Romanzo storico

LA VOCE DEL DESTINO

Buticchi Marco

Descrizione: Oggi è un’anziana clochard costretta a vivere per le strade di Parigi, ma il suo passato le ha regalato fama e successo. Qualcuno la vuole morta, ed è solo l’intervento di Oswald Breil e Sara Terracini a salvare la vita di Luce de Bartolo. Ma qual è il segreto che custodisce, così potente da sconvolgere l’ordine mondiale? Chi è davvero quella donna? La sua storia inizia nell’Argentina fra le due guerre e racconta un’amicizia straordinaria, quella fra Luce e una tra le donne più ammirate di tutti i tempi: Eva Duarte. Mentre Luce diventa il soprano più famoso al mondo, Eva sposa il colonnello Juan Domingo Perón: nasce così il mito intramontabile di Evita. Le due amiche incontrano grandi soddisfazioni, ma anche tragedie e violenze che sembrano sgorgare dalla fonte stessa del male: il nazismo. Un’ideologia che trova la sua forza simbolica in un oggetto dal potere immenso: la leggendaria lancia di Longino, la cui punta trafisse il costato di Cristo. Il Reich sopravvive alla sconfitta, ed è proprio in Argentina che il male nazista intreccia le proprie trame oscure di rinascita con l’ascesa di Perón, per poi estendere i propri tentacoli sino a raggiungere le stanze più inviolabili: quelle delle alte sfere del Vaticano e della finanza più spregiudicata. E il male nazista oggi è pronto a risollevare la testa. Perché si scateni, manca soltanto una chiave: quella in possesso di una donna sopravvissuta con coraggio e determinazione a tutto ciò che il destino le ha riservato.

Categoria: Romanzo storico

Editore: Longanesi

Collana: La Gaja scienza

Anno: 2011

ISBN:

Trama

Le Vostre recensioni

La voce del destino” di Marco Buticchi è un’opera complessa, frutto di approfondimenti, documentazione e … fervida fantasia. Non poteva essere altrimenti, per uno scrittore colto e raffinato, che è stato nominato dal Presidente Napolitano Commendatore della Repubblica per aver contribuito alla diffusione e alla conoscenza della lingua italiana nel mondo.
La formula è quella fortunata e avvincente del romanzo a sfondo storico. Mescola ingredienti che rendono la lettura appassionante e serrata: l’elemento mitico (la lancia di Longino), l’azione alimentata da scariche di adrenalina e di energia, eresia (sette segrete) e magagne vaticane, una storia d’amore contrastato sullo sfondo e, soprattutto, la paura collettiva di fronte a un immane pericolo che minaccia l’umanità.

I principali protagonisti sono tutti originari di Junin, Argentina, e sono tutti destinati a divenire famosi: Luce De Bartolo come cantante lirica dalla voce unica, Eva Duarte come moglie del presidente argentino Juan Domingo Peròn, i tre fratelli Soriano per motivi differenti: Glauco sarà un crudelissimo gerarca nazista (un’autentica mantide, che raggiunge l’orgasmo dando morte violenta alle partner, spesso prelevate dal campo di sterminio di Jasenovac: “Da sempre essere padrone della vita altrui lo eccitava, ma sentire quella vita fuggire mentre raggiungeva il culmine del piacere costituiva l’apoteosi della sua perversa ossessione.”), Michele sarà un campione di boxe, il suo gemello Antonio un valoroso membro della resistenza argentina.

La storia comincia con Luce De Bartolo, ridotta in povertà come talvolta accade a persone dello spettacolo (la felliniana Anita Ekberg o Isabella Biagini, tanto per fare due esempi). La ritroviamo in età senile, dopo una fulgida carriera internazionale passata a interpretare Salomé, Anna Bolena, Tosca e tante altre eroine dell’opera, tra i clochard di Parigi. Qui subisce l’ennesimo attentato e viene rocambolescamente salvata da Sara e Oswald Breil, agenti del Mossad, ai quali narra la sua storia.

Causa dell’aggressione è il suo medaglione, che sembra essere la chiave per accedere al fantomatico tesoro dei Peròn. Ad esso sono interessati in molti: oltre allo stesso presidente argentino, i neonazisti. E, dal Vaticano, il rapace Marcinkus.

L’azione

Si svolge “world wide”: a tutto tondo sul globo terrestre!

In Europa, tra Italia e Croazia, il turpe Glauco Soriano, espatriato dall’Argentina, partecipa alla guerra prima come fascista, poi come collaboratore del criminale croato Ante Pavelìc e degli spietati ustascia (“Serbi, ebrei, zingari e comunisti divennero le vittime di una persecuzione ancor più feroce di quella messa in atto dai nazisti”).

Dall’Europa partono le famigerate “ratline”, organizzate per la sopravvivenza dei nazisti (“Con il termine ratlines vengono chiamate le scale di corda che portano agli alberi più alti dei velieri. Sono quelle lungo le quali si arrampicano i topi mentre la nave affonda. È in questo modo che trovano, a volte, la salvezza”): la più importante di queste rotte converge nell’Argentina di Peròn, della “terza posizione” e dei descamisados che acclamano Evita.

Dagli Stati Uniti partono invece le iniziative spionistiche nel Sudamerica: si avvalgono dell’opera dei gemelli Michele e Antonio Soriano. Negli Stati Uniti, presso il “Tempio della purezza” e a capo di una setta religiosa, si nasconde l’erede di Hitler…

Verso la segreta “Base 211” in Antartide si dirigono i nazisti che a Bariloche – sotto la direzione del crudele Bormann – hanno il loro quartier generale, ricreato sul modello de “il nido dell’aquila” di Adolf Hitler nelle Alpi di Obersalzberg, per dare vita al “Quarto Reich”. In Antartide c’è anche un’inquietante apparizione di Hitler, sopravvissuto alla messinscena del suicidio.

Il cerchio si chiude con il Vaticano di Marcinkus e con la loggia P2 di Gelli, Sindona e Calvi: maestri nella disdicevole tecnica del “guado del pellirossa” (così “in gergo … viene chiamata l’effettuazione di operazioni bancarie tese a far perdere traccia del passaggio di denaro e dei suoi fruitori. Generalmente si attua facendo transitare le somme in banche compiacenti presso le quali la tutela del segreto è assoluta. I denari o i titoli al portatore così ripuliti sono pronti a per essere depositati ovunque. Un po’ come un pellerossa che guada il fiume per far perdere le proprie tracce”).

Forse ho raccontato troppo, ma è difficile riassumere i pensieri suscitati da un’opera di oltre seicento pagine, tutte intense.

Lo stile di Marco Buticchi è perfettamente attagliato alla storia e sempre limpido nel raccontare vicende complicate, che stimolano la curiosità del lettore e abbracciano diversi decenni della recente storia mondiale. La tecnica narrativa è nobile e cristallina, anche quando si tratta di dipingere scene atroci: quelle dei momenti più tristi e più bassi raggiunti dall’umanità.

Per tutti questi motivi, la lettura è consigliata da …

… Bruno Elpis

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Marco

Buticchi

C'era una volta la Provincia italiana ricca, felice e molto produttiva. Che commerciava con l'estero, dava del tu ai colossi oltre confine con l'orgoglio di una identità, prima che nazionale, comunale. C'era un tempo in cui anche gli stupidi facevano soldi, in un paese dove il PIL cresceva di due cifre l'anno. Dove i soldi guadagnati con allegria, spensieratezza e persine cafonaggine venivano ben esibiti in beni di lusso. Poi arrivarono i guru della globalizzazione a dire che si doveva cambiare, ad andare in televisione a sponsorizzare mercati stellari in Cina e a sostenere che il vecchio modello, quello dove si stava bene, andava male. Questa è "la storia della mia gente", non solo degli "stracciaroli di Prato", ma di una provincia felice e intelligente, sacrificata alla globalizzazione.

Storia della mia gente

Nesi Edoardo

Πεταλούδες

Claudio Roveri è un informatore medico scientifico. Conduce una vita di apparenze. Apparentemente è un professionista affermato, ha una famiglia felice, nessun motivo per non sentirsi soddisfatto. In realtà le cose non vanno così bene. Claudio Roveri cova il disagio. Odia Bologna, che è diventata una città così diversa da come se la ricordava. Negri, punkabbestia e zingari ai semafori, e quella sensazione di degrado che ha ogni volta che cammina per il centro. Claudio odia, ma non fa nulla. Si rifugia nella famiglia, negli amici di sempre, nel lavoro. Fino a quando decide di reagire, assecondando la sua vera natura. Asciutto, affilato, coinvolgente, “Non fare la cosa giusta” conferma il talento di Alessandro Berselli e la sua capacità di non fermarsi allo sguardo superficiale della contemporaneità.

NON FARE LA COSA GIUSTA

Berselli Alessandro

Dell’aurora