per Platone è il colpo di fulmine. Ma il cuore della Regina è altezzoso, e neanche le canzoni che il bassotto intona giorno e notte per tenerle compagnia riescono a conquistarla. A raccontarci questa storia tenera e profonda, dal suo osservatorio speciale tra le foglie di un albero, un pappagallo che conosce tutte le lingue del mondo, e tutte le pieghe dell'anima. Melania Mazzucco ci appassiona e ci commuove col piú classico dei generi, regalandoci una favola intensa e luminosa sul coraggio dei propri sogni e sulla magia che a volte la vita regala - come a Laika, il cane astronauta che diventò una stella.

IL BASSOTTO E LA REGINA

Mazzucco Melania G.

Dall’incontro di due personalità eccezionali nasce un libro unico e prezioso, che affianca a trentasei racconti di Erri De Luca altrettanti disegni (in bianco e nero e a colori) dell’artista Alessandro Mendini. Un duetto che rimanda a una nostra tradizione forte – basti pensare al connubio fra Rodari e Munari – e che qui comincia sempre con un’illustrazione, da cui poi il racconto prende liberamente l’abbrivio. “Quello che scrivo,” dice De Luca, “dipende dal riflesso di uno che è preso alla sprovvista.” E a stupire, a spiazzare sono quei disegni che fanno spalancare gli occhi come uno strappo nel cielo, fanno sentire nudi “come quei due nel primo giardino, dopo l’assaggio scippato dall’albero della conoscenza”, perché “la suggestione è una manifestazione della verità”. Erri De Luca e Alessandro Mendini iniziano quasi per gioco – ispirandosi ai disegni di un bambino caro a entrambi – e poi via via stabiliscono fra loro un dialogo di forme e parole serrato e ricco di senso, tracciano sulla pagina le proprie paure, le tentazioni, le fiere ostinazioni, e tutto un vivace campionario di “mostruosità terrestri”. Compongono dunque un libro di eroismi quotidiani che scandaglia, attraverso percorsi tutt’altro che logici e prevedibili, il nostro più profondo sentire: facendoci avvertire il fiato dei mostri dietro le nostre spalle e al contempo consegnandoci le chiavi del serraglio dentro cui tenerli a bada. I mostri sono i diavoli custodi dell’infanzia, nessun angelo può tenerli a bada.

Diavoli custodi

De Luca Erri - Mendini Alessandro