Fantasy

Lacrime d’ametista

Perullo Donatella

Descrizione: Ognuno nasce con un fato, quello di Roswita è essere l’unica in grado di fermare la malefica Dea Irmin. Roswita è un’adolescente volitiva, cresciuta in un bosco, nascosta al mondo da Iosò, una misteriosa anziana che chiama nonna. Trascorre le sue giornate a studiare e a giocare nella natura insieme all’inseparabile Lupa; e non sospetta il perché del suo isolamento. Fin quando un giorno un incontro inaspettato la stravolge… ma lui è il principe Fredric dei Noctiluca, figlio della malefica Irmin. In un susseguirsi di eventi, intrighi e misteri, Roswita dovrà combattere per il proprio amore e per la salvezza del mondo rinunciando per sempre alla propria innocenza. Un romanzo dalla prosa delicata ma incisiva, scritto con maestria, che conduce in luoghi incantati e al contempo infernali. Lacrime d’Ametista è un fantasy fiabesco, destinato a lasciare un segno indelebile nel cuore dei lettori. «L’amore può trascinare tutto con sé, anche l’odio più feroce».

Categoria: Fantasy

Editore: Butterfly Edizioni

Collana:

Anno: 2014

ISBN: 978-88-97810-43-8

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

5 novembre 2014, è il giorno di Lacrime d’ametista di Donatella Perullo, primo capitolo della trilogia fantasy “Il fato degli dei”, che commentiamo in anteprima.
Comincio con una professione onesta: non sono un esperto (né un appassionato) di fantasy, quindi il mio intervento potrebbe risultare improprio. Da profano, ho letto l’opera prima di Donatella Perullo con un atteggiamento misto: d’interprete intento a cogliere retro pensieri e influssi culturali, di eterno bambino innamorato delle favole dell’età infantile, di adulto sinceramente stupito per i colori e le immagini di una fantasia tanto vivida da risultare traboccante.

La saga ha la sua cosmogonia, proprio come nella mitologia greca: c’è una dea creatrice-demiurgo, ci sono i suoi tre figli e le loro discendenze, ci sono le entità che ne derivano; il regno delle sette terre è abitato dai mortali (gli incompleti), Fomoria è popolata da malvagi esseri immortali,  a Elidoria vivono benevoli esseri fatati. I regni e i relativi abitanti interagiscono come fossero vasi comunicanti… e ne nasce un pandemonio!
Se questo è il quadro di riferimento, la vicenda si svolge in un territorio opportunamente visualizzato dalla pergamena topografica dell’incipit. E quando la storia ha inizio, la mia mente vaga tra miti, fatti storici e fiabe: nella disputa tra la perfida Irmin e l’angelica Elodia, che si contendono la mano del re Felmasio (“Sposerai una di noi due”), scorgo la lite nella quale il giudice Paride assegnò ad Afrodite il pomo della discordia; nella scelleratezza di Irmin, che ordina la strage delle neonate primogenite (“Colei che avrebbe potuto distruggermi è stata annientata”), rivedo l’infanticidio decretato da Erode; nella salvezza di Roswita, che si rifugia con la magica “nonna” nel Boscobuio, ritrovo Biancaneve sopravvissuta all’invidia della perfida regina grazie agli animali del bosco e ai nani; quando leggo che “La piccola… era distesa serena accanto alla lupa, le manine affondate nella pelliccia. Succhiava vorace dall’animale…”, be’, come non ricordare Romolo e Remo o Mowgli cucciolo d’uomo?
E ancora: quando Roswita vede Fredric dei Noctiluca uscire dal lago Umidiccio (“Roswita… continuava a fissare quella figura nuda, armoniosa e quel viso dai lineamenti gentili…”), ripenso ad Atteone che spia il bagno di Artemide…

Nel romanzo ove Roswita combatte per il proprio amore e per la salvezza del mondo (“Nem era la speranza del popolo di Lampirya che… agognava la liberazione dalle angherie alle quali li sottoponevano la regina Irmin e Felmasio ormai suo succube”) anche a costo di sacrificare l’innocenza, si trovano trasposizioni di concetti ed elementi della classicità: la bacchetta magica evolve in nuova forma (“impugnando di nuovo lo spillone”), l’evento iniziatico al quale spesso si associa la transizione all’età adulta s’illumina di luce naturale (“il ballo delle lucciole”), un talismano (“Un laccio di cuoio con un ciondolo a forma di lacrima. Una goccia viola, un cristallo d’ametista…”) si carica di valore simbolico (“La pietra che scaccia gli incubi… L’ametista calma lo spirito e rasserena i sogni”) e propiziatorio (“Lo porterò sempre con me, mi aiuterà a sognarlo”).

La narrazione pullula di creature (“animali, fate, Dèvoch, orchi, brunetti, folletti o altri appartenenti ai regni fatati”), mostruose (“Cani serpe: sono i molossi che seguono e proteggono Irmin. Hanno il manto grigio scuro. Il loro morso è velenoso”) e anche non (“Folletto odoroso: il suo organismo reagisce alle forti emozioni emettendo odori”).
Sul piano formale, lo stile è fluido, vivo, ricco di immagini. Ogni capitolo ha un titolo in caratteri gotici e riporta una citazione (i più nominati – non sarà un caso! – sono due poeti: Emily Dickinson e Paul Verlaine). Infine, chi come il sottoscritto  stenta a orientarsi nella moltitudine di protagonisti e personaggi minori, può consultare l’elenco che in appendice funziona come i titoli di coda di un film (chiudono la lista Stria e Janara, “Streghe appartenenti alla stirpe della arpie… sono gemelle siamesi”).
La lettura è consigliata agli amanti del fantasy e anche a chi, digiuno come me, voglia assaggiare il genere tanto caro alle giovani generazioni cresciute con Harry Potter: con una storia nuova, ma evocativa di memorie…

Brava Donatella, la tua gratulatoria finale gronda di rispetto per il lettore, di umana palpitazione e trepidazione per l’esordio, di sensibilità che soltanto una lettrice “strong” come te può possedere.

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Donatella

Perullo

Libri dallo stesso autore

Intervista a Perullo Donatella

Susi ha trent'anni e vive a New York. Ha un fiuto straordinario per gli uomini sbagliati, tanto che ha inanellato una lunga serie di relazioni fallimentari. L'ultima le brucia ancora. Quando il padre decide di affidarle la gestione del ristorante di famiglia, "Da Totò", Susi è convinta che sia arrivata l'occasione giusta per dimostrare finalmente le proprie capacità. Ma una sorpresa indesiderata la attende dietro l'angolo: ad affiancarla ci sarà Michael Di Bella, chef tanto geniale quanto presuntuoso e maledettamente bello, per il quale Susi prova un odio profondo dai tempi del liceo... Ma, come spesso accade, la convivenza forzata, complici cibo e fornelli, può scatenare reazioni inaspettate e anche l'astio più antico può mutarsi in scintille. E passione...

Ti odio con tutto il cuore

Luzi Valeria

Premio Andersen 2017 come "miglior libro a fumetti"

La compagnia dei soli

Rinaldi Patrizia, Paci Marco

Per le alte sfere della polizia sono degli indesiderabili. Tutti li aspettano al varco, pronti a metterli alla gogna, ma loro non smettono di sorprendere. Sono i Bastardi di Pizzofalcone. È una tiepida giornata di primavera. Recandosi al lavoro l'agente Guida trova vicino a un cassonetto una neonata che piange e la porta in commissariato. La bambina è in ottima salute e sembra essere stata cambiata da poco. Passa qualche ora e arriva una segnalazione: da un paio di giorni il parroco di Santa Maria degli Angeli non riesce a contattare una ragazza che assiste, giovanissima e incinta. Facile immaginare che i due casi siano collegati. Il cadavere della donna viene trovato presso la sua fatiscente abitazione: è stata uccisa con un colpo alla testa. Gli esami sul corpo confermano che ha partorito, ma da almeno ventiquattr'ore, mentre la bambina è stata abbandonata da molto meno, perché la spazzatura viene ritirata alle prime luci dell'alba. Chi ha ucciso la donna, un'immigrata di vent'anni? E chi ha messo la bambina vicino ai bidoni dell'immondizia? Romano e Di Nardo, presi dalle loro vicende personali, dovranno scavare nei diciotto mesi di permanenza della giovane in città e indagare tra tutti quelli che l'avevano conosciuta, amata e odiata per scoprire cosa sia davvero successo. Nel frattempo Lojacono e Aragona cercheranno di capire chi è che rapisce i cani e i gatti dei ricchi del quartiere, e perché.

Cuccioli

De Giovanni Maurizio

Per migliaia di chilometri, in auto, a piedi, su traghetti, bus e funivie, una carovana piena di colori tenta di stare dietro al ritmo furibondo imposto dai ciclisti che in tre settimane girano tutta l'Italia, dalla costiera amalfitana agli aspri profili del Vajont. Fa parte della carovana anche uno scrittore, che fin da bambino sognava di partecipare al Giro d'Italia e affronta questa avventura con entusiasmo assoluto, pronto a infiammarsi per l'epica che il ciclismo da sempre sprigiona. Ma presto scoprirà che la tenacia e la passione dei corridori sono solo una parte della storia. Perché sarà proprio tutto quello che accade intorno alla corsa a rendere il viaggio strepitoso. Lungo le strade secondarie, nel cuore selvatico o cementificato della provincia italiana, si rischia di perdersi a ogni bivio mentre si incontrano folle festanti e personaggi clamorosi, paesini pazzeschi come la gente che li abita, assessori dediti alla promozione di figlie cantanti, pompieri ballerini di break dance, maturi musicisti da pianobar che cercano di infilarsi in casting riservati agli adolescenti, oscuri poeti a caccia di editori... le mille impossibili follie che solo la vita vera ci può regalare. Alla passione ardente per il ciclismo - grandissima metafora della fatica e della gloria nascosta a ogni curva della vita - Fabio Genovesi unisce il suo impareggiabile umorismo, facendo di queste pagine la cronaca di un'impresa sportiva straordinaria e insieme il racconto stralunato e memorabile del nostro Paese, delle sue debolezze e dei suoi grandi sogni.

TUTTI PRIMI SUL TRAGUARDO DEL MIO CUORE

Genovesi Fabio